lunedì 23 dicembre 2013

A mia madre.

Mamma
parlami della vita,
dimentica la morte.
Raccontami  della gioia,
narrami  del tuo amore,
relega lontano il dolore.

Mamma gioisci della vita,
abbeverati alla fonte del nostro amore,
specchiati negli occhi
di noi figli.
Immagina il futuro
dove manine di bimbi
 ti accarezzeranno
ancora il volto.
Sgombra la mente dalla tristezza
sfoglia  i libri delle fiabe
attenti orecchi
vogliono ascoltarti.

Mamma vivi per noi
non importa se siamo adulti,
vogliamo essere figli
con te!

sabato 30 novembre 2013

Autoconsapevolezza

La penna posai sul foglio
mi sentii virtuosa donna
capace di vergar su bianche pagine
pensieri, azioni, idee.
“Grande virtù mi appartiene, dissi,
narro,racconto, scrivo”.
Mi crogiolai nelle considerazioni mie,
inconsapevole misero essere
la cui virtù si limitava alla parola.
Poi, un giorno,
lungo la strada un barbone scorsi,
abbandonato nella povertà sua.
Mi fermai, mi limitai a donar una moneta.
Mi accingevo ad andar via
quando un signore si accostò,
gli strinse la mano e gli donò un sorriso.
Non fu un semplice arricciar di labbra,
no, fu altro.
Su quel volto scorsi empatia,
partecipazione, condivisione.
Compresi, quella era virtù,
veder davvero gli altri,
da un gesto far nascere amor,
real ricchezza.
La consapevolezza mi prese,
della virtù mia eran piene le pagine,
di quella reale ero ancor pellegrina.


venerdì 1 novembre 2013

SE TU FOSSI QUI

Se tu fossi qui
lo abbracceresti
come lo abbraccio io,
lo culleresti
come lo cullo io,
gli canteresti tenere ninne nanne
come le canto io.
Ma...
tu non sei più!
Non temere,
lo faccio io per te.
Gli parlerò io di te,
gli narrerò del tuo vissuto,
ti conoscerà attraverso me
e...ti amerà.

venerdì 27 settembre 2013

M come miele M come morte

M. COME MIELE
M. COME MORTE

Giuseppe amava il proprio lavoro di apicoltore, mestiere tramandato amorevolmente di generazione in generazione.
Alle pendici dell' Etna, in contrada Trecastagni, c'era la sua azienda “Mielefiorito”, bellissima, almeno per lui, con prati immensi punteggiati da fiori e da alberi.
Giuseppe adorava il ronzio delle api operaie che segnalavano, attraverso una vera e propria danza, il luogo in cui si trovava il polline.
All' alba apriva le imposte della sua masseria e pioggia, vento o sole, respirava a pieni polmoni l'aria tersa e ossigenata. Lo sguardo spaziava oltre i confini naturali della vallata, si sentiva in pace col mondo e con se stesso. Le api, appena giungeva la primavera, già di prima mattina lavoravano alacremente nella vallata, quel ronzio era musica per Giuseppe. Una doccia veloce e correva alle arnie, non indossava neppure la protezione per il volto e per le mani, le api lo riconoscevano, si posavano sulle sue guance ed era come se lo accarezzassero o lo ringraziassero per il paradiso terrestre in cui vivevano.
Nessuno si sognava di distruggere un alveare o uccidere un'ape, erano preziosi per tutti, davano lavoro. Adesso, questo paradiso, era alla fine. Giuseppe non si rendeva perchè gli eventi fossero precipitati. Era in attesa dei carabinieri. Fino a pochi giorni fa era felice, l'azienda si era estesa nel mercato internazionale: il “Miele di GiuGiù” era ormai conosciuto in tutto il mondo. La propria passione lo aveva condotto a diversificare il prodotto secondo le esigenze, utilizzando principi fitoterapici e omeopatici con l'aiuto della moglie Giulietta, biologa. Erano riusciti, dopo anni di lavoro e di prove, a creare il miele curativo: tosse, mal di gola, raucedine, problemi reumatoidi o ossei, colesterolo, estetico antirughe o emolliente.
Tutto nasceva dalle piantagioni specifiche suddivise in settori insieme alle api, il miele così prodotto, aveva caratteristiche precise. Era stata la loro fortuna. Col tempo, accanto alla masseria in cui abitavano, avevano deciso la costruzione di un piccolo albergo in cui ospitare di volta in volta, scolaresche per promuovere il rispetto per l'ambiente e l'amore per le api, esperti con cui discutere degli aspetti scientifici e medicamentosi del miele. Avevano approntato un luogo di degustazione poi, ampliandolo, era diventato un ristorante particolare in cui erano serviti cibi sani al sapore di ...miele.
Giuseppe pensava di aver raggiunto il top, le richieste ormai erano ingenti, spesso non era facile evadere tutti gli ordini. Ora il proprio mondo era crollato miseramente.
Aveva rinvenuto, proprio quella mattina, il corpo senza vita di sua moglie Giulietta. L' aveva trovata riversa nel laboratorio in cui approntava le analisi da effettuare sul miele. Il capo fracassato da un oggetto contundente.
Si sentiva morire. La dolce donna, l'ispiratrice di nuove qualità di miele, proprio in questo periodo gli aveva confessato di aver fatto una scoperta unica, incredibile, che li avrebbe arricchiti brevettandola e, nello stesso tempo, avrebbe aiutato molti malati. Lui non aveva chiesto altro, sapeva che Giulietta non si pronunciava se prima non avesse terminato i propri studi ed effettuato tutte le verifiche necessarie. Ed ora cosa sarebbe accaduto?
Quando Giulietta era in preda alle ricerche, lavorava fino a notte fonda, se era necessario non andava neppure a letto. Lui non si preoccupava, lo sapeva e andava a dormire regolarmente.
La notte precedente era accaduta la stessa cosa, aveva raggiunto Giulietta nel laboratorio, l'aveva baciata e se ne era andato.
Senza di lei la vita non aveva alcun senso.
Da quando si erano ampliati nella produzione del miele avevano molti più aiutanti, alcuni anche stranieri ma non mancavano neppure i nemici.
In laboratorio Giulietta aveva assunto Carlo, un bravissimo e giovane chimico di Roma e Francesca, aiutante biologa. Erano persone di cui la moglie si fidava ciecamente anche se spesso gli diceva “Fidarsi è bene non fidarsi è meglio!” Aveva forse intuito qualcosa??
Giuseppe d'impulso si recò nel ripostiglio della masseria dove Giulietta aveva ricavato una cassaforte a muro, in cui teneva rinchiusi gli appunti sulle ricerche effettuate, ma era aperta e dell'agenda della moglie neppure l'ombra!
Il suono della sirena lo risvegliò dallo stupore, erano arrivati i carabinieri.
Buongiorno Capitano, si accomodi.” disse Giuseppe .
Dove si trova il cadavere?”
E' nel laboratorio, mia moglie lavorava fino a tardi, la scorsa notte non si è nemmeno coricata. Venga le faccio strada!”
Il Capitano Binocchi seguiva Giuseppe guardandosi attentamente intorno, ammirava la bella masseria, accanto alla indubbia storia di quell'edificio l'arredamento era spettacolare, equilibrato connubio tra classico e moderno, un omicidio stonava decisamente.
E' proprio vero, pensava Binocchi, nessun ambiente è esente dal male!”
Dopo aver attraversato una serra con piante rigogliose, giunsero al laboratorio. La donna giaceva a terra con il capo ricoperto di sangue, era evidente che era stata colpita con violenza, materia cerebrale era riversa sul pavimento. Binocchi chiamò gli esperti per i rilievi.
Intorno, tutto sembrava a posto, provette, alambicchi e contenitori, non erano stati rovesciati, tutto asettico e pulito, tranne per quel corpo senza vita..
Avvicinatosi, notò a terra una M. scritta con il sangue, probabilmente della vittima.
Signor Giuseppe c'è un posto dove poter stare tranquilli? chiese Binocchi, ho bisogno di ragguagli.”
L' uomo fece un segno di assenso con il capo e condusse il militare in un'ampia veranda, da dove il panorama della vallata lasciava senza fiato.
Si accomodarono su confortevoli poltrone di vimini e Giuseppe iniziò a raccontare la storia dell' azienda, di come avesse conosciuto Giulietta all' università e del loro amore che li aveva visti complici anche nel lavoro. L'unica pecca non aver avuto figli, ma Giulietta li aveva adottati a distanza, ne aveva circa dieci e di loro seguiva epistolarmente tutte le vicende e la crescita.
Mi racconti di ieri.” Lo interruppe il Capitano.
Ieri mattina, come tutti i giorni, appena alzato, sono andato alle arnie per controllare la produzione del miele, dovevo risistemare i telai mobili, agli smielatori ci avrebbero pensato i miei assistenti. E' stata una lunga mattinata, mi hanno aiutato i due apicoltori che da anni collaborano; Francesco e Biagio. Li può ascoltare, se vuole..
Alle tredici siamo andati tutti e tre a pranzare, Giulietta non è venuta mi ha telefonato che stava lavorando con Carlo e Francesca, era eccitata, mi disse queste testuali parole “ Non vengo, mangio un panino, ormai sono vicina alla soluzione. Tu pranza pure, ci vediamo quando avrò finito. Non manca molto!” Era davvero felice. Di pomeriggio sono andato a Catania dal curatore delle mie proprietà, sono tornato solo alle ventitré e Giulietta era in laboratorio. Ci siamo salutati, ho cenato da solo e sono andato a letto!”Terminò Giuseppe.
Senta, per caso ha visto in laboratorio gli assistenti di sua moglie?”
No, ne sono sicuro, era da sola. Anche lei ha visto il laboratorio, è un'unica stanza, anche se grande, se fossero stati lì, li avrei visti sicuramente.”
Ha notato se manca qualcosa in casa?”
Effettivamente la cassaforte è aperta e gli appunti di mia moglie sugli esperimenti spariti.
La chiave la possedeva solo lei.”Rispose Giuseppe.
Per il momento basta, comunque rimanga a disposizione. Noi continueremo con i rilievi e le indagini. Non tocchi nulla e non interferisca. Ci faccia lavorare.”Disse in modo brusco il capitano Binocchi.
Il fedele collaboratore, appuntato Maffei, aveva nel frattempo preso tutti i nominativi di chi lavorava e abitava nella grande masseria. Alle lettura dell' elenco, Binocchi si rese conto di quanto fosse produttivo il miele, ma la sua attenzione era concentrata sulle ultime scoperte della vittima, certo un brevetto avrebbe fruttato molto e gli uomini non sempre resistono al “dio denaro”.
Avrebbe convocato separatamente Francesca e Carlo, forse avrebbe potuto conoscere l'entità della scoperta.
Erano quasi le dodici quando Binocchi interrogò gli collaboratori di Giulietta, sostenevano di aver lasciato insieme il laboratorio, in particolare aveva appurato che la vittima lavorava da sola ai propri esperimenti, per cui i due, finito il turno, erano andati a cena al ristorante “Al pescatore” e, avendo una relazione affettiva, se ne erano tornati a casa.
Qual era la scoperta fatta da Giulietta?” Chiese il Capitano ai due esperti.
Non lo so, la signora Giulietta era molto gelosa dei propri studi, noi li avremmo conosciuti solo dopo il brevetto. Non ha mai condiviso le scoperte con noi!”
Ma lavorando gomito a gomito non è riuscito a captare nulla?”
Alla domanda Carlo aveva risposto“Teneva tutto sotto chiave, ultimamente io lavoravo ad un gene patogeno che si era riscontrato nel miele all'eucaliptolo che aveva provocato delle allergie ai consumatori, per cui era stato ritirato dal mercato.”
Io, disse Francesca, stavo effettuando degli studi sui feromoni dei fuchi, volevamo implementarli su alcune piante medicinali come l'alloro, quindi aumentare il numero delle api operaie sul campo che abbiamo allestito.”
Dopo una giornata intensa, Binocchi tornò a casa in preda ai dubbi e alle supposizioni.
L'indomani decise di fare un ulteriore sopralluogo all' azienda.
Maffei mi accompagni!”
Ancora una volta, giunti alla masseria, si meravigliò della bellezza del luogo. La natura era spettacolare, i colori del cielo si sposavano perfettamente col verde dei prati puntellati di margherite e fiordalisi.
Binocchi venne però distratto da un persistente ronzio, non di api ma di mosche, era fastidioso. Chiamò l'appuntato Maffei e insieme si diressero verso quello sciame, non era molto distante dalla casa, in un canale asciutto c'era il corpo senza vita di Giuseppe, sulla ferita al capo le mosche carnivore banchettavano. Appurò, toccandolo, che era presumibilmente morto da alcune ore. Binocchi chiamò i rinforzi.
(Ma cosa stava succedendo, due morti in due giorni, sempre con la stessa modalità, un colpo inferto alla testa. Prima la moglie, adesso Giuseppe!) Pensò il Capitano.
Senta Maffei esegua una ricerca sulla famiglia dell'imprenditore, rivolti come un calzino discendenze dirette e non. Forse la scoperta della dottoressa non c'entra per nulla.. Dobbiamo indagare a 360°.”
Nei giorni seguenti l'autopsia mostrò in maniera inequivocabile che i due coniugi erano stati uccisi dalla stessa arma contundente, forse in acciaio. Ciò che lasciava interdetti gli inquirenti era che la parte metallica, in ambedue i casi, era impregnata di miele. Altro elemento in comune vicino al corpo la lettera M, segnata col sangue della vittima. L'assassino era lo stesso, non restava che cercare l'omicida.
Il nuovo ritrovamento gettava una luce diversa su tutta l'indagine. Binocchi si chiedeva se per caso Giuseppe non avesse scoperto qualcosa. “Maffei richieda tutti i tabulati delle telefonate del sig. Giuseppe nel corso della settimana. E' importante. Nel frattempo mi mandi gli inservienti e il gestore del ristorante della masseria.”
Fu un' altra giornata di interrogatori che non portarono a nulla, tutti avevano alibi inattaccabili, il dolore per la perdita dei due coniugi era palese e reale, inoltre condividevano la preoccupazione per il futuro di “Mielefiorito”.
Due persone erano state barbaramente uccise, sembrava di essere in un vicolo cieco poi, la stessa sera, il Capitano Binocchi trovò una lettera anonima proprio nella cassetta delle lettere “NULLA E' COME SEMBRA”. La frase non era stata scritta a mano, le singole lettere erano state ritagliate da un quotidiano, forse quello locale “La voce di Catania”.
Di corsa Binocchi chiuse tutto in una busta di plastica e la portò ai RIS per le eventuali tracce.
Capitano ci sono novità, lo investì l'appuntato Maffei non appena entrò in caserma, sono importanti.”
Venga nel mio ufficio, Maffei”. Appena si richiusero la porta alle spalle “Capitano il giorno prima della morte della dottoressa Giulietta, il sig. Giuseppe ha chiamato una trentina di volte lo stesso numero, appartiene al direttore della “Banca dell' agricoltura”. Dalle indagini è emerso che era fortemente indebitato e la masseria e tutti i beni ipotecati. Forse dietro la morte vi è lo strozzinaggio. A quanto risulta, il vizio del gioco online aveva preso il sig. Giuseppe. I rapporti con la moglie erano molto tesi, la donna non aveva voluto rivelare le scoperte effettuate perché temeva che il marito potesse vendere il brevetto o darlo per saldare i debiti.
Le notizie raccolte hanno basi reali, vi sono testimonianze ?” Chiese Binocchi.
Certo il direttore della banca e le ipoteche sui terreni e sulla masseria. Inoltre la domestica ha rivelato, solo dopo la morte del sig. Giuseppe, che i due i due coniugi litigavano violentemente.”
Terminò Maffei”
Il problema però è chi ha ucciso la coppia? Se non sbaglio vi è la videosorveglianza nella masseria, perché non abbiamo i video?
Il sig. Giuseppe aveva affermato che, la sera della morte della moglie aveva disattivato la videosorveglianza, le riprese dei giorni precedenti le aveva cancellate, non essendo accaduto nulla di strano.”
Ma noi sappiamo che con un software molto avanzato è possibile recuperare i video. Maffei provveda subito e poi porti tutto nel mio ufficio!”
La sera stessa il materiale da visionare era sulla scrivania di Binocchi, si mise comodo e iniziò il controllo. Non c'era nulla di particolare, vi era il normale andirivieni degli apicoltori, dei contadini, una scolaresca in visita, alcuni esperti poi...qualcosa attrasse l'attenzione del capitano, era stato un attimo, ma proprio vicino alla porta d'ingresso aveva visto uno strano movimento, un uomo che fuggevolmente attraversava il corridoio che conduceva al laboratorio.
Aveva attratto l' attenzione perché aveva il volto coperto da una fascia scura e un paio di guanti alle mani, ma non erano gli indumenti indossati dagli apicoltori, su questo era certo. Con il fermo immagine selezionò il soggetto e lo ingrandì, c'era qualcosa che lo colpiva: innanzi tutto aveva il fisico troppo sottile e aggraziato per essere un uomo, ecco i piedi erano particolarmente piccoli, calzava delle scarpe da tennis colorate, sembravano rosse, le movenze sinuose, non c'era ombra di dubbio si trattava di una donna. L'ora e il giorno corrispondevano alla sera precedente al primo delitto.
Prese il cellulare, nonostante fosse tardissimo e chiamò l'appuntato Maffei, sapeva di poter contare su di lui...
Appuntato ho un sospetto, nelle riprese ho notato un soggetto ambiguo, mi sembra una donna, a me è venuta in mente Francesca, la biologa, si...si..., poi chiamiamo Carlo, il compagno. Scusi per l'orario, a domani!”
Quella notte Binocchi non riuscì a dormire, aveva come un retro pensiero che non lo lasciava tranquillo, qualcosa gli sfuggiva, ma cosa? La mattina lo colse ancora irrequieto, fece una veloce doccia e si recò sul luogo dell' ultimo delitto. Non chiamò neppure in caserma, voleva andarci da solo.
Arrivato all'azienda, andò direttamente nei campi dove le arnie brulicavano di lavoro.
Le api volavano incessantemente da un campo all'altro. Incontrò solo Salvatore, un anziano apicoltore che da sempre aveva aiutato Giuseppe nella costruzione di “Mielefiorito”.
Maffei lo aveva ascoltato dopo la morte della signora Giulietta, aveva appurato l'estraneità all' omicidio.
Buongiorno Salvatore”
Buongiorno Capitano”
Devo lavorare, le api hanno bisogno di assistenza. Non voglio che tutto fallisca!”
Lei è molto legato a questa azienda?”
E' la mia vita, l'unica che conosco, l'unica che voglio fare.”
Ma Giuseppe aveva fratelli, parenti a cui lasciare tutto questo?” Chiese Binocchi allargando le braccia su quell' eden.
Giuseppe era figlio unico, i genitori morti giovani in un incidente d'auto. Lo avevano cresciuto i nonni, proprietari di questo terreno. Ci sono cugini, ma non credo avranno intenzione di pagare i debiti di Giuseppe. Si...si..lo sapevo dei debiti di gioco, lui si confidava con me. Ero un po' un altro nonno. Era sicuro che con la scoperta di Giulietta avrebbe risolto tutto!”
Chi poteva volerlo morto insieme alla moglie?”
Capitano, pensi a chi conosceva l'importanza della scoperta di Giulietta. Non pensi a noi poveri apicoltori o contadini, vada oltre. Adesso devo continuare. Buon lavoro Capitano, faccia giustizia!”
Le sue parole mi fanno venire in mente una certa lettera anonima...”Disse Binocchi.
Salvatore lo guardò, fece un mesto sorriso, continuò col proprio lavoro.
Il Capitano si diresse verso la masseria sottoposta a sigilli. Si recò nel laboratorio dove tutto era iniziato. Ma cosa aveva scoperto la dottoressa?
Ad un tratto sentì un rumore soffocato, si nascose subito sotto il bancone da lavoro, nonostante l'altezza, si raggomitolò e attese...
Ti sembra prudente venire qui...e se arrivano i carabinieri?” disse una voce femminile.
Binocchi non la riconosceva, non era di Francesca, di cui ricordava un lieve accento calabrese, premette il tasto della registrazione del cellulare e attese...
Stai zitta e cerca! E' tutta colpa tua, avessi trovato gli appunti la prima volta!.” Fu la risposta di una voce maschile.
Tu non sei stato migliore, potevi evitare questo macello. Dov' era l'agenda?”
L'aveva posata proprio qui nello scaffale di vetro, dietro il classificatore, ma adesso non la trovo!Stai a vedere che l'ha presa Giuseppe! Non ho avuto neanche il tempo di farlo parlare prima di ucciderlo! Sembrava un animale inferocito, mi sono dovuto difendere.”
Binocchi cercò di vedere chi fossero quelle due persone, riusciva a sbirciare solo i piedi, la donna aveva un tatuaggio alla caviglia. Sarebbe stato facile identificarla. Comprendeva che non poteva uscire dal nascondiglio, sarebbe stato pericoloso, era gente senza scrupoli.
Sentì che sia l'uomo che la donna continuavano a cercare.
Non c'è, credo proprio che sia stato Giuseppe a prenderla, chissà dove l'ha messa!”disse la donna.
Andiamo via, cerchiamo nella casa, dividiamoci.” Propose l'uomo.
Appena se ne furono andati Binocchi digitò il numero della caserma.
Appuntato Maffei venga subito alla masseria. Non da solo, chiami i rinforzi, faccia presto ma non accenda le sirene. I sospettati potrebbero scappare”.
Così dicendo uscì dal nascondiglio e con circospezione si avviò' all'ingresso, pronto ad impedire che i due scappassero.
Non attese molto e arrivò Maffei che fece circondare la casa, altri tre uomini entrarono e poco dopo uscirono accompagnando per le braccia l' uomo e la donna. Binocchi non li aveva mai visti.
Buongiorno, salutò con evidente ironia, non avete visto i sigilli? Vi portiamo in caserma, qualsiasi cosa possiate dire potrà essere usato contro di voi. Maffei tenga il mio cellulare, ho registrato quanto dicevano i due signori qui presenti, mentre rovistavano nel laboratorio.”
In caserma Binocchi seppe che l'uomo e la donna erano rispettivamente Giorgio Nando e Federica Di Giovanni, consulenti della casa farmaceutica Miloni.
Giuseppe li aveva contattati ed anche ospitati nella masseria, quando aveva compreso che la scoperta della moglie valeva davvero molto. Spiando Giulietta, era venuto a conoscenza della molecola del miele al papavero bianco che controllava, se non addirittura annullava, il dolore. Giuseppe stesso aveva promesso l'eclusiva alla ditta farmaceutica Miloni, ma quando la moglie gli aveva negato la possibilità di vendere il brevetto, lo aveva comunicato a Giorgio Nando. Proprio quella fatidica notte, il Nando era stato ricevuto da Giulietta, nel laboratorio della masseria e dinanzi alla caparbietà della donna, in un eccesso di rabbia, l'aveva uccisa colpendola con un pestello trovato su di una seggiola. L'indomani aveva incontrato Giuseppe che, sconvolto per l'avvenuto, aveva minacciato di denunciarlo. Da qui il secondo assassinio, sempre con lo stesso attrezzo che il Nando aveva portato con sé, per ogni evenienza.
La M segnata col sangue era stato un vezzo dell'omicida : M come miele ed M come Morte. Era impregnata di miele perchè utilizzato dalla vittima per gli esperimenti.

Erano trascorsi diversi mesi, da quel giorno, Binocchi aveva ormai chiuso da tempo l' indagine, con il fermo di Giorgio Nando per omicidio e di Federica Di Giovanni per concorso in omicidio.
Si era appena svegliato, era una calda giornata d' estate, dopo un ottimo caffè stava assaporando una fetta di pane con una buona dose di miele ben spalmata.
Aveva saputo che a Mielefiorito il lavoro continuava alacremente, un lontano cugino aveva prelevato l'attività di Giuseppe sotto la supervisione del fidato Salvatore. L' agenda era stata ritrovata dal fidato apicoltore, nell'arnia abbandonata, dove prudentemente l'aveva nascosta lo stesso Giuseppe, dopo l'omicidio della moglie. Gli studi di Giulietta erano davvero a buon punto. Il brevetto era stato venduto ad una importante casa farmaceutica che aveva celebrato la scoperta istituendo una borsa di studio per ragazzi meritevoli, che si erano distinti nella ricerca. Il nuovo miele era stato chiamato “Giulietta”, ricordando così una valente ricercatrice morta per difendere il risultato di tanti sacrifici.
Con questi pensieri Binocchi terminò la colazione e si avviò alla spiaggia, l'acqua del mare lo avrebbe ritemprato...fino a nuova indagine..


FINE





sabato 25 maggio 2013

A DON GALLO

La bellezza dell'anima traspariva dalla forza della sua parola accomunata all'azione, piccolo come uno scricciolo, grande come un gigante.
Diede voce agli invisibili che vivevano per le strade,quegli stessi uomini dimenticati non solo dalle istituzioni e ma anche dalle famiglie.
Non ebbe mai paura di esprimere le proprie idee, anche a costo di "scandalizzare i ben pensanti, amebe della società cosiddetta perbene. Fu esempio per il clero e per il popolo che crede fermamente nell' insegnamento di Dio  "ama il tuo prossimo come te stesso".
Anzi, egli fece molto di più, dimenticò se stesso per gli altri.
Non esistevano prostitute, tossici,  diseredati per lui erano solo creature di Dio prima da amare e poi da aiutare. Quanti possono dire di fare e pensare come lui? Pochi anzi, pochissimi. La legge morale anzi pseudo morale per cui quello che fanno in tanti non è più reato ma normale attività sarebbero stati scacciati da Don Gallo fino al completo ravvedimento. Credo, no sono sicura, che se la politica adottasse come esempio di vita l'attività di Don Gallo tante miserie umane, morali e sociali, verrebbero messe al bando, per dare inizio ad una società di eguali dinanzi a Dio e agli uomini.
Grazie Don Gallo per essere stato tra noi!

domenica 12 maggio 2013

ODE ALLA PAROLA


La parola è tutto,
descrive, aiuta, canta, piange,
consola,condanna, accarezza,
ama, odia, premia, perdona.
Vive e muore,,
salva e uccide,
ferisce e lenisce,
nasce, cresce,
 invecchia.
La vedi arrivare,
la senti respirare.
E' onomatopea e silenzio,
è libertà e costrizione,
è pesante e leggera,
è tutto e niente.
Tu uomo,
conosci il valore della parola?
Usala con accortezza.
Accarezza l'anima del dolore,
infondi coraggio al pavido,
conforto alla disperazione,
forza all' oppresso,
sentimenti al cuore impietrito.
Fanne tesoro,
dirà sempre chi sei!

mercoledì 27 marzo 2013

LE DITA DEI MIEI PIEDI



Mi aspetti sull' orlo della fine.
Le dita dei miei piedi artigliano il limite.
Sono elementi prensili,
si piegano sul baratro,
cercano il sicuro appiglio.
Basterebbe una lieve spinta,
una carezza sulle reni,
la decisione delegata ad altri,
mi guardo attorno,
non c' è nessuno che mi spinga,
sono sola!
Lo so...attendi il mio agire,
ma le dita dei miei piedi uncinano la sicurezza.
Nella vita e nella morte
il cuore, la mente, il corpo, la memoria,
s' insinuano nelle possibilità,
si agganciano alle certezze.
E tu... mi attendi, mi aspetti oltre il baratro.
Devo farmi forza, prendere la rincorsa,
riempire i polmoni d' ossigeno,
allentare le dita dei miei piedi
che ancora s' incollano al passato..
Non voglio voltarmi, sfogliare i ricordi,
salterò!
Fletto le ginocchia,
scosto le braccia dal corpo
al ritmo della mia ansia.
Immagino di essere bambina,
gioco alla campana, lancio il mio sassolino,
atterra lontano...
Ora devo solo saltare, chiudo gli occhi.
Uno..due...tre,
le dita dei miei piedi sono fuse col passato
impossibile compiere il balzo.

Riapro gli occhi,
mi volgo,
scelgo la vita.
Le dita dei miei piedi
ricalcano le orme vissute.




sabato 16 marzo 2013

PER LEI



La morte è solo una dimensione,
è un passaggio obbligato,
non è dolore, non è gioia,
è solo stupore!
Spalanca le braccia mia dolce donna,
le forze sono tornate,
gli occhi ora scrutano desiosi,
la mente è  vivida,
le tue gambe non più fragili
corrono verso la vera vita.
Non meravigliarti
c'è lui che t'aspetta,
ti ha tanto attesa,
ti prenderà fra le braccia
sarai di nuovo sua
per sempre.



 



venerdì 8 marzo 2013

LE PAROLE DEL MARE

Come ogni mattina, appena il tempo lo permetteva, Francesca si recava con il suo passo stanco, in via Vaccarella,sul "Lungomare di Milazzo", la zona più bella del paese.
Si sedeva su di una panchina di ferro e, rivolta al mare, chiudeva gli occhi. Di solito vi restava un'oretta  poi, con sguardo attento scrutava l'orizzonte, si alzava e andava via.
L'atteggiamento di quella donna mi incuriosiva..Anche io quando il tempo lo permetteva, inforcavo la mia bici rossa e pedalavo lungo la stessa strada, Vaccarella era la mia zona preferita, aspiravo il profumo di salsedine, guardavo le barche dei pescatori  fra le acque e osservavo  il brulicare di attività umane, legate alla pesca .
Una mattina decisi di avvicinare l'anziana signora.
La vidi come al solito seduta sulla panchina..
"Buongiorno signora, posso sedermi accanto a lei?" chiesi.
"Certo faccia pure ma prima si presenti!" mi disse con cipiglio.
"Sono Nuccia, mi scusi se sono impicciona ma lei ogni mattina si siede su questa panchina, come mai?" L'osservai attentamente da lontano non avevo  visto il dedalo di rughe che le solcavano il volto. Eppure non potevano nascondere la bellezza che aveva caratterizzato quel viso.
"Sono Francesca, disse, vuol sapere del mio" pellegrinaggio" a questa panchina ? Se ha del tempo le racconto la mia storia."
"Si la prego, non ho fretta, oggi è sabato e non lavoro!"
Mi strinse la mano e con voce arrochita dall'emozione  raccontò...
"Tanto tanto tempo fa, ero una giovane moglie innamorata del proprio uomo. Giuseppe era bellissimo ai miei occhi. Era un pescatore, la sua barca si chiamava "Ciccia", il nome che mi sussurrava tra le lenzuola, ogni mattina si alzava all'alba, io gli preparavo pane, olive e formaggio, li legavo in un tovagliolo e lo accompagnavo alla barca.
Mi baciava e mi diceva "Tranquilla che torno." e andava apescare tra Lipari e Vulcano"
Il mare, allora, era ricco di pesci ed eravamo felici.
Figli niente ma non importava, ci amavamo e questo bastava.
E tu sei sposata?" Mi chise ad un tratto.
"No, sono sola al momento, cerco la persona giusta"
"Vedrai, quando la incontrerai, sarà il cuore a dirtelo. Così è stato con Giuseppe. E' bastato uno sguardo, l'avermi preso per mano e il cuore si è messo a battere forte forte, mi sono persa nei suoi occhi blu, come il mare che amava. Abbiamo fatto la "fuitina" non avevamo soldi per un matrimonio.
Te lo assicuro, contano i sentimenti e non la ricchezza!.
Siamo stati molto felici. Certo tranquilla non ero, specialmente quando il mare all'improvviso diventava burrascoso. Lui mi diceva "Non temere, io tornerò sempre da te. Se dovesse accadermi qualcosa ricorda che il mare è la mia culla.
Tu vieni a Vaccarella, siediti e ascolta...Le onde ti parleranno di me, ti diranno che ti amo, tu non sarai mai sola. Ti basterà guardare attentamente il mare e vedrai il mio viso, se gli spruzzi delle onde ti bagneranno il volto, saranno i miei baci."
Il ventitrè luglio del 1986 Giuseppe non fece più ritorno. La barca venne ritrovata capovolta vicino a Capo Milazzo.Da allora torno su questa panchina, ascolto le parole del mare e ...non sono più sola.Chiudo gli occhi, il cuore palpita, lui me lo sento accanto, la brezza mi accarezza la pelle. So che è lui a farlo.Se guardo all'orizzonte con gli occhi del cuore, lo vedo che agita la mano e mi saluta.
Mi rassereno e torno a casa. Lui mi aspetta sai? Un giorno saremo di nuovo insieme!"
Termina asciugandosi una lacrima, anch'io sono commossa..
Mi alzo, la saluto, so che domani tornerò su questa panchina, mi siederò accanto a Francesca, insieme ascolteremo le parole del mare.

LUNGO PONENTE




Luigina passeggiava lungo la riviera  Ponente di Milazzo.
Era una bella giornata primaverile, la brezza marina le scompigliava i lunghi capelli neri e ricci, le guance erano rosee, accese dall'emozione che sempre le procurava la vista del mare. Quel giorno era particolarmente calmo, sembrava la continuazione del cielo, le onde erano appena percettibili, quando le acque si sciorinavano sulla spiaggia sassosa, lo facevano silenziosamente, come se non volessero disturbare la quiete del giorno.
Luigina era ancora una bimba, con i suoi undici anni, era un fiore che stava per sbocciare e affacciarsi alla vita di adolescente, con le sue inevitabili problematiche.
Come tutte le bambine della sua età, amava giocare con i compagni, soprattutto nei giochi di squadra, dove è l'unione che fa la forza. Pedalava spesso con la sua bicicletta rossa, e, quando il tempo la permetteva, era suo padre che la accompagnava per le strade di Milazzo.
In quei momenti, lo amava appassionatamente, comprendeva che per esserle accanto rinunciava o si allontanava da impegni lavorativi, sempre assillanti.
Luigina aveva un buon rapporto con i propri genitori ma, all'orizzonte, ogni tanto faceva capolino la normale inquietudine dei figli sulla soglia dell’adolescenza.
Erano i primi giorni di Maggio e ormai la scuola era sul finire, le vacanze si prospettavano allegre e lunghe, felicemente lunghe. Quell'anno, per la prima volta, aveva strappato ai genitori il permesso di recarsi al campeggio con gli scout, e lei, al solo pensiero, era elettrizzata.
Dieci giorni con gli amici più cari, a contatto con la natura, a convivere e dividere tutte le mansioni che un’esperienza del genere prevedeva.
Pregustava le grigliate attorno al fuoco, i canti, le ballate e le inevitabili storie da raccontare. Avrebbe dormito in tenda, per la prima volta, avrebbe finalmente utilizzato il sacco a pelo e, soprattutto, non ci sarebbe stata mamma a darle il bacio della buonanotte. Chissà come si sarebbe sentita, sarebbe riuscita a dormire o, almeno, a riposare? Lei sperava di divertirsi, in fondo sarebbe stato come un rito d’iniziazione: lontana dalla famiglia, dal pestifero fratellino, dalla routine di tutti i giorni. Intanto quel pomeriggio si godeva l'atmosfera quasi estiva della marina di Ponente.
Camminava e fantasticava...
 A un tratto qualcosa attirò il suo sguardo...
Con la coda dell'occhio notò un puntolino scuro nel mare.
Non era semplicemente un oggetto, no, era qualcosa che si muoveva e si agitava nelle acque calme.
S’incamminò lungo la spiaggia e facendosi scudo con le mani, per ripararsi dal sole, scrutò le acque.Non era possibile, quell’oggetto si avvicinava sempre più, s’ingrandiva e assumeva la forma di un enorme capodoglio. Non era minaccioso, sicuramente era grande.
Luigina non aveva paura, lei non era intimorita dagli animali, anche se grandi. Poi... quell'enorme mammifero non era per niente ostile.
Luigina entrò nelle acque basse e aspettò che il capodoglio si avvicinasse. Si guardò intorno, non c'era nessuno sulla spiaggia, cosa doveva fare? A un tratto l'animale s’immerse e poi… ricomparve a pochi metri da lei. Quell’essere sembrava sofferente.
Luigina si accorse che un sacchetto di plastica fuoriusciva dall'enorme bocca.
Davanti alle afflizioni degli esseri viventi, la bimba non resisteva, un po' titubante gli si avvicinò, in realtà non era poi così minaccioso quell’animale era solo dolorante. Con grande difficoltà, utilizzando tutte le sue forze, riuscì a liberarlo, poi, lo accarezzò sulle ferite e sempre parlandogli dolcemente, cercò di rimandarlo in acqua. Il capodoglio guardava con gli occhi acquosi la bimba, sembrava capire, agitava la coda come per ringraziarla, non apriva le enormi fauci per non spaventarla ma, emetteva dei suoni incredibilmente dolci:.
Luigina era felice, aveva aiutato un essere così grande e lui sembrava riconoscente. Chissà chi aveva gettato in mare quel sacchetto di plastica. Perché gli uomini sono spesso così incredibilmente stupidi? A scuola le avevano spiegato dei danni incalcolabili che la plastica produceva nell'habitat, possibile che gli adulti non ne fossero a conoscenza?
“Grazie piccola!”
Chi parlava? Luigina si girò di scatto ma, intorno, non c'era proprio nessuno!
“Grazie cucciolo di donna!”
Non era possibile, lei aveva davvero sentito queste parole?
Guardò il capodoglio che impercettibilmente scosse l'enorme capo “Sì, sono io che parlo!”
Allora era proprio lui che le trasmetteva quelle parole, incredibile, non avrebbe potuto raccontarlo a nessuno, chi le avrebbe creduto?
“Grazie piccola, se non mi avessi aiutato, sarei morto tra mille sofferenze. Io sono Philip, vengo dai mari del Nord, stavo migrando ma il sacchetto mi ha fatto perdere l'orientamento. Tu chi sei?”
“Sono Luigina- rispose la bimba- sono felice di averti aiutato. Ma come fai a comunicare?”
“Lo faccio con il pensiero, anche tu non hai bisogno di parlarmi, basta pensare ciò che mi vuoi dire. Lo hai studiato che noi mammiferi comunichiamo telepaticamente con gli esseri viventi che lo meritano?
“ No, non lo so!” Rispose la bimba
“Quante cose non sai! Voi umani sapete che state distruggendo il mare? Sapessi quanti miei amici muoiono nelle acque inquinate! Se potessi portarti con me, ti farei veder i fondali: i coralli stanno scomparendo, erano così belli! Gli uomini ce li rubano per farne cosa poi? Stupidi monili per le donne che, lo sappiamo, si stancano facilmente di tutto! Le stelle marine, i cavallucci, le alghe. tutto sta svanendo. E' come un deserto in alcuni posti.”
A sentire queste parole Luigina si sentiva sempre più triste. Sicuramente era come se un ladro fosse penetrato nella sua casa e avesse distrutto tutte le cose belle cui lei teneva tanto.
“Scusa!- Disse triste la bimba - Io cerco di rispettare la natura ma sai, sono proprio i più grandi che arraffano a più non posso, quello che l'ambiente dà, restituendo poi rifiuti”.
“Non parlarmi di rifiuti, hai visto che stavo per morire? Sapessi nel mare, si trova di tutto: bottiglie, lattine, contenitori con sostanze che fanno una puzza incredibile, addirittura auto e biciclette... Ma gli uomini cosa fanno? Credono che il mare sia una grande discarica? Non lo sanno che alla fine restituisce tutto il male che subisce?”
“Hai ragione Philip, dimmi cosa posso fare?”
“Tu da sola molto poco, puoi anche raccontare agli altri ciò che ti sto confidando , ma non credo che daranno ascolto a una bambina!-
“Raccontami ancora del mare, ti prego!”
Il capodoglio sembrò emanare un lungo sospiro e disse
”Una volta il mare era come un giardino curato e pulito. Nei fondali nuotavano una varietà incredibile di pesci: acciughe, aringhe, manta, merluzzi, alborelle,

 
 ombrine, barracuda, occhiate, pesci pagliaccio, pappagalli, razze,spigole, tinche, e tanti altri. Era un brulicare di vita…oggi più nulla di tutto questo. I pesci muoiono per inquinamento o per opera della pesca forsennata.!
Per non parlare poi delle piante, attinie, anemoni di mare, coralli, tutto scomparso! Sai quando i pescatori arano il fondale con le reti, tutto viene sradicato, tolto, annullato!
Che pena per noi abitanti del mare!”  Così sussurrando Philip sembrava piangere, grosse gocce scendevano dai suoi occhi.
“Come mi dispiace. E’ davvero così che si comportano gli adulti? E poi pretendono di educarci. Mi chiedo che esempio ci diano! Caro Philip, vedrai, parlerò con i miei amici scout. Loro sì che conoscono l’importanza della natura!
Ma tu ora cosa farai? Come tornerai in mare aperto?”
“Io non posso tornare dal mio banco di capodogli, ormai sarà lontano! Ho perso l’orientamento, il sacchetto di plastica ha disturbato la mia capacità di orientarmi. Non temere, non ho paura di morire su questa spiaggia, le onde mi faranno arenare e la mia agonia prima o dopo finirà!”
“ Non puoi morire così, io ti aiuterò, chiamerò tutti quello che conosco, non può finire così ti prego Philip!” singhiozzava Luigina.
“ Cara piccola, la mia compagna è morta e sai, noi non riusciamo a vivere senza il nostro “amore”.
Lei era bellissima, enorme, lucente, la bocca grandissima e quando la spalancava metteva in mostra i bianchi fanoni. Da poco aveva partorito un cucciolo. Quanto lo amavamo!
 La mia femmina è stata uccisa da un motopeschereccio. Mentre migravamo, lei era rimasta un po’ indietro con il piccolo, per proteggerlo. Purtroppo degli uomini cattivi lo hanno adescato e pescato. La sua mamma ha cercato di opporsi ed è stata uccisa.
Ho gridato il mio dolore, ho pianto, ho volto gli occhi al cielo, chiedendomi perché gli uomini ci considerano solo come prede e non esseri viventi.
Il dolore mi ha ottenebrato la mente, mi sono allontanato dal gruppo, e ora, è giunta la mia ora”.
Con un lungo sospiro Philip chiuse gli occhi.
Luigina non si dava pace. Philip non poteva morire. Non era giusto.  Tutto questo per colpa degli adulti. Loro non sapevano dei sentimenti che questi esseri avevano per i propri cari, non conoscevano il dolore per la natura che scompare. Non comprendevano i diritti che tutti gli esseri viventi hanno: vivere serenamente nel proprio ambiente.
Philp intanto respirava male, il corpo era troppo asciutto e la pelle si stava raggrinzendo. Dallo sfiatatoio gli spruzzi erano sempre più rari. Chissà da quanto tempo non mangiava. Decise che avrebbe dovuto fare qualcosa. Lo accarezzò dicendogli “Tranquillo, adesso vado a chieder aiuto agli adulti. Tu aspettami, io risalgo la spiaggia, vado di corsa a casa. Papà saprà cosa fare, ne sono sicura. Tu aspettami e ti prego. NON MORIRE!”
E dopo un’ ultima carezza si allontanò.
Luigina correndo risalì la spiaggia, giunse sulla strada e , piangendo, si guardò attorno cercando qualcuno che l’aiutasse.
Stranamente la strada, che di solito era frequentata da auto, era deserta.
 La bimba non sapeva cosa fare, non se la sentiva di allontanarsi dal cetaceo. Aveva paura che qualcuno vedendolo gli facesse del male, non lo poteva abbandonare.
Ritornò correndo sui suoi passi, aveva preso una decisione: a casa non vedendola tornare l’avrebbero cercata. La mamma avrebbe chiesto aiuto al papà e lui avrebbe chiamato un po’ di gente. Una volta trovata, avrebbero aiutato lo splendido animale. Con questi pensieri tornò dal suo capodoglio.
“Philip, sono qui, non ti lascio solo. Vedrai fra poco arriveranno i miei e ti aiuteranno”.
Così dicendo lo abbracciava e lo accarezzava.
L’animale aprì faticosamente gli occhi “Grazie piccola. Ho capito che non tutti gli uomini sono cattivi. Le persone come te danno speranza per un mondo migliore”.
Le parole giungevano pianissimo, si comprendeva che era alla fine della sua vita terrena.
Trascorsero alcune ore, Luigina abbracciata a Philip, nel frattempo, si era addormentata, il povero capodoglio era morto.
Li ritrovarono così, una bimba assopita accanto ad un grosso cetaceo, arenato sulla spiaggia.
Purtroppo la favola era finita.
Luigina fece ritorno a casa, piangendo, fra le braccia del padre. Il povero Philip venne, nei giorni seguenti  portato via dai biologi marini.  Volevano capire cosa fosse accaduto al capodoglio, perché
avesse perso l’orientamento, soprattutto volevano studiare l’origine di quelle grosse gocce sotto gli occhi, erano come perle.
Luigina sapeva che erano vere lacrime versate per le vite perdute, per il rimpianto di una famiglia annientata dalla stupidità umana, per quella felicità che Philip non avrebbe più avuto.



                                                        









SONO

Sono,
chi ti ha preso per mano,
adagiato tra fresche lenzuola
per saziare la tua fame d'amore.

Sono,
chi ha aperto il proprio cuore
alle tenerezze, ai segreti
alla passione, al desiderio.

Sono,
chi ha donato il proprio grembo
dove il seme piantato
ha generato nuova linfa.

Sono,
 la vittima del tuo destino,
 la vita recisa da mani
che giuravano d' amarmi.

Sono,
il rimorso che non t'abbandona,
il ricordo sbagliato,
l'incubo delle tue tenebre.


venerdì 25 gennaio 2013

In libreria la versione di Cercasi uomo...libero possibilmente "

Amici lettori  è stato pubblicato in formato cartaceo il romanzo comico   Cercasi uomo.... libero possibilmente.
Il libro è distribuito anche in formato elettronico e un elenco degli store più importanti che lo vendono sono  al seguente link  http://www.festinalenteedizioni.it/49-i-libri-di-festina-lente-edizioni-ora-anche-in-e-bookhttp:
Il sito della casa editrice è //www.festinalenteedizioni.it/
Sinossi
“Ricordo ancora la sua faccia paonazza in tribunale quando davanti al giudice urlava:“Ha cercato di uccidermi sig. Giudice, lo giuro su mia madre!- facendo il giuramento degli scout- Lei lo sapeva che la confezione era scaduta e, pausa ad effetto, senza dirmi niente, me ne ha fatto mangiare tre porzioni!”Iniziano così le avventure semiserie di Concetta che si ritrova a cinquant’ anni a reinventarsi una vita quando viene lasciata dal marito. Inizialmente è quasi contenta di essersi liberata di un uomo abitudinario e che non la valorizzava, ma poi si rende conto che la vita alla sua età non è facile. Il tempo ha iniziato a modificare il suo corpo e deve correre ai ripari. E allora via con tentativi di diete varie, massaggi, palestra e altre vari escamotage al fine di eliminare: pancia, cellulite, doppio mento, braccia a pipistrello, ecc. Deve poi affrontare il problema del sesso e della socializzazione. Concetta si barcamena tra diverse esperienze: speed date, appuntamenti al buio, crociere per single, gite varie e non sempre ne uscirà vincente.
 Cercasi uomo... libero possibilmente

lunedì 7 gennaio 2013

Come porto sicuro



Entrasti timoroso nell' aula,
i passi esitanti
come fossi sull' orlo dell'abisso.
Gli occhi bassi,
le palpebre semichiuse,
rifiutavi di guardarti intorno.
Il corpo rigido
palesava i vissuti segni del rifiuto.
Il mio cuore,
pur avvezzo alle vicissitudini della quotidianità,
ebbe un fremito,
comprese.
Tu ragazzo,
venuto da lontano,
chiedevi aiuto!

Ti avvicinasti a me
tendesti la mano...tremava.
Gli occhi apristi sul mio volto,
rispecchiavano la tua anima.
Nel lago scuro della pupilla
lessi di guerra,
fame,
povertà,
dinieghi alla vita.
Mi chiamo Omar.”
Dicesti con voce rotta dall'ansia.
Non ti strinsi la mano,
ancor oggi
non so perchè.
O forse sì,
fu l'aver visto l' orrore vissuto,
le cui tracce il tuo sguardo narrava.
Allargai le braccia
e come porto sicuro
ti rifugiasti.
Iniziò così il tuo primo giorno con me...

Son passati gli anni,
il corpo,
l'anima,
la mente
son cambiati,
sfogliando il libro dell'esperienza
il tuo ricordo no!
Intonso e vivido come fosse ieri,
ancor ti conservo
nel recondito angolo del cuore,
alunno venuto da lontano
che sicuro approdo trovasti nella mia scuola.