sabato 22 aprile 2017

L'amore non ha età





NUCCIA ISGRò





     L’AMORE NON HA ETA’
                      
                               

                                                                                          
                                                                           Risultati immagini per immagini anziano solo di spalle free






                                                                                                        
I FIGLI


 Luigi era dietro lo stipite della porta, spiava i propri figli ascoltandone   attentamente le parole..
Erano lì a confabulare, con fare non proprio tranquillo, da almeno un'ora.
Immaginava perfettamente quale fosse il contendere: lui, sì proprio lui.
“Dove mettere il vecchietto ora che era morta la moglie?”
Immaginava i se e i perché, sua figlia Maria avrebbe detto “Non posso portarlo con me.  Lo sapete che non va d'accordo con Fabio, mio marito.
Non si sono mai potuti vedere, è come se fra loro vi fosse un muro d'incomunicabilità. A Natale, lo scorso anno, mio padre entrava dalla porta e Fabio automaticamente usciva dalla stanza. Non condividono nulla, sono sicura che se chiedessi il divorzio, papà festeggerebbe dalla gioia! Tu piuttosto Carlo, sei single se lo ospitassi, la compagnia non ti mancherebbe, la casa è grande....”
“Tu sei pazza!  Ma ti pare possibile che io a quarant'anni possa tornare a vivere con papà. Io voglio la mia libertà. Portare a casa chi voglio, tornare all'alba se mi va o non tornarci affatto. No..No..non se ne parla davvero!” Concluse.
“Sentite io sono disponibile a portarlo a casa,  con me. I bambini sarebbero felici.- Intervenne Sebastiano il più piccolo dei figli-. “E' vero. è poco più di un mini locale ma non ci sarebbero problemi. Farei dormire  il piccolo Luigino in cucina e papà potrebbe dormire in camera con  Luisella e Mariuccia. Che ne pensate?”
A Luigi vennero le lacrime agli occhi, era proprio Sebastiano  a porgergli una mano, lui che aveva meno spazio degli altri nell'abitazione ed inoltre era l'unico ad aver prole.
Certo, a ben pensarci,  Maria aveva un marito a cui avrebbe volentieri sparato: antipatico, pensava di essere “er meglio”,  unico e incredibilmente irresistibile. Per Luigi era solo un pallone gonfiato, viziato ed eterno ragazzo, anche ora che aveva compiuto cinquant'anni. Quella “scema” di Maria aveva lasciato l'università per sposarlo e stargli appresso. Tutto questo a distanza di tanti anni non lo aveva proprio digerito.  La propria preziosa  figlia aveva rinunciato a una brillante carriera universitaria per lui! Questo non gli andava giù. A contarli forse ne erano trascorsi venticinque di anni eppure, a lui il magone era rimasto.
Aveva ragione  la figlia, da lei non ci sarebbe mai andato. A far che poi? A    contare le ore seduto in quel lussuoso appartamento senza figli? No e poi no, era assurda solo l'idea. Ogni volta che per sbaglio,  dico sbaglio, si era recato a casa di Maria, si era sentito un ospite, anzi un intruso.
Gli sembrava di entrare in un museo: tutto in ordine, tutto lucido, la disposizione dei mobili studiata da un architetto di grido per cui, se ti azzardavi a spostare una sedia, era come se cascasse il mondo. Se alzavi un po' le tapparelle ecco che intervenivano per dirti che avevi  rovinato “l' atmosfera” dell'appartamento. Luigi ogni volta si chiedeva: “Ma qui ci abitano o è solo in mostra?”  Un giorno, erano circa le sedici, aveva chiuso le tende per avere un po' di buio, anche se era pomeriggio aveva sonno. Dio mio non l'avesse mai fatto: si erano accese le luci. Lui che cercava l'interruttore ma non lo trovava, poi  si era attivato lo stereo con emissione, in tutte le stanze,  di  musica sinfonica, melodia che  aveva sempre odiato. La televisione ad un certo punto si era accesa da sola su di un programma culturale, così noioso che se avesse saputo come aprire la porta che dava sul balcone si sarebbe gettato di sotto. Maria gli aveva spiegato che la sua casa era domotica, tutta organizzata e programmata.
Lui in una casa così si sarebbe sentito prigioniero della  programmazione del genero. Non se ne parlava,  lui non sarebbe mai andato dalla figlia, al massimo una visitina di dieci minuti una volta al mese, quando fosse stato sicuro dell'assenza dell' insopportabile consorte. Neppure a pranzo voleva essere invitato, la cucina era macrobiotica, alghe, soia, mai una bella bistecca di carne o una pasta all' amatriciana. Per forza poi che avevano il volto giallognolo come il grano integrale e cagavano sempre!!!
Che dire poi di Carlo, un “femminaro” come pochi. Prendeva, lasciava, riprendeva, abbandonava, sfarfalleggiava. Lui con la moglie ne aveva sempre parlato: “Lo abbiamo fatto bello, bello, con quella bocca carnosa e il sorriso che illumina ma, è vuoto nel cuore. Non sa amare, non sa donare. Prende a piene mani e poi lascia. Poveretto che spreco la sua vita!”
Luigi ne era profondamente convinto, questo figlio sarebbe rimasto solo poi, da vecchio, magari pagando, qualcuna che lo lavava, l'avrebbe trovata, praticamente una badante.
Quante compagne del momento aveva fatto conoscere a lui e alla moglie! Di volta in volta tutte e due pregavano che fosse quella giusta ... macché il mese dopo non c'era più, sostituita da un' altra altrettanto bella e ... precaria.
Carlo amava  i viaggi, lavorava, viaggiava e spendeva! Una bella vita? Si forse, ma non invidiabile, senza radici, mancava sempre qualcosa.
La sua casa poi? Sembrava un postribolo, soprattutto la camera da letto e il bagno: specchi ovunque! Ad una certa età non è che si amino così tanto gli specchi: chi è quel deficiente che vuole vedere a 360° lo sfacelo del proprio corpo? Solo un masochista!
Una volta sola Luigi era andato a dormire a casa di Carlo, quando sua moglie Federica era stata ricoverata per un improvviso malore.
Aveva dormito su di un “futon”, così scomodo e basso che per alzarsi si era dovuto rotolare a terra e  raggiungere una sedia a cui aggrapparsi.
Durante la notte, inoltre, si era dovuto rialzare per andare in bagno... una tragedia! Difficoltà non solo per mettersi in piedi! Stava morendo d'infarto quando aveva visto un uomo avvicinarsi a lui minaccioso...aveva dimenticato la stanza tappezzata di specchi: la sagoma che  avanzava con fare sospetto era lui stesso, altro che ladro!
Se avesse avuto  accanto un bastone, lo avrebbe sicuramente lanciato per lo spavento, rompendo gli specchi e provocando anni e anni di disgrazie.
Carlo quindi era fuori discussione, meglio l'ospizio che vivere con lui!
Sebastiano, caro figliolo, testa sulle spalle, modesto, sicuro, pratico, aveva incontrato la sua Luisa ancora giovane e da allora erano sempre stati insieme. Era bello anche lui come Carlo.  Lo contraddistingueva lo suo sguardo  sincero, buono, consapevole, la maturità dei gesti e delle scelte operate. Aveva sposato, ad appena venticinque anni, l’ amata, conosciuta ad un ballo di liceali. Era stato subito amore. Luigi si riconosceva in questa storia e da lontano, ne seguiva l'evoluzione. Adesso avevano tre figli, vivevano in una piccola casa in periferia, era una dimora piena di serenità e d'amore. I bimbi erano il giusto coronamento di una storia consolidata, non se la sentiva di rompere l'equilibrio della famiglia con la propria presenza. Sarebbe andato volentieri a trovarli, ogni volta che  lo volevano, abitare con loro no!



LUIGI

Lui voleva restare nella propria casa, tra ricordi ed oggetti. Ogni stanza gli ricordava la  dolce metà. Nei quadri alle pareti, ad esempio,  la sua Federica  amava appendere foto di famiglia e  ricordi di viaggio.  Guardarli significava, ogni volta, rivivere episodi e provare un forte struggimento, un sentimento di rimpianto ma anche di impotenza per ciò che era stato e non sarebbe più tornato. Spesso Luigi si chiedeva se fosse stato capace di assaporare veramente, attimo per attimo, ciò che aveva vissuto con Federica o aveva semplicemente lasciato scorrere sulla propria pelle e nel proprio animo  quella vita densa di avvenimenti, magari semplici ed usuali, non eclatanti ma che lo avevano arricchito di sentimenti. Tutto questo era un cruccio quasi quotidiano. La tristezza gli invadeva l'anima.
Non sarebbe però riuscito a vivere altrove. La sera voleva coricarsi nel proprio letto, poteva apparire scomodo, causa i materassi di lana che puntualmente si infossavano sotto il peso,  lui ci stava bene, era come dormire tra le braccia calde di un nume protettore. Gli sembrava di avere accanto la sua dolce Federica, non voleva assolutamente che le sue cose venissero date ad altri, ad estranei che non ne avrebbero compreso il valore affettivo. Chi avrebbe potuto comprendere il  significato recondito di quel piatto di porcellana appeso al muro? Onestamente brutto ma gli ricordava le nozze. Il divano verde marcio, sfondato eppure...era importantissimo, affettivamente parlando. Quando i bimbi di notte volevano dormire nel lettone, loro due alla chetichella andavano a mettersi comodi sul divano e condividevano quella notte insonne.  “Quanto sono stupidi i giovani quando pretendono di buttar via le cose vecchie, non sanno che sono come le pagine di un libro vissuto?” Pensava Luigi.  Quando si ritrovava nella propria casa, tutto “conteneva” Federica. Bastava spaziare con lo sguardo nei vari ambienti per non sentirsi più soli, il vissuto gli faceva compagnia. Da quando era rimasto vedovo  amava rifugiarsi nel passato, ricordava episodi  della propria infanzia e adolescenza, la scoperta dell' amore, di quel palpito che dava sapore alla vita...il primo approccio ad un' impacciata vita sessuale, con una ragazza più grande che lo aveva  fatto sentire uomo, in un angolino riparato da sguardi indiscreti lui si era sentito “potente”, padrone del mondo. Non era stato amore ma solo scoperta...
Lui da sempre aveva amato le donne, ricordava ancora, come fosse ieri, quando aveva compreso i canoni di bellezza “delle gambe femminili”. Aveva solo tre anni ma,  quel giorno di primavera, non se lo era mai più dimenticato. La mamma, pace all'anima sua, l'aveva portato ai giardinetti, era una bella giornata di sole, aveva con sé la palla variopinta, sperava di poter finalmente giocare con un altro bimbo. La sua mamma si era seduta sulla solita panchina, sotto l'ombra confortevole di un platano e lui aveva iniziato a tirare calci alla sfera. Un tiro più forte ed era finita proprio vicino alle gambe di una giovane signora. Era andata e recuperarla e si era ...incantato. Quelle gambe snelle, accavallate lo avevano affascinato. Nel  recuperarla  si era attardato a guardarle e non so come.....aveva pensato al paradiso, di cui la sua mamma parlava come premio se avesse fatto il bravo.  Da allora la bellezza femminile doveva essere accompagnata da gambe dritte, lunghe e caviglie snelle. La sua Federica la incarnava perfettamente, un nodo alla gola lo distolse dai ricordi.
Ritornò così alla realtà, la sua inconsolabile solitudine in un appartamento improvvisamente troppo grande e silenzioso. Adesso, oltre al lutto, avrebbe dovuto combattere contro i figli che volevano gestirgli o organizzargli la vita. Proprio lui che si era sempre vantato di essere indipendente, intraprendente e forte. Gli venne un dubbio: forse il dolore indebolisce? No, lui sarebbe rimasto in casa propria. Era troppo giovane per rinunciare alla libertà di vivere come più gli aggradava. Si fece coraggio ed entrò nella stanza in cui figli discutevano.
“Scusate ragazzi, posso intervenire? Credo che  mi riguardi!” disse. Gli astanti sembravano confusi: il padre aveva forse ascoltato quanto detto finora?
“Si ho ascoltato, è vero. Non preoccupatevi, capisco le vostre perplessità. Sono d'accordo con voi. Anche io però ho bisogno di dire la mia:  desidero continuare a vivere nella mia casa. Non potrei mai lasciare ciò che appartiene alla storia della mia vita. State tranquilli, se proprio non riuscirò a star da solo prenderò una “badante”. Che ne dite? Mi sembra di essere ragionevole!” I figli si guardarono negli occhi, in essi potevi leggere perplessità ma anche un certo sollievo, le loro vite non sarebbero state stravolte dalla morte della madre. Non tentarono neppure una smorzata protesta, anche a loro la decisione del padre andava bene. Si salutarono con un bacio e lo lasciarono.
Rimasto solo,  si sedette sull’ amato divano verde opaco, il tempo aveva lasciato il segno scolorendo quel verde brillante che Federica aveva voluto appassionatamente. Ricordava ancora la vetrina dinanzi a cui si era soffermata: “Luigi è questo che voglio nella nostra casa. Lo mettiamo nella stanza più grande,  sarà il nostro posto dove farci le coccole, dove tenerci per mano in silenzio, dove far pace o dormire soli se ci bisticciamo.” Adesso  ricordava, con un nodo alla gola, quando stretti stretti guardavano un film horror! Era come se si facessero coraggio a vicenda. Altre volte, era da solo a seguire le partite di calcio, rigorosamente la domenica pomeriggio e Federica faceva di tutto per distrarlo, fino a quando sconfitto, decideva di lasciar perdere calciatori e pallone e condivideva con la moglie ciò che restava della festività! Ora il divano era tutto suo, non lo condivideva con nessuno ma,  non aveva più voglia di nulla. Niente lo attraeva! Spesso Luigi si addormentava su quel divano e sognava di tener per mano la sua amata, anche se ormai non c'era più. In casa tutto gli parlava di Federica, il tavolo in cucina, ormai vecchiotto e con “graffiti” incisi di volta in volta dai figli. C' erano addirittura le “testimonianze” dei loro primi amori, dei cuori trafitti e grondanti sangue con iniziali che cambiavano. Lo stipite della porta del bagno aveva un vissuto pieno di tenerezza, i bambini scandivano con la penna la  statura che cresceva. Il balcone della cucina con tutti gli aromi piantati nei vasi, bastava una brezza di vento perché il profumo del basilico, della menta, del rosmarino inondasse la stanza... Ecco, a Luigi mancava molto la cucina della moglie, era un' esperta nel preparare la pasta, non c'erano segreti per lei: carbonara, amatriciana, norma, lasagne col ragù, erano una festa per il palato. Ora, da solo, si preparava qualche minestrina, una fettina di carne, roba di una tristezza unica che sicuramente incideva  sul  carattere che da gioioso si era fatto più ombroso e incostante. A volte Luigi pensava che forse i figli avevano ragione quando gli dicevano affettuosamente: “Papà hai bisogno di qualcuno che ti faccia compagnia o che ti accudisca!”
Doveva riflettere su questa possibilità forse non tanto remota!
In fondo, alcuni suoi amici avevano accettato questa soluzione, non sembravano né più felici né più tristi, magari rassegnati! Ma come poteva accettare una donna nella casa che lo aveva visto felice con Federica?
Aveva conosciuto Federica giovanissimo, solo sedici anni appena, quando l'aveva vista era rimasto folgorato e si era detto: “E' lei la mia donna!”
Frequentavano tutti e due  il liceo scientifico. Ricordava, era il primo giorno di scuola quando l'aveva incontrata, lui al terzo anno, Fede al primo.
L'aveva avvicinata con una scusa banale: “Sei nuova vero? Vieni che ti faccio da cicerone!” Non si erano più lasciati!
Non che non avessero avuto delle crisi, ancora sentiva rimorso al pensiero di quando l'aveva tradita.
Era stata la prima e unica volta, ne sentiva tutt’ ora il peso nell'anima.
Era stato indotto da quella donna, non ricordava neppure il nome o forse non voleva, era bella, giovane, disponibile e lo desiderava.
In quegli ultimi tempi Federica era sempre stanca, non aveva voglia né di tenerezze, né di amore. Le due gravidanze così ravvicinate l'avevano prostrata e lui si sentiva inutile.
Gli sembrava di essere un addetto alle pulizie e alle incombenze esterne.
“Compra questo, sbrigati, fai quello!” Mai una carezza, un bacio, una tenerezza! Della precedente passione neppure l'ombra. Era come se Federica si volesse vendicare per tutto il lavoro che le incombeva sulle spalle.
Sapeva benissimo che le donne, una volta divenute mamme, cambiavano nel modo di essere ed agire. Ma lui...lui si sentiva abbandonato, buttato fuori da quel cerchio magico che erano le braccia di Federica. C'era sempre qualcuno che aveva bisogno di lei, per lui ormai neppure le briciole!
L'altra donna gli prometteva il paradiso in terra, lui in quel momento ci voleva andare. Si era pentito subito, se avesse potuto, sarebbe tornato indietro col tempo, avrebbe venduto l'anima per  farlo. Ma non era possibile.
Era stato così male da ammalarsi anche fisicamente, forse, inconsciamente, voleva pagare per quella debolezza.
Non aveva mai saputo se Federica si fosse accorta del tradimento, comunque  Luigi era maturato, aveva smesso di essere “un bamboccione”. Aveva cercato di essere un bravo padre e forse ci era riuscito.
Adesso doveva ricominciare a costruirsi una vita, non poteva, non voleva vivere solo di ricordi. Anche  la sua Fede diceva sempre “La vita continua, rimbocchiamoci le maniche.”
…..Iniziò così la vita da single “forzato”.
Luigi non ne era contento anche se dinanzi ai figli faceva lo spavaldo.
“Maria, diceva, non ti devi preoccupare sto benissimo. Mangio quando voglio e ciò che voglio, mi corico quando preferisco, esco se ne ho voglia, accendo la TV sui programmi che amo. Certo tua mamma mi manca, ma sto reagendo bene. Te lo assicuro!!”
Quando terminava la telefonata aveva le lacrime agli occhi. Guardava la casa e notava la polvere sulle suppellettili, i pavimenti sporchi, la biancheria da lavare o da stirare, per non parlare di come era ridotto fisicamente. Il volto scavato e pallido, i capelli arruffati, la barba ispida, i vestiti che gli pendevano addosso come su di un manico di scopa.
Il bagno poi … era uno sfacelo... una puzza!!!
Non è che fosse un uomo che amava lo sporco o il disordine solo...non era abituato alle faccende domestiche, da sempre reputate troppo femminili.
Doveva prendere una decisione, avrebbe chiesto a Sandro, suo amico di lunga data, anche lui vedovo, voleva vedere come aveva reagito alla solitudine.


SANDRO

Gli telefonò: “ Sandro ciao, sono io Luigi, si hai saputo...purtroppo....grazie. Senti, ci possiamo incontrare? Devo chiederti alcune cose, ho bisogno di qualche consiglio, si insomma pratico.
Va bene, allora domani alle dieci in Piazza Duomo. Si ciao, grazie!” 
Dopo la telefonata Luigi si sentì meglio, forse uno spiraglio si era aperto nella propria vita. Ringalluzzito decise di spolverare o almeno provarci.
Prese un panno di lana inumidito nel bagnoschiuma dicendosi “Cosa c'è di meglio per pulire?”. Senza saperlo iniziò a insaponare tutta la casa. Il poveretto si accorgeva che c'era qualcosa che non quadrava...tutto era opaco, il sapone faceva anche le bolle sul tavolo, sulle cornici, sulle sedie...un disastro!
“E ora come si fa togliere tutta la saponata?” si chiese disperato...poi un lumicino si accese nella mente “Ma certo con l' acqua!” e così fece...dopo due ore l'appartamento sembrava colpito dall' esondazione del Nilo. La signora del II° piano aveva già telefonato per protestare per alcune infiltrazioni nel soffitto! Luigi sembrava un naufrago, bagnato fradicio, tutte le pezze in casa (in realtà lenzuoli) erano serviti a tamponare la grande quantità d'acqua utilizzata per sciacquare. Ormai era giunto alla conclusione ch,e se fosse riuscito a sopravvivere ad una broncopolmonite, che sicuramente lo avrebbe colpito, avrebbe provveduto a chiedere aiuto ad una donna...una qualsiasi, le faccende domestiche non erano per lui!
La notte la trascorse in una umidità che rasentava quelle delle caverne con fiume sotterraneo, i funghi, lui ne era sicuro, sarebbero spuntati al più presto  vicini ai battiscopa. Aveva lasciato porte e finestre aperte, durante la notte era anche entrato un pipistrello, lo aveva sentito volare vicino alla testa, poi era uscito dalla finestra, per fortuna! Evidentemente non aveva resistito all'alta percentuale di umidità presente. Come Dio volle arrivò l'alba del nuovo giorno. Luigi si era alzato in preda al raffreddore (normalissimo in quelle condizioni), gli occhi gli lacrimavano e il naso gocciolava. L' appartamento era ancora intriso di acqua, gli venne in mente di accendere il phon per asciugare qualcosa poi, per fortuna, si ricordò che non era conveniente farlo con il pavimento bagnato e rinunciò. Non poté neppure preparare il caffè, i fiammiferi erano come lievitati e quindi inutilizzabili. Non importava sarebbe andato al bar. Sicuramente doveva vestirsi ma ...cosa era rimasto asciutto?
Trovò dei pantaloni sopra la caviglia color vinaccia,  una camicia a quadrettoni, indossati sembrava reduce dall' october fest, solo che invece di essere paonazzo per le bevute, era pallido per il freddo notturno.
“Certo non sono un bel vedere” Commentò guardandosi allo specchio ma all'appuntamento mancava poco e ci doveva andare.
Si apprestò ad uscire avendo cura di lasciare aperte tutte le finestre e le porte sul balcone, ancora i muri gocciolavano di umidità.
“Ma quante secchiate d'acqua ho buttato? Dovevo essere impazzito!”
Nell' uscire ebbe cura di non farsi vedere dal portinaio e dalla signora del piano di sotto, quella sicuramente gli avrebbe mandato la lettera dell'amministratore per pagare i danni!
Si ritrovò, come un ladro, a scendere le scale con circospezione, ogni volta che girava l'angolo prima sbirciava, se c'erano coinquilini aspettava che se ne andassero, passato il pericolo continuava. Pensò che  i malintenzionati facevano come lui, la differenza era che i danni se li era procurati da solo.
Come Dio volle si ritrovò in strada, non prese la macchina,  perché nel garage poteva incontrare qualcuno e si recò a piedi all'appuntamento.
Per fortuna era una bella mattinata di Maggio, il cielo era tiepido … infatti non lo riscaldava affatto e lui aveva brividi di freddo in tutto il corpo. Si sedette al bar “Da Franco” e aspettò l'arrivo di Sandro.
“Ehi amico caro, come stai? disse Sandro con fare sorpreso, ma...  stai male?
Sei pallido, vestito male, gli occhi lucidi. Si lo so che sei vedovo da poco tempo ma tu sei un rottame!”
 “Come benvenuto non c'è di peggio” si disse Luigi, poi sbalordito guardò l'amico, quasi non lo riconosceva: mai stato più in forma! I capelli di un bel rosso ramato, in verità pochi, più che altro era il cuoio capelluto ad essere rossastro, comunque lunghi, accarezzavano il colletto della camicia. Si appunto la camicia: era arancione con foglie verdi, un quasi ottantenne con quella indosso sembrava pronto per il ricovero coatto.
Jeans aderenti, probabilmente elasticizzati, scarpe da tennis. A guardarlo ti avrebbe fatto pena ma sorgeva spontanea una risata, per cui Luigi non sapeva a quale delle due manifestazioni doveva soccombere.
“Luigi fatti forza, guarda me, non sono mai stato così in forma!” diceva convinto Sandro, “ormai mia moglie è morta e sai chi mi dà la carica giusta? Irina, trentacinque anni, è un “fiore della steppa”. Sono felice.” Così dicendo mostrava a Luigi la foto di una prosperosa donna bionda con labbra così carnose che solo a guardarle temevi di essere mangiato.
“Se hai bisogno di compagnia lo dico ad Irina, sai quante amiche sue  amano gli italiani? Centinaia!  Non sono attratte  dai giovani! No, vogliono uomini tranquilli, di esperienza!”
“Già immagino... “ rispondeva Luigi, tremando ad una evenienza del genere.
“Io mi sento un leone, sono innamorato di lei e  lei di me, lo dice tutti i giorni. Mi chiama dicendomi “My old love , my old, ti amo! Ed io mi sciolgo, non c'è giorno che non le faccia un regalo! Quando siamo vicini vicini, lei è talmente pudica che vuole la luce spenta se mi deve baciare, è di un' innocenza imbarazzante!” Sandro parlava e decantava le “capacità” dell’ amata e Luigi con gli occhi sbarrati pensava “ Non è più lui, lo ha drogato, chissà cosa gli fa mangiare. Non ha capito che quella vuole il buio per non guardare chi sta baciando, altrimenti le viene meno il coraggio! Dio mi scansi e liberi, meglio solo che una valchiria del genere. Povero Sandro, è rincretinito!” Ormai non ne poteva più, con una scusa salutò l'amico, promettendogli un incontro a tre.









DON GIUSEPPE


 Il poveretto era sempre più spaventato si rendeva conto che gli anziani erano merce d'acquisto per certe donne, si insomma te le sposi, poi sperano in una provvidenziale  e veloce morte, come contributo lasci la pensione di reversibilità. No, lui nella trappola non sarebbe caduto, avrebbe chiesto aiuto a don Giuseppe, il prete della chiesa della “Madonna della Lettera”. Lui avrebbe saputo cosa consigliargli.
Una telefonata lo distolse dai pensieri “Papà sono Sebastiano come stai? Vieni a cena da noi? I bambini ti aspettano.”
“Volentieri Sebastiano, alle diciannove sono da te.” Rispose rasserenato Luigi. Tornò a casa, alla chetichella salì le scale, non incontrò nessuno, entrò, l'umidità stava svanendo, già la temperatura era accettabile, forse per questa volta i funghi  non sarebbero prolificati. Cercò nell'armadio un pantalone  asciutto, una camicia pulita , li  mise su di una sedia per stirarli.
In cucina si preparò un po' di pasta, la condì con dell'olio, accese la televisione  e in solitudine pranzò.
Gli vennero in mente le parole di Sandro, era vero che quella donna forse lo stava letteralmente dissanguando ma, dinanzi al silenzio che lo circondava, alla solitudine delle notti, forse l' amico non aveva sbagliato. Avrebbe chiesto consiglio a Sebastiano, lui era il più sereno ed equilibrato dei figli. A Carlo era meglio non chiedere nulla, sarebbe stato capace di portargli in casa una massaggiatrice  orientale di cui avrebbe magari usufruito anche lui! Alla  figlia Maria sarebbero venute le crisi isteriche “Mamma è morta da poco e tu l'hai già dimenticata. Mostro, padre o no, tutti gli uomini sono uguali!”
Ma quale mostro, lui era solo un pover’ uomo che si sentiva perso in una casa in cui la presenza femminile era stata sempre una costante.
In televisione stavano trasmettendo una puntata di “Uomini e donne speciale”. Arzilli vecchietti e rampanti ultrasessantenni si corteggiavano. Luigi li guardava con una certa invidia, loro sapevano essere ancora vivi, vitali, ammiccavano, occhieggiavano, scherzavano, erano maliziosi. Lui, al contrario, si sentiva un cadavere ambulante, senza desideri e aspettative. Era giusto vivere così? Con queste tristi considerazioni lavò le stoviglie  che aveva sporcato e poi andò a riposarsi un po'.
Era talmente stanco di tutto che si addormentò profondamente e sognò di essere  in una chiesa. Celebravano un matrimonio. Lui però non era un ospite ma proprio lo sposo. Era nella navata centrale ed attendeva la futura moglie. Ad un tratto  l'organo iniziò a suonare una stupenda “Ave Maria”. La sposa avanzava lungo la navata, aveva il volto coperto da un lungo velo. Si avvicinava quasi a passo di danza verso l'altare. Raggiungeva lo sposo che le  sollevava il bianco velo e...“NOOOOH!” Due rosse turgide enormi labbra rosse  si aprivano mostrando denti da Dracula. Luigi si svegliò madido di sudore e con il cuore che batteva all' impazzata...Irina, fiore della steppa, lo aveva sconvolto nel sonno! Meglio alzarsi, rassettare casa, cercare di porre rimedio alle gocce d'acqua rimaste che ancora imperterrite scorrevano sui muri!
Quella sera da Seba (il diminutivo che usava nei confronti del figlio), si rasserenò, era bello avere i nipotini accanto, nella fattezze gli ricordavano la dolce Fede, lo facevano sentire utile, importante, saggio, era una sensazione unica eppure...eppure capiva che non poteva carpire la loro intimità, la loro unione, era necessario che lui si costruisse una vita diversa dalla precedente. L'indomani sarebbe andato da don Giuseppe, ne avrebbe tratto giovamento, ne era sicuro. Quando tornò a casa aveva  questa certezza e  la notte  trascorse tranquillamente.
L'indomani, erano le dieci,  Luigi si alzò con una grinta che non si riconosceva da tempo, si lavò, si rasò, indossò abiti puliti e si recò di buona lena da padre Giuseppe.
Il prete era impegnato nella celebrazione di un funerale, certo come  distrazione dai lugubri pensieri non era l'ideale!
Ascoltò ugualmente  la messa con inaspettata partecipazione. Guardava di sottecchi la reazione dei parenti del defunto, sicuramente doveva essere stato un anziano, non sembravano particolarmente dispiaciuti. “Che tristezza!” pensò Luigi, lui non avrebbe voluto disperazione al proprio funerale ma un po' di commozione sì! Doveva fare qualcosa, non voleva diventare un vecchio che rimbrottava,  la cui dipartita venisse salutata come una liberazione! Decise, avrebbe confidato in Dio  perché desse una spallata alla solitudine.
Conclusa la funzione si recò in sacrestia e attese.
Don Giuseppe era un giovane parroco che, da solo un anno, era stato mandato alla chiesa della “Madonna della Lettera”. Non si trovava male, si era subito ambientato, aveva creato in poco tempo un oratorio per i ragazzi, così li aveva stornati dalla strada che non è mai una buona consigliera.
Aveva in mente di creare una palestra, lui amante dello sport, confidava nel sacrificio e nel sano agonismo per avere una nuova generazione forte dinanzi alle tentazioni.
Quando il prete entrò in sacrestia, non si meravigliò di trovarvi Luigi. Aveva celebrato il funerale della moglie e  ne conosceva i dubbi, la tristezza, il dolore.
“Buongiorno signor Luigi, prego stia comodo, mi dica.”
“Padre ho bisogno dei suoi consigli. Da quando sono vedovo ho perso la gioia di vivere, sono solo, triste, ho i figli ma non voglio invadere i loro spazi. Faccio peccato se trovo una donna che mi accudisca?” Chiese d'un fiato.
“Caro Luigi, ciò che viene fatto con la purezza dell'animo non è peccato” Rispose il prete.
“Ma padre lei conosce  una donna che abbia bisogno di lavorare e quindi mi potrebbe aiutare in casa?”
“Chiederò in giro e le farò sapere. Certo non sarà facile trovare persone perbene, perché non chiede ai suoi figli?”
“Padre lei li conosce poco, mia figlia griderebbe allo scandalo!”
“Non sempre reagiscono così male, ci provi, poi mi faccia sapere.”
Con queste ultime parole, padre Giuseppe si congedò da  Luigi, in realtà sempre più perplesso.






MARIA


Nel frattempo....
“Pronto Carlo, dobbiamo fare qualcosa per papà” disse Maria “hai visto come ha lavato l'appartamento? Mi ha anche chiamato Sandro, te lo ricordi il suo caro amico? Bene, mi ha detto di averlo incontrato  in Piazza Duomo e lo ha trovato depresso:”
“Hai ragione, chiama anche Sebastiano, vediamo cosa fare!”
Tutti si erano accorti della crisi paterna.
Si ritrovarono così il giorno dopo nella casa di Carlo, effettivamente quegli specchi incutevano una certa soggezione, era come se fossero spiati in una centrale di polizia “Tutto ciò che dirai, sarà registrato!”
 Si sedettero attorno al tavolo e iniziarono a parlare.
“Dobbiamo aiutare papà, non è felice, hai visto  le  occhiaie? E' evidente che non dorme da tempo. E le rughe che sono comparse?” Disse accorata Maria.
“Secondo me ha bisogno di una donna, lo so che mamma è morta da meno di un anno, ma lui è troppo solo.”Intervenne Carlo.
“Figuriamoci una donna! Per te esiste solo questa soluzione!” Concluse Sebastiano.
“Io volevo dire che ha bisogno di una donna che lo curi, cucini, gli stia accanto, non parlo di sesso, ma di tenerezza, di voglia di dargli serenità, di fargli sentire il calore di una famiglia. Noi siamo tutti impegnati, abbiamo le nostre vite, è difficile trovare spazio nella nostra quotidianità!”
“Questa volta hai ragione Carlo, ma dove la troviamo una donna tuttofare?” Chiese Maria.
“So che esistono delle agenzie per questo, potremmo  consultarne una. Che ne dite?”
“Mi sembra così squallido un tale modo di agire, non vi sono altre possibilità? --chiese Maria- inoltre vorrei essere io  visionare le  candidate, non vorrei che papà cadesse nelle mani di una sfruttatrice.”
“Domani chiamo il mio amico Matteo, lui saprà consigliarmi.” Disse Sebastiano.
Così si  concluse l'incontro tra i tre fratelli per la missione “una donna per papà”.







LUIGI E LE FACCENDE DOMESTICHE

Luigi nel frattempo aveva preso una decisione, aveva tentato di vivere da solo ma non ci riusciva. La classica goccia che aveva fatto traboccare il vaso era stata proprio il giorno prima.
Aveva deciso di lavare le lenzuola del proprio letto, era la prima volta che si cimentava in un simile lavoro.
Aveva raccolto tutta la biancheria sporca e l'aveva introdotta nella lavatrice. Naturalmente i capi colorati con quelli bianchi, temperatura 90°. “Così viene pulita bene e si sterilizza” aveva pensato. Il dramma era nato sulla quantità di detersivo, aveva optato per una dose “ generosa”. Altro dubbio poi superato:  il programma, aveva impiegato circa un'ora per trovare quello che reputava giusto,  quindi prelavaggio e lavaggio per un totale di tre ore.
Si era sentito soddisfatto e realizzato quando la lavatrice aveva iniziato il ciclo.
Si era persino coricato un po' per la “pennichella”.
Era stato svegliato da un gorgoglio persistente, prima aveva pensato alla pioggia poi, aprendo ben bene gli occhi aveva guardato la finestra, un bel sole faceva capolino tra le tende ma, il rumore fastidioso continuava, era come se la casa sobbalzasse, no anzi il pavimento: “Il terremoto!” Pensò sedendosi di colpo sul letto. Tese l'orecchio, il rumore proveniva dal bagno: la lavatrice, no anzi .la centrifuga della lavatrice.
Di corsa si recò nel bagno e...una traballante lavatrice ostruiva l'apertura della porta. Improvvisamente si ricordò che sua moglie da un anno gli ripeteva che bisognava bloccare la lavatrice in funzione perché, durante la centrifuga, era capace di “uscire dalla stanza” con un rumore infernale che coinvolgeva il condominio. Non solo, proprio dal bagno fuoriusciva, riversandosi nel corridoio, una schiuma scura molta densa. La classica lampadina si accese nella mente: “Non avrò per caso esagerato col detersivo?” Purtroppo era così, questa volta non sarebbe stato facile rimediare! Certo una casa così pulita non l'aveva mai avuta, neanche quando era viva la sua amata Fede! Quanti ricordi lo investirono! Furono una marea  montante, le lacrime iniziarono a scorrergli sul volto, il pianto frammisto al riso.
“Poteva una donna far parte così integrante del tuo essere, essere come sangue nelle vene, nonostante fosse morta ormai da trecentoquaranta giorni e quattro ore?” A questo pensiero Luigi ebbe paura, non si era neanche reso conto di aver contato giorni e ore dalla morte della propria donna. Non poteva continuare così, doveva cambiare vita da solo o con l'aiuto di altri!
Lo squillo del telefono lo distolse dai questi tristi pensieri: era don Giuseppe; “Pronto Luigi si... sono padre Giuseppe... ho trovato una donna che ha bisogno di una casa e di un lavoro, se lei è  disposto tra poco vengo e gliela presento.”
“Grazie Padre, vi aspetto!” Questa era una buona notizia, forse Dio aveva visto in che condizione si trovava ed era intercesso! Iniziò l'attesa, Luigi era in fibrillazione. Riuscì con innumerevoli sforzi ad entrare in  bagno, spegnere la lavatrice, cercare di tamponare con asciugamani vari tutta la saponata, sciacquare a mano  le lenzuola che stranamente avevano cambiato colore...non erano più bianche ma azzurro piombo, le mutande da blu erano diventate azzurre con striature rossastre poi capì...aveva inavvertitamente inserito   nella lavatrice, “l'uomo ragno” di peluche del piccolo Luigino, anche il pupazzo era irrimediabilmente scolorito alla grande. Con la temperatura alta era diventato “cieco”, i piedi si erano liquefatti ma in compenso aveva  condiviso il colore con tutti i capi da lavare!” Avrebbe dovuto comprarne uno uguale al nipotino, ormai non restava altro da fare che rimediare ai guai. Dopo innumerevoli tentativi di togliere tutta la schiuma dall' Uomo Ragno e biancheria scolorita, decise che sarebbe stato meglio gettare il primo, cosa che fece, poi asciugò alla meno peggio il pavimento, i sanitari, la porta. Alla fine, semidistrutto dall' immane lavoro, fece una doccia, più che altro sciacquò la saponata che lo ricopriva da capo a piedi, si cambiò camicia e pantaloni, si ravviò i capelli e si spruzzò il dopobarba. Poi nel salotto sistemò i cuscini sul divano e iniziò l'attesa...




… ARRIVA INES

Si sentiva imbarazzato ma anche incuriosito. Il cuore gli batteva a mille...voleva fare una buona impressione, desiderava che quella donna si prendesse cura di lui e della  casa, ne sentiva il bisogno fisico e psicologico.
Gli sembrava di essere nella sala d'attesa di un ospedale, reparto ginecologia aspettando il nascituro. Appena sentiva il ronzio dell' ascensore, entrava in fibrillazione. Chissà come sarebbe stata la nuova venuta: giovane, vecchia, anziana, alta, bassa, grassa, robusta, magra, certo se la portava don Giuseppe non c'era molto da fidarsi, bastava vedere che gusti aveva in tutto!
Dopo circa un'ora suonò il campanello, era proprio il prete.  Luigi aprì un po' incerto e spaventato, sulla soglia c'era il parroco con una donnina esile, magra come un chiodo, vestita di nero, tanto da sembrare un merlo, la testa bassa, non si scorgevano neppure gli occhi, spettinata e con una frangia scomposta sulla fronte.
“Buongiorno Luigi”.
“Buongiorno padre, venite accomodatevi pure.” Così dicendo  spalancava la porta per farli entrare.
“Luigi, questa signora è Ines, una mia parrocchiana, ha bisogno di lavorare, garantisco io per lei.” Disse il prete.
Luigi riuscì appena a sentire una voce roca dire “Piacere” e guardare sbalordito il donnino che aveva davanti, onestamente gli faceva pena. “Sarebbe mai riuscita  a pulire, cucinare, ordinare, stirare?” si chiedeva , ma come faceva a rifiutare l'offerta del prete senza offendere?
“Grazie padre, la signora può iniziare a lavorare fin da subito?” Chiese Luigi sperando ardentemente che dicesse di no.
“Certo, rispose con voce flebile Ines, già da domani mattina sarei pronta!”
“Porca miseria- pensò Luigi ma articolò- bene! Allora domani mattina alle nove l'aspetto. Facciamo un mese di prova secondo salario sindacale e poi vediamo.” Così si lasciarono con la promessa di iniziare la collaborazione l'indomani.
“Ma che ho fatto! Andava ripetendosi Luigi, ma se quella poveretta ha bisogno d'aiuto per stare in piedi, vai a vedere che sarò il badante della badante. Meglio che esca a prendere una boccata d'aria, chiamo anche Maria, magari mi tira un po' su”.
“Maria sono papà...si,si bene....senti domani arriva a casa una signora che mi aiuterà un po'....no..no..non sembra neppure una donna, è così fragile, secondo me non riesce neppure a stare in piedi… Si...speriamo bene. Ciao tesoro”.
Maria non era sembrata preoccupata anzi, quasi sollevata, forse non sarebbe andata così male. Quella non fu una notte tranquilla, il pensiero dell' indomani terrorizzava Luigi, ormai era fatta, chissà...
L'indomani Luigi, assurdamente, si era alzato all'alba per pulire tutto l'appartamento, non voleva dare una brutta impressione. Aveva spolverato mobili e soprammobili,  lavato i vetri, al buio sembrava tutto pulito …
Al buio! In realtà era tutto opaco, appannato, la saponata del giorno prima faceva strage su tutto!  La signora Ines  avrebbe avuto molto da fare, se ne avesse avuto la forza! Luigi aveva seri dubbi in proposito!|
 E lei arrivò...tubino nero aderentissimo che metteva in mostra un corpicino “niente male”, ma ieri come aveva fatto a nasconderlo? Scarpe con tacco alto, elegantissime, max bag, come la usava Maria quando si tirava “ a lustro” per andare a fare shopping, trucco discreto sugli occhi ma … bocca rosso fuoco!  non era l'Ines che aveva visto con padre Giuseppe!
Luigi era frastornato “Scusi lei è Ines? Ines di padre Giuseppe?”
“Buongiorno signor Luigi, si sono proprio io, Ines. Sa padre Giuseppe ci tiene tanto alla modestia e ieri l'ho accontentato. Scusi ma lei non mi preferisce come sono oggi?” chiese con falsa modestia. L'uomo non sapeva cosa rispondere, certo così era mille volte meglio ma... come escort non come governante!
“E ora? Cosa devo fare?” si chiese Luigi. Balbettando confuso” Prego si accomodi, così parliamo del suo lavoro.”
Ancheggiando vistosamente, Ines si sedette sul divano verde di Federica.
Non scelse la poltrona, no proprio il divano, si aggiustò l'abito e accavallò le gambe con fare lascivo, mettendole vistosamente in mostra e… non solo quelle.
L’ uomo non sapeva dove guardare, invariabilmente lo sguardo gli scivolava verso il basso, doveva farsi  violenza per guardarla in volto!
A Luigi venne spontaneo chiedere aiuto alla foto di Federica, lo sguardo sembrava rimproverarlo, era mai possibile? In fondo quella donna gliela aveva portata il prete, possibile che don Giuseppe si fosse così palesemente sbagliato?
“Allora signor Luigi, che facciamo?” Una voce  sgradevole lo riportò alla realtà. “Anzi, continuò, posso chiamarti semplicemente Luigi e darti del tu?”
Il poveretto non credeva ai propri orecchi, ma chi la conosceva  questa? “Senta signora Ines, mi sembra un po’ presto tutta questa intimità, piuttosto mentre lei si mette a proprio agio, vado a fare la spesa, così quando torno  potrà cucinare”: Non attese la risposta e uscì di corsa, non riusciva a stare in casa con quella donna  così diversa dal giorno precedente. Non appena giunse nella strada digitò il numero di padre Giuseppe, inutilmente … suonava a vuoto. Cosa poteva fare, come poteva dormire in casa con quella valchiria che sicuramente durante la notte gli sarebbe “zompata” addosso?
Avrebbe chiesto aiuto alla figlia Maria. “Pronto Maria, sono papà,...si ..si ..sto bene, no anzi malissimo. E' arrivata Ines, si ...si...don Giuseppe, ma non è più lei, sembra una spogliarellista, le manca il palo di lap dance, un perizoma e due piume sul seno, una band che suona e mi può fare il servizietto! Ti prego aiutami a mandarla via!” disse d'un fiato Luigi con voce accorata.
“Papà non esagerare, io oggi non posso venire, domani sistemiamo la cosa, non penserai che entrerà nel tuo letto già dopo  il primo giorno di “lavoro”? Dai sii serio, non sei Brad Pitt.” disse Maria chiudendo la telefonata.
“Sono un uomo, si disse, devo prendere in mano la situazione, devo essere forte!” Decise che  prima sarebbe andato al mercato, avrebbe fatto la spesa e poi...avrebbe agito secondo la situazione, almeno fino a quando avesse contattato il prete.”
E così fece, acquistò pomodori, pasta, formaggio, melanzane, frutta e tornò a casa.
“Luigi  sei tu?” disse Ines.
“Questa è cretina” pensò Luigi “Si signora ho fatto la spesa così lei potrà cucinare!”
“Veramente non so cucinare, su Luigi lo faccia lei, mi accontenti poi le farò un regalo.”
“Ma questa è pazza” pensò il pover’ uomo, “Chiamo Sebastiano magari mi aiuta”, si chiuse in bagno e digitò il numero del figlio e con fare cospiratorio “Seba si sono io, aiutami ti prego, prima che sia troppo tardi!” E gli raccontò cosa gli era accaduto.
“Papà ho un'idea, tu fai come se tutto fosse sotto controllo, arrivo appena posso, ho un piano!” lo confortò.
Luigi  rassegnato entrò in cucina e iniziò a cucinare rimpiangendo quando era solo e poteva essere libero delle proprie azioni. Nel frattempo Ines era in bagno immersa in un' abbondante schiuma odorosa e si rilassava con enfasi pregustando il pranzo. Auricolari agli orecchi, occhi chiusi, sigaretta accanto, sembrava una diva. Le mancava la bottiglia di champagne sul bordo vasca, un calice accanto a cui dissetarsi! Luigi aveva sbirciato dalla porta socchiusa...un brivido di freddo gli era corso lungo la schiena “Questa mi rovina....altro che Irina fiore della steppa! Questa mi mangia pensione, buonuscita o quel che rimane dei risparmi, è capace di dire che l’ho messa incinta con lo sguardo! Mio Dio! Mio Dio! Aiutami… Salvami!” Non aveva mai provato una tale angoscia, sentiva il pericolo  soffiargli sul collo!
Povero Luigi non immaginava certo così il primo giorno con la signora Ines: lui cucinava, preparava, puliva  e moriva di paura e lei tranquillamente non faceva nulla.
Tutta truccata, preparata, ben vestita, riposata e rilassata, era come se fosse la padrona di casa e lui ...il badante.
Ines naturalmente mangiò di buon gusto, apprezzando la cucina di Luigi, durante il pranzo allungò la gamba sotto il tavolo per fargli il “piedino”. Il poveretto strabuzzò gli occhi e un boccone gli andò di traverso, quasi uccidendolo. Avevano pranzato in silenzio o meglio lei parlava e parlava della bellezza della vita a due  e delle meraviglie che lei gli avrebbe fatto provare. Si era alzato dal tavolo quando Ines aveva detto “Poverino, come sei timido, io ti porterò in Paradiso!”  “Ma quale Paradiso? Tu mi ammazzi!” Pensò Luigi alzandosi di colpo e uscendo furiosamente da casa. Si era recato subito in parrocchia, del prete nemmeno l'ombra. Secondo lui aveva tagliato la corda per potergliela rifilare in toto. Neppure dei preti ci si poteva fidare!
Era tornato a casa solo a tarda sera, era andato direttamente in camera da letto. In cuor suo temeva la notte, era andato a cercare la chiave della propria camera, l'aveva inserita nella toppa e si era accertato che funzionasse, era sicuro che quella, appena sceso il buio, l'avrebbe assediato per gli “saltargli” addosso. Si era chiuso a doppia mandata, aveva acceso la televisione mettendo il volume al massimo, per non sentire quella donna.
Infatti Ines aveva prima bussato gentilmente poi aveva quasi buttato già la porta, voleva solo fargli compagnia, gli assicurava.
Luigi non aveva mai avuto tanta paura in vita sua, neppure durante il terremoto. Quella donna era peggio di una calamità naturale.



SEBASTIANO

Trascorse una notte insonne quando al mattino...una scampanellata distolse Luigi dai cupi pensieri.
 “Luigi vai ad aprire sto facendo un bagno rilassante ai fiori di Bach, grazie caro!” disse Ines.
“Questa è fuggita dal manicomio, ne sono sempre più convinto, ma poi è sempre nella vasca ma che ha le cimici?” Si diceva il poveretto, aprì il portone e con gioia frammista a sorpresa si trovò dinanzi il figlio Sebastiano, i tre nipotini e la nuora, muniti di valigie e giocattoli.
“Ciao papà, disse Seba strizzando l'occhio, ci fermiamo da te per un certo periodo, abbiamo saputo che c'è anche una signora che ti aiuta, quindi non ci sono problemi, vero? Dobbiamo ristrutturare la casa, sai non è consigliabile abitarvi con i muratori, lavori in corso e bambini che scorazzano non vanno d’accordo. Non ti siamo di disturbo vero?”
“Ma certo, entrate pure, questa sarà casa vostra per tutto il periodo che vorrete, venite bimbi, date un bacio a nonno!” E aprì le braccia per accoglierli in un tenero abbraccio.
Fu così che Ines, uscita precipitosamente dal bagno, si trovò al cospetto un' intera famiglia che avrebbe spadroneggiato in casa.
“Scusa Luigi, disse irosamente, ti devo parlare.”
In cucina, una volta soli continuò: “Non erano questi i patti. La casa è piccola e non c'è posto per tutti o io o loro, decidi!”
“Sicuramente loro, tu non sei nessuno! Sei entrata in casa  mia come una padrona. Sei stata falsa, puoi andartene subito, un giorno basta e avanza. Fuori!”
Mai Luigi era stato così fermo e deciso. Quella donna lo aveva logorato in poche ore.
“Oh caro non ti arrabbiare, certo scherzavo, questa è casa tua e tuo figlio può restare quanto vuole!” si riprese Ines, aveva compreso che continuando con un atteggiamento aggressivo sarebbe stata rinviata al mittente.
Di buon grado prese un grembiule, nascondendo il tubino sexy indossato e tornò in camera dai nuovi venuti.
“Su accomodatevi, datemi le valigie che le sistemo nella camera da letto.”
La interruppe Sebastiano “Signora forse dimentica che questa è anche casa nostra, ci sistemeremo nella camera che vorrò e le valigie  le prendo io-  poi allegramente- bimbi su venite con me, dove volete sistemarvi?”
“Papà possiamo dormire sul divano verde? E' comodo e possiamo guardare la TV quando vogliamo.” Terminò Luigino.
“Certo bambini, mi sembra un'ottima idea e quando vi chiamo venite subito per la colazione che sicuramente la signora Ines preparerà!”
In pochi minuti Ines era stata privata del suo angolo preferito, televisione e divano, comprese però che era meglio star zitta  e mogia mogia ritornò in cucina  dove avrebbe preparato quanto richiesto dai bambini: latte, caffè, premuta d’arancia, tè, biscottini caldi e se proprio si poteva, delle brioche fresche e croccanti.
Con rabbia aprì lo sportello del frigo, prese il brik del latte ma Carlotta, la bimba di Sebastiano, le cadde addosso facendoglielo versare a terra.
“Scusi signora, non l'ho fatto apposta!” si scusò la bimba.
Ines trattenendo la rabbia, le avrebbe volentieri tirato un ceffone, prese un panno e iniziò a pulire, proprio mentre arrivava Luigino che scivolò sul liquido versato.
Iniziò a piangere disperato richiamando tutta la famiglia; Luisa che cercava di consolare il piccino, Luigi che  rimproverava Ines, nel frattempo era scoppiata in lacrime anche Matilde. Sebastiano cercava inutilmente di calmare la bimba, Luigino che accendeva il televisore, un caos ed erano solo le dieci del mattino!
Luigi sorrideva sotto i baffi, Sebastiano si conteneva appena, quando ad un certo punto videro Luisa che con fare angelico e una “montagna” di panni fra le braccia, diceva candidamente  a Ines  “Scusi cara, visto che siamo tutti una famiglia, potrebbe stirarmi questi panni? Il mio ferro da stiro si è rotto! Grazie lei è come una “mamma”! La povera donna non sapeva se piangere, gridare, buttare tutto per aria o prendere di corsa la via di casa propria. Fece buon viso a cattiva sorte, prese “il malloppo”,  andò in veranda ad esaudire il desiderio di Luisa. Proprio quel giorno c'era un caldo assurdo, già dopo la prima camicia era zuppa di sudore.  Stirava con una tale rabbia che il rumore del ferro da stiro sbattuto violentemente sull' asse era udibile anche nelle altre stanze della casa.
“Ines per favore vuoi venire, Luigino ha vomitato a terra, in bagno. Fai presto!” Chiamò  Luisa.
“Ines vieni, bisogna cambiare le lenzuola nel letto!”
Era tutto un chiamare, una richiesta continua, ad Ines girava la testa, non ce la faceva più. Prese una decisione, staccò il ferro da stiro, entrò nella stanza che le era  stata riservata, si cambiò, riempì alla rinfusa la valigia con ciò che le apparteneva, richiuse la porta e …
“Signor Luigi, io vado via, non ce la faccio. Mi dispiace.!”
“Come vuole signora, quanto le devo dare per  la sua permanenza?”
“No,  non voglio nulla, desidero essere fuori da qui al più presto!”
E così Ines scappò letteralmente dalla casa di  Luigi.
Appena si chiuse la porta alle spalle, un boato di gioia esplose, si abbracciarono tutti, nonno, nipoti, nuora, figlio, la via era libera!
“Adesso rimettiamo tutto in ordine, missione compiuta.” Disse allegramente Sebastiano.
Proprio in quel momento sopraggiunse Maria  “Papà, ma chi era quella donna che è uscita proprio ora da casa tua? Era arrabbiatissima e inveiva contro di te e tuo figlio. Non mi dire che lei è Ines, la donna di cui avevi paura! Sembrava molto alterata, è andata via definitivamente?” chiese quasi con affanno.
“Si cara mia, grazie a tuo fratello Sebastiano, se non fosse stato per lui, avrebbe piantato “le tende”a tempo indefinito.” Rispose  allegramente.






                        MANOLO E   LA SCUOLA DI BALLO

Nei giorni successivi Luigi si sentiva rinato, era libero per davvero, un unico cruccio, non era riuscito a parlare con padre Giuseppe, prete o non prete due paroline gliele doveva proprio dire, il sassolino dalla scarpa doveva e voleva toglierselo. L'esperienza era stata cocente e non facilmente era possibile relegarla  in un angolino della mente. Aveva compreso però l'importanza di non restare sempre a casa, di uscire, frequentare gli amici, insomma fare “vita sociale”. Su consiglio dell'amico Sandro si era iscritto in una scuola di ballo di gruppo, insomma sentiva che un po' di vita lo doveva nuovamente coinvolgere. Quella  sera   doveva recarsi alla prima lezione. Aveva naturalmente chiesto all' amico di sempre come vestirsi, quello al solito era stato  vago: devi stare comodo ma non discinto, colori sobri ma non smorti da sembrare più vecchio di quello che sei. Hai una tuta...non metterla, sembreresti un pezzente, se vuoi fare colpo devi essere elegante ma non formale! Insomma Luigi non aveva capito nulla, ogni affermazione era sempre seguita dal suo esatto contrario!
La sera della “prima”, si insomma il primo giorno di prove, era alquanto eccitato,  il dilemma era sempre quello: come vestirsi? Tuta, casual o elegante? Stava per richiamare  Sandro, poi ci ripensò ricordando non solo la “sfolgorante” camicia arancione ma tutti i consigli ricevuti. Decise per un sobrio pantalone nero e una camicia azzurra.
Alle diciotto era puntualmente dinanzi alla palestra dove si svolgevano i corsi, un po' titubante entrò  e si ritrovò in un ambiente abbastanza grande, con le pareti ricoperte di specchi.
Entrò impacciato ma si sentì più sicuro quando gli venne incontro il suo amico Sandro.
Al solito era vestito “sobriamente”, pantaloni verdi e camicia turchese, aperta su un petto villoso sempre più canuto. Gli disse allegramente “Luigi vieni che ti presento un paio di “pretendenti” ho già parlato di te con loro.” Concluse strizzando l'occhio. “Ma chi ti ha detto che cerco una donna? Ma la vuoi finire?” rispose concitato Luigi.
“Ma se si vede lontano un miglio che sei triste e solo! Non ti preoccupare, faccio tutto io!”.
“E' questo che mi preoccupa!” Pensò quando vide avvicinarsi Ines con tacchi alti vertiginosi,  gambone fornite di cellulite in bellavista, davanzale generosamente  scoperto e le labbra, che tanto lo terrorizzavano, sempre più gonfie e rosse fuoco.
“Signore venite, avvicinatevi, questo è il mio amico Luigi, solo, vedovo e bisognoso di “cure” .Così lo presentò Sandro ad un nutrito gruppo di attempate signore. Sembrava quasi un' asta, l'oggetto era proprio Luigi  “Chi se lo piglia? Su donne fatevi avanti, farete un buon affare!” Continuava imperterrito.
Luigi si sentiva un animale in vendita, se avesse potuto sarebbe sprofondato, sicuramente la sua Federica  rideva a crepapelle, se è vero che i nostri cari non ci abbandonano dopo la morte. Comunque fece buon viso a cattiva sorte, strinse mani, venne ripetutamente baciato, abbracciato, anche tastato in verità, non riuscì però a vedere chi gli aveva palpeggiato le natiche!  Poi...finalmente arrivò il maestro di danza...
Se non fosse stato preoccupato della propria condizione di “preda” si sarebbe rotolato a terra dal ridere. “Mi chiamo Manolo” così si presentò. “facciamo un applauso al nuovo iscritto Luigi! Su signore prendetevi cura di lui.” Era proprio improbabile come danzatore, pantaloni stretch neri, aderentissimi, tanto da far rimbombare un ventre prominente trattenuto da un'alta fascia rossa. Camicia in seta  nera con volant sul davanti e nei polsini. Capello con tanto di quel gel che se per sbaglio si fosse posata una mosca sarebbe deceduta sul colpo, invischiata in quella colla simile alle sabbie mobili. Sul volto palesemente glabro un baffetto da sparviero,  era così perfetto da sembrare tatuato, scarpe da ballerina ma, quello che lo rendeva assurdamente comico, era l'andatura. Quando camminava, le chiappe ancheggiavano ammiccanti, neppure una donna sarebbe stata capace di tanto!
“ Su in fila, si uno accanto all' altro, su,su, gambe divaricate, ancheggiamo, destra..sinistra, destra...sinistra......!
Luigi dentro di sé rideva a più non posso, Manolo era inguardabile ma, onestamente, gli allievi ne erano soggiogati.
Anche lui, in un certo senso,  ne era ammaliato, vi era una tale grazia nel movimento, che gli occhi seguivano   quel sedere oscillante, era come ipnotico, tanto che il corpo inavvertitamente ne copiava le movenze per cui...anche lui si trovò a muovere il bacino destra...sinistra...destra...
La lezione proseguì con la scelta di una dama  per apprendere i primi rudimenti della “baciata”.
Al comando “Su accoppiatevi”....metaforicamente parlando di Manolo, Luigi si ritrovò accerchiato, era in un imbarazzo sempre più crescente, non sapeva cosa fare, chi guardare. Si sentì strattonato per le braccia, si voltò ed era una rubiconda donna che gli fece l'occhiolino, quasi promettendogli meraviglie. Ce ne fu addirittura una che gli diede un pizzicotto su di una chiappa sussurrandogli “E' soda come pensavo!” Un'altra gli si mise davanti e “slinguazzandolo” gli sussurrò all'orecchio: “Scegli me e non finirà qui”.
Luigi era arrossito all' inverosimile, erano anni che non era oggetto del desiderio femminile, non capì neppure lui come fece ad allontanarsi da tutte con una scusa e si diresse verso una signora che se ne stava seduta in disparte.
Gli fece pena, non era brutta né vecchia ma, inspiegabilmente,  era tutta sola. Con passo sicuro le si avvicinò e disse “Potrebbe farmi da compagna di ballo?  Mi chiamo Luigi”. Lei non aprì bocca e timidamente accennò di si con la testa.
In fondo alla sala Sandro cercava di attirare l'attenzione dell'amico, i gesti erano disperati...
Imperterrito Luigi la prese per mano, la condusse in pista, l'abbracciò e...Dio mio… un alito così pestifero non lo aveva mai sentito. “Ecco perché era sola! Ora capisco i gesti di Sandro. Povero me!”
Si disse disperato Luigi, neppure una mascherina antigas in dotazione alle truppe d'assalto l'avrebbe salvato da quel mefistofelico, nauseante alito. Era meglio non farla parlare, tenere il capo ostentatamente rivolto dalla parte opposta e finire al più presto il ballo, prima di morire trattenendo il respiro.
Ecco doveva concentrarsi sui passi.
“Mi chiamo Ornella.” disse alito di topo morto.
“Ti prego non parlare, altrimenti non imparerò a ballare.” rispose d'un fiato Luigi.
Si sentiva morire, la cervicale stava  avanzando a passi da gigante, era sicuro che il collo non sarebbe mai tornato a posto, dopo essere stato sottoposto ad un tale stress. Manolo fece ripetere per ben mezz'ora i passi della “baciata”, il povero Luigi era stremato: contemporaneamente doveva trattenere il respiro, non far parlare Ornella, tenere il volto girato ostinatamente da una parte, voltarlo velocemente quando il maestro si trovava dalla parte opposta, imparare i passi e cercare di non morire.
Come Dio volle la lezione giunse a termine, Ornella ringraziò Luigi affermando che lo avrebbe aspettato per la lezione successiva. Le rispose con un mezzo sorriso, agitò la mano verso Sandro e letteralmente fuggì dalla stanza. Giunto sulla strada respirò a pieni polmoni, sembrava reduce da una discesa difficoltosa in apnea con assetto variabile. Il poveretto era palesemente sconvolto, infatti gli si avvicinò un signore chiedendogli se per caso avesse bisogno di essere soccorso. Rispose con un cenno di diniego, già lontano da quella donna si sentiva meglio, si riposò ancora un po' e poi si avviò sconsolato verso casa, non ebbe neppure il coraggio di rientrare in sala per il timore di rincontrare “alito di topo”..
Camminando si chiedeva se fosse giusto mettere in pericolo la propria vita per una donna, non sapeva ancora cosa avrebbe fatto, d'altronde doveva scegliere:
ballo si e rischiare, ballo no e morire di noia, mancavano ancora alcuni giorni alla prossima lezione, ci avrebbe pensato, il tempo porta consiglio.



INTERVIENE MARIA

Giunto  a casa trovò un messaggio nella segreteria telefonica, era di padre Giuseppe con un perentorio “Chiamami, è importante!”
“Quando sarò comodo!” Disse Luigi, sfogando la propria stanchezza contro uno sgabello al quale sferrò un calcio,  riportando un grosso ematoma alla caviglia.
A casa di Maria, nel frattempo, si erano riuniti i tre fratelli e la questione era sempre la stessa...come aiutare papà.
Maria dinanzi ad una tazza di caffè disse “Dobbiamo intervenire, avete visto in che guai si è trovato con Ines? Dobbiamo prendere in mano la situazione. Io ho chiesto ad una mia amica svizzera se conosce qualche agenzia dove poter reperire una governante efficiente. Che ne pensate della mia idea?”
“Non so che dirti, disse Carlo, io credo che papà sia ancora in gamba e che una compagna la debba scegliere da solo. E' lui che dovrà condividerne la quotidianità, non noi.”
“Si, Carlo ha ragione ma è anche vero che non è facile scegliere  la persona giusta. Io sarei d'accordo con la soluzione di Maria, la professionalità è sempre vincente.”
“Quindi posso attivarmi in questo senso? Domani potrei visionare il catalogo con le persone che vogliono ricoprire questo incarico. Vi terrò aggiornati ma per il momento non è consigliabile parlarne con papà. E' meglio farlo quando avrò concluso l'accordo.”
E Maria si attivò all'insaputa del padre...contattò ripetutamente l’amica Veronica, andò nella sua agenzia visionò fino alla nausea curriculum e foto e poi...scelse...
Finché un giorno... “Pronto papà sono Maria dovrei parlarti, ci incontriamo in piazza Municipio alle dieci e trenta, è urgente...no..no niente di grave ma devo dirti una cosa:”
Luigi acconsentì e quella stessa mattina  si preparò per incontrare la figlia.
Prima però chiamò don Giuseppe...
“Pronto Padre, mi cercava? Dica pure...”disse con voce alquanto distaccata, il solo ricordo di Ines lo faceva arrabbiare.
“Mi dica cosa è veramente successo con la signora che le ho portato a casa. Lei afferma di essere stata maltrattata!”
“Cosa? Maltrattata? Dica alla sua protetta che  non deve permettersi di aprire bocca perché la denuncio immediatamente. Si è insediata in casa mia come una padrona, non faceva nulla, addirittura sono stato io a pulire, cucinare e come se non bastasse mi infastidiva. L'arrivo di mio figlio, per cui è testimone oculare di quanto è avvenuto, l'ha fatta andare via!” proruppe Luigi.
“Se le cose stanno così le chiedo scusa, parlerò con quella donna, non ne dubiti.” Terminò padre Giuseppe.
Così con una certa rabbia ancora  da sbollire si recò all'appuntamento con la figlia..
 Maria onestamente era nervosa, il giorno prima aveva concluso l' accordo con l’ amica svizzera.
Aveva visionato e scelto una signora tedesca di sessant'anni, morigerata nei costumi, senza figli o nipoti, brava cuoca e attenta donna di casa, secondo lei era il meglio in assoluto. Un dubbio però la tormentava, cosa avrebbe detto   papà? Avrebbe accettato la sua scelta? O dopo la cocente esperienza con Ines aveva chiuso a qualsiasi altra possibilità?
 Fra poco l'avrebbe saputo, infatti stava per arrivare.
Lo vide da lontano, un po' claudicante, il pantalone sgualcito, la camicia non proprio impeccabile, le fece tenerezza, da quando era  rimasto vedovo era improvvisamente invecchiato, sembrava quasi un orfano bisognoso di cure.
Lei ne era certa, aveva fatto la scelta giusta!
Andò incontro al padre e lo abbracciò con affetto.
“Papà caro, disse, ho una bella sorpresa per te!”  intanto pensava “Come faccio a dirglielo?”
“Sai papino, in questi giorni ti ho pensato tanto, sei giovane ma troppo solo, lo sai noi figli siamo impegnati e allora ti avrei trovato una signora che ti potrebbe aiutare in casa...No... aspetta fammi finire. Ci pensi  cucina  buona  e sana, la casa ordinata e profumata, i panni stirati, biancheria lavata?”
“Senti non mi dire che hai trovato una donna che mi faccia tutto questo? Hai dimenticato Ines? Io me la sento ancora col fiato sul collo!”
“Papà si, ho trovato una signora in una agenzia serissima, quindi sei anche tutelato. Ti prego prova almeno per una settimana. Se ti trovi male, non ti piace, non è un problema. Gli accordi prevedono che la prima settimana sia di prova!”
“Non so, ho paura di ritrovarmi nei guai!”
“Papà sai che so scegliere!”
“Ho qualche dubbio se penso al marito che hai.”Concluse Luigi
“Comunque lunedì l'accompagno a casa tua. Ora devo andare. Ciao papi.”
“Sono fregato, aveva già fatto tutto, come al solito”. Pensò sconsolato Luigi.







ORNELLA

Per tirarsi un po' su, decise che nel pomeriggio avrebbe ritentato con la scuola di ballo, nel frattempo avrebbe fatto la spesa al supermercato, poi cucinato e dopo un riposino si sarebbe recato alla lezione sperando nell' assenza di “alito di topo” o al massimo in una performance di gruppo che escludesse completamente i balli di coppia.
Si recò al supermercato vicino casa, col carrello da spingere dolorosamente vuoto. Spesso si rivedeva con  Federica quando andare al supermercato era come un gioco. Lui che riempiva il carrello di leccornie e lei che regolarmente lo svuotava per metterci cibi sani e senza grassi saturi e conservanti. Alcune volte Luigi  posava nel carrello, di nascosto, le caramelle zuccherine che a Fede piacevano tanto e poi gliele donava  una volta giunti dalla cassiera, anche questo era un gesto d'amore. La loro casa era sempre piena di vita, amici, figli o parenti, riempivano le stanze, l'allegria risuonava...  oggi solo tanta tristezza, forse Maria aveva ragione, una donna, anche una semplice governante, avrebbe riportato un po' di compagnia.
Con questi pensieri tornò a casa, si preparò un piatto di spaghetti col pomodoro, finito di mangiare lavò le poche stoviglie e poi riposò un po' in attesa della lezione di ballo.
Senza avvedersene si addormentò tra un urlo, un improperio e un bacio di “Uomini e donne” e sognò...
… sognò di essere un tronista. Era tutto “imbellettato” lo avevano truccato, stirato le rughe, tagliato i capelli, sfoltito  le sopracciglia, aveva sentito il dolore dell'estirpazione, depilato il petto, doveva indossare una camicia sbottonata fin quasi alla vita, lo avevano costretto a dipingere i capelli diminuendo il grigio ma esaltando il “brizzolato”, almeno così diceva l' addetto al trucco e parrucco. Lo avevano condotto in un camerino dove gli avevano fatto indossare un pantalone stretch che lo infastidiva parecchio. Quindi con le ultime raccomandazioni “ Sii te stesso ma non troppo, ammicca, sbava, fai il prezioso, pretendi, sii galante e usa charme.” Nel sogno stesso si chiedeva se per caso charme non fosse un profumo che non conosceva e quindi non usava.
Poi si era ritrovato in trasmissione, era stato presentato come “ L'uomo che non soccombe all'età ma vuole ancora amare appassionatamente una donna. L'avrebbe scelta quel giorno stesso!!”
A queste parole un boato terrificante era esploso tra quelle  “pazze” che lo guardavano lascive, mostravano la lingua, aprivano le gambe e fra tutte c'era... Ines. Un moto di terrore lo aveva scosso e al grido “AIUTO NOOOOOO!”
Si era svegliato madido di sudore. Si era seduto di colpo sul letto, si era guardato intorno terrorizzato e dopo aver aspettato che il cuore decelerasse i battiti, era andato in perlustrazione dell'appartamento: temeva che l'arrivo di quella donna potesse essere reale!
Rassicurato dalla sua assenza, aveva fatto una doccia, si era cambiato e sensibilmente rilassato si era preparato per la lezione di ballo.
Prima di uscire, per precauzione, aveva messo in tasca una serie di mentine, le più forti, quasi anestetizzanti per l'alito, forse succhiandole sarebbero anche caduti i denti a causa del bruciore che  provocava la doppia menta piperita! Si era detto “Meglio premunirsi, non si sa mai!”
Con questi pensieri si era avviato  da...Manolo, l'epico maestro di danza.
Giunto in palestra, si guardò attorno con un certo timore ma, di Ornella, non c'era ombra. Sandro lo abbracciò con affetto, Irina gli strinse calorosamente il braccio, atteggiando le mostruose labbra ad un “simpatico” broncio, in realtà di simpatico non aveva nulla ma la bocca era simile a quella  di un pesce persico. Le compagne di ballo lo salutarono con affetto e palese “speranza”. Poi arrivò lui....il maestro. Quel giorno aveva dato il “meglio” di sé, mandando in visibilio le attempate alunne. Aveva “osato”, è proprio il caso di dirlo, dei pantacollant verde smeraldo che non lasciavano nulla all'immaginazione: attributi strizzati  e in bellavista, pancia prominente, chiappe cascanti e coscione sottovuoto. Alla vista di Luigi si avvicinò, lo abbracciò e sottovoce gli disse “Non mi guardare così,  altrimenti scappo, lo so che faccio schifo ma è per loro. Guardale sono in delirio da menopausa. La mia è una maschera, io sono altro ma loro avranno molto da raccontare durante la settimana.” Così dicendo gli strizzò l'occhio e si allontanò. Con atteggiamento affettato e voce modulata ad hoc disse al consesso “Forza ragazzi, riscaldiamoci, su, su passettini, saltelli, destra, sinistra, su Luigi non essere timido, (sorrisino) fai vedere come sai ancheggiare!!!”
L'uomo ubbidì trattenendo a stento un sorriso e pensando “L'apparenza inganna!” Seguì  sereno e meno impacciato della volta precedente la lezione.
Fu un bel pomeriggio, certo al solito, al momento della scelta del partner si era ritrovato circondato da donne, lui era stato al gioco, aveva accontentato tutte, un ballo ciascuna, si era divertito, la rabbia dei giorni precedenti lo aveva abbandonato. Aveva compreso che si poteva rilassare, in fondo le compagne di danza non volevano nulla da lui, era solo un modo di conoscersi, fare amicizia, sorridere insieme, lasciarsi andare.....si ma... non troppo, la trappola era sempre alle spalle pronta ad azzannarti!
Durante la pausa aveva chiesto a Sandro notizie di Ornella.
“Chi alito di topo? aveva detto, “ è in ospedale, le è stato diagnosticato un problema allo stomaco, l' hanno  operata. Ora è in convalescenza. Siamo andati quasi tutti a trovarla.”
“Come sta? Mi dispiace.”
“Sta bene, ma l'alito è sempre pesante! Evidentemente non era un problema di digestione!” Concluse ridendo Sandro.
La lezione proseguì con tranquillità.














UN NUOVO AMICO: MANOLO

Al termine delle danze, Luigi venne avvicinato da Manolo “Scusa mi puoi aspettare? Ti devo parlare, magari mangiamo una pizza insieme:”
“Con piacere .” Acconsentì Luigi.
Lo attese e quando arrivò quasi non lo riconosceva. Quell'uomo che lo stava avvicinando non era certo Manolo. I baffetti scomparsi,  il gel nei capelli … pure.
L'occhio senza rimmel, abiti casual ma comodi, era un signore piacevole e distinto che gli si avvicinò e disse “Caro Luigi sono Luca, ex impiegato di banca che a tempo perso si trasforma in Manolo.”
Luigi era sbalordito, i due personaggi non avevano nulla in comune, Manolo effeminato e Luca macho, affettato il primo tra risolini e pantacollant, così serio e quasi imponente il secondo. Che trasformazione!”
“Vieni, sono le venti, abbiamo il tempo di andare nella mia pizzeria preferita, è un po' fuori città, vedrai,  buon cibo, bella gente, musica dal vivo. Così avrò il tempo di raccontarti la mia vita e la scelta che ho operato.”
“Sarà un piacere, perché tu, caro Luca, sei proprio una continua sorpresa!”
Si avviarono così  i due nuovi amici.
Fu una serata molto piacevole, Luigi venne a sapere che Luca, rimasto vedovo e senza figli, aveva deciso di dedicarsi a ciò che più gli piaceva: il ballo. Si era inventato il personaggio di Manolo proprio per allontanarsi da un passato, che non rinnegava, ma era stato monotono, ripetitivo, come il ticchettio monocorde di un orologio. Aveva scoperto che un maestro di ballo serioso e anonimo non faceva effetto e soprattutto non richiamava clienti, il suo Manolo invece, era conosciuto dagli amanti del ballo  ed era più credibile in abiti improponibile che in giacca e cravatta.
Così la sua vita scorreva su due binari paralleli: Luca durante il giorno e la sera Manolo per la sala da ballo.
Era felice e sereno, faceva ciò che amava di più, ballare, dava gioia a signori attempati che, grazie a lui, si sentivano giovani, atletici, in forma.
Luigi si sentiva tranquillo, in fondo si poteva essere più sereni seguendo le proprie aspirazioni, forse Maria aveva ragione, era giusto provare, avrebbe sgombrato la mente dai pregiudizi, avrebbe provato prima di non accettare.
Con questi pensieri non più così cupi, alla fine della cena, salutò cordialmente Luca-Manolo,  tornò a casa.







CARLO

L'indomani, domenica, venne invitato a casa di Carlo per il pranzo....
Al solito il “postribolo” non era cambiato, specchi ovunque che, se ti giravi all'improvviso, ti ritrovavi dinanzi qualcuno che ti faceva sobbalzare anche se era solo il tuo riflesso nello specchio. Il cibo fu buono, acquistato al ristorante cinese sotto casa. Luigi si divertì col figlio a mangiare con le bacchette di legno le alghe, in verità solo una minima parte raggiunse la bocca, il resto era sparso sul vassoio di plastica, così come gli involtini primavera che rotolavano inesorabili nel contenitore, fino a quando non li mangiarono con le mani. I due uomini ricordarono episodi  della “ vita precedente” quando Federica era ancora viva ed era l'ago della bilancia dei rispettivi vissuti. Ben presto la malinconia ebbe il sopravvento, solo un buon bicchiere di marsala la sgombrò dalle  menti “Papà, disse Carlo dopo una pausa di silenzio” mi sono innamorato, davvero  e seriamente. Credo di aver trovato l'altra “metà del cielo”.
“Figlio mio, come sono felice per te!” Rispose commosso Luigi. “L'amore vero è acqua di sorgente, ti disseta, ti lava, ti pulisce, ti fa vivere! Per me, tua madre era tutto questo! Quando è morta mi sono chiesto perché dovevo continuare a vivere, senza di lei mi manca tutto!” E abbracciò il figlio teneramente e gli parve di sentire accanto a sé Fede che rideva serena.
Carlo continuò raccontandogli di questo amore, come l'avesse incontrato  sul treno, dello scambio dei rispettivi numeri di telefono, del primo incontro appassionato, di come per lui fosse la prima vera volta in cui si sentiva realmente coinvolto. Luigi guardò con occhi nuovi questo figlio così palesemente  innamorato, adulto, felice..
“Figlio mio ma come si chiama, la conosco?
“Papà si chiama Andrea”
A queste parole Luigi... svenne!
Si riprese frastornato... all'ospedale, Carlo preoccupato lo aveva subito condotto al più vicino nosocomio, per fortuna non era stato un infarto, solo un collasso da stress. Al risveglio Luigi non ricordava neppure la causa del malore, Carlo se ne guardò bene dal raccontargli cosa era accaduto ma soprattutto cosa gli aveva detto. Il medico confermò  che non era nulla di preoccupante, un po' di riposo e tutto sarebbe tornato a posto!
E arrivò lunedì con la nuova governante...









… ARRIVA FAUSTA

Già appena alzato si sentiva nervoso e accaldato, ricordava  vagamente che qualcosa non era andata bene con Carlo, ma non ricordava i dettagli, inoltre attendeva l'arrivo  “dell' interessamento di Maria”. Si sentiva  come se dovesse superare un esame e quando  arrivò la figlia, era sudato come dopo una corsa.
Aprì il portoncino ed ...ebbe paura!
Una valchiria bionda, enorme, leggermente canuta, con calzettoni bianchi e scarpe da tennis, gonnellona arricciata ed un enorme seno coperto da una maglia extralarge, stava accanto a Maria, che ne sembrava la figlioletta.
“Buongiorno sig nore Liuci, sono Vausta.” disse la donna.
“Madonna Mia!” pensò il povero Luigi “Questa fa paura!”
“Buongiorno a lei, ciao Maria, entrate.” In realtà avrebbe voluto chiuderle fuori casa tutte e due. Fece segno alla figlia che dopo “avrebbero fatto i conti” e si apprestò ad ascoltare la nuova venuta.
“Sig nor Luici, zo che lei ha bizogno di me,  io sono gua per guesto! Zo vare tutto, cucinare, lavare, stirare, pulire! Prova me, prova me!”Disse cercando di baciargli la mano.
Luigi sempre più in imbarazzo cercava di staccarsi dalla donna, quella stringeva la sua mano come se avesse delle tenaglie, non riuscì a divincolarsi per cui gliela lasciò e quella prese a baciarla, pizzicava anche un po', evidentemente aveva anche dei baffetti bianchi e resistenti sopra il labbro!
E' vero non sapeva parlare, baciava anche peggio ma se effettivamente era brava in tutto il resto, si poteva fare.
“Va bene signora, proviamo, se fra una settimana non sono soddisfatto lei torna a casa!” Disse esausto e con la mano anchilosata e arrossata.
In fondo gli dispiaceva di essere così duro ma...non voleva correre  altri rischi.
Fu così che la signora Fausta si insediò.
Si sistemò subito nella stanza che era stata di Sebastiano, aveva con sé solo una valigia. In men che non si dica aveva sistemato la sua roba, indossato un grembiule e iniziato a pulire la casa.
Lavava con una tale energia che Luigi temeva che potessero saltare le piastrelle dal pavimento..
Sfregava con una tale forza da toglierne il colore, il lavandino era  pulitissimo e lucido come non mai, ti potevi specchiare, per non parlare del water, quasi quasi avevi paura di utilizzarlo per non sporcarlo.
I pavimenti erano simili ad un lago argenteo, mai stati così, quella donna sembrava uno scaricatore di porto o forse era la moglie tedesca di mastro lindo?.
Non aveva perso tempo per dimostrare quanto fosse brava ma, il povero Luigi, era rimasto per tutta la mattina chiuso nella propria stanza da letto, per non intralciare il lavoro di Fausta.
Appena si azzardava ad uscire dalla camera era un “Nein, nein, io pulire tu dopo uscire! Quando dire io!” Ed era tale la forza della parole che il poveretto ne era quasi terrorizzato.
In poche ore gli aveva smontato una casa, era vero tutto brillava ma gli sembrava di stare in un ospedale, tutto asettico e sterilizzato.
“Vediamo cosa mi prepara a pranzo” Pensò Luigi speranzoso.
Alle tredici non si vedeva ombra di cibo né tanto meno si avvertiva profumo di cucinato! C'era qualcosa che non quadrava.
Luigi aprì la porta della camera, si azzardò in punta di piedi, per non lasciare impronte sul pavimento,  ad uscire sul corridoio ed entrò in cucina e...sorpresa la povera Fausta era abbandonata sulla poltrona e dormiva con la bocca aperta! Era davvero stanca, per forza in una mattinata aveva fatto il lavoro di una settimana!
Luigi la guardò attentamente: la bocca aperta da cui cadeva una leggera bava, un sommesso russare coronava quel sonno così  pesante. “Ma come fa a dormire seduta e in quella posizione così strana?” Si chiese. “Meglio non disturbarla, pazienza andrò alla trattoria sotto casa, così la poveraccia si riposa” Si disse Luigi e così fece. Si cambiò e piano piano uscì di casa sempre in punta di piedi, con le pattine sotto le scarpe, controllando se per caso avesse lasciato qualche impronta. Se avesse sporcato quella donna era capace di sculacciarlo!
Fuori era  proprio una bella giornata, il sole piacevolmente carezzevole, decise di chiamare la figlia “Pronto Maria, si..sto bene...a proposito la valchiria, come chi? La signora Fausta ha letteralmente messo a lustro l'appartamento ma adesso dorme che pare morta e non ha cucinato!” Concluse.
“Ma papà, vedrai stasera che cena ti preparerà, piuttosto vieni a pranzo da me...no..no..non c'è mio marito!”
“Scusa, verrei volentieri ma adesso sono proprio davanti alla trattoria, preferisco un bel piatto di spaghetti al pomodoro, grazie cara ci sentiamo” Disse Luigi rabbrividendo al pensiero del cibo macrobiotico di cui si nutrivano figlia e genero.
Pranzò con gusto, in quel locale si conoscevano tutti, vi trovò anche  il suo amico Sandro che gli fece compagnia. Era solo perché Irina era in Russia dalla sua famiglia, per una visitina.
“Sai povera cara, parte almeno una volta al mese, non riesce a stare senza vedere i genitori, è una donna così affettuosa! Non ti dico i regali che compra per i suoi, addirittura al padre ha acquistato un jeans proprio bello e giovanile, come farà ad indossarlo visto che è anche stretch ed avanti con gli anni?” Disse Sandro.
“Speriamo che vada solo dai genitori. Sandro è stato drogato, ora ne sono sicuro!” Pensò Luigi.
Il gestore della trattoria era un vecchio amico. Spesso  Luigi ci veniva insieme  alla compianta Federica.
La cameriera  era  Luciana, una dolcissima signora che letteralmente coccolava Luigi, portandogli doppie porzioni e i tagli di carne migliori. Cercava in tutti i modi di non farlo sentire solo. Se i clienti erano pochi, si sedeva al suo tavolo  e chiacchieravano ricordando tempi migliori quando ambedue avevano i rispettivi compagni accanto.
Fu un buon pranzo, coronato da un ottimo caffè.
Luigi invitò Sandro ad accompagnarlo a casa, così avrebbe conosciuto Fausta,  lui si vantava di essere un intenditore di straniere!
Entrarono nel pulitissimo appartamento e... Fausta era ancora nella stessa posizione. Non era possibile erano passate già tre ore.
“Signora, signora, iniziò a chiamare Luigi, poi sempre più forte “FAUSTA, FAUSTA, SI SVEGLIIIII! e scuotendola “SIGNORA FAUSTA SI SVEGLI. TI ORDINO DI SVEGLIARTI! SVEGLIATI !” Iniziò darle schiaffetti leggeri poi, sempre più forti, tanto da lasciare sulla guancia sinistra l'impronta della mano!.
“Smettila di schiaffeggiarla che poi ti incolpano per violenza! Ma questa sta male, chiama il 113 subito, ti muore in casa!” Urlò Sandro.
In attesa del soccorso i due cercarono di farle il massaggio cardiaco, ma non riuscirono a sollevarla dalla sedia per stenderla a terra, allora le bagnarono volto e polsi, perché poteva anche far bene alla poveretta, lo avevano visto fare in E.R..
Le sbottonarono la camicetta ma la riabbottonarono subito alla vista di quel seno enorme, erano spaventati e confusi ma, come Dio volle, arrivarono gli aiuti.
Il medico e gli infermieri, con una certa fatica, la misero supina sul pavimento, le prestarono i primi soccorsi, poi la posero sulla barella e la portarono velocemente in ospedale.
Seppero in seguito che la donna aveva avuto un ictus cerebrale, era salva per miracolo, non si sapeva quale tipo di danno neurologico avesse subito, le condizioni erano stazionarie.
Sandro e Luigi erano davvero spaventati, oltretutto erano consapevoli che se il secondo fosse stato più accorto e meno pauroso,  forse si sarebbe reso conto della situazione, invece..





LUIGI DORME DA SANDRO

Quella sera Luigi non volle restare solo a casa e chiese aiuto all'amico Sandro che lo ospitò volentieri. Così si ritrovò in una casa inverosimile, tutta rosa con piume di struzzo sulle sedie, tende rosa, poltroncine e divano dello stesso colore e poi....un enorme specchio appeso al soffitto della camera da letto, da rabbrividire non solo per le immagini che rifletteva, ma metti caso, un terremoto di notte e quello ti cadeva addosso falcidiandoti.
“Sai a Irina piace sentirsi Barbie!” si scusò Sandro.
Luigi non riuscì ad aprire bocca, non amava conoscere i vizi privati degli amici, preferiva di gran lunga le pubbliche virtù.
Proprio mentre a bocca aperta, non riusciva a proferire parola, guardava tutto quel rosa arrivò una telefonata. Luigi prese il  cellulare.. “Maria sono da Sandro, hai saputo cosa è successo alla tua e sottolineo tua Fausta? E non dire che è stata colpa mia. Non le ho chiesto niente, sembrava invasata ….”
“Papà non ti volevo rimproverare semplicemente l'agenzia ti vuole mandare un'altra signora domani. Tu sei d'accordo?” disse Maria.
“D'accordo? Io butto fuori di casa te e quell'altra. MI VUOI ROVINARE?
Se quella mi moriva in casa adesso avrei avuto bisogno di un avvocato! Lasciami in pace, ne parliamo un altro giorno!” Chiuse così la comunicazione.
Quella notte dormì, si fa per dire, in una stanza tutta tappezzata di poster  di cartoni animati Manga, Irina li adorava, in un lettuccio pieno di fru fru e peluche appesi alla testiera. In alto un lampadario che riproduceva  il cielo stellato, accendendolo. Un incubo. Oltretutto era allergico al pelo sintetico dei pupazzi, per cui trascorse la notte ansimando, starnutendo e asciugandosi gli occhi che lacrimavano. Ad un certo punto temette in uno choc anafilattico per cui aprì la finestra,  si avvolse in una coperta, faceva molto freddo,  stette così come un rifugiato politico, in attesa  del giorno. Era molto simile ad un profugo extracomunitario solo che lui non era su di un barcone ma in un' assurda stanza più  adatta ad una bimba che ad un' attempata signora russa.
Finalmente giunse l'alba e Luigi si ritrovò intirizzito, dolorante, claudicante, pronto però a tornare nella propria casa.
Sandro insistette tanto affinché facessero colazione insieme, Luigi non volle sentir ragione , se voleva sopravvivere doveva andare via da quella tana di acari da peluche.
Ringraziò l'amico e di corsa riprese la via di casa, una casa normale senza eccessi o leziosità.




A CASA…
Grande fu la sorpresa quando arrivato trovò una macchina dei carabinieri con luci e sirene in funzione. Un po' impaurito, sentiva un leggero brivido di paura lungo la schiena, temeva che la cosa lo riguardasse, chiese al portinaio cosa fosse successo.
“Ah signor Luigi cercano proprio lei!  Sa per quella donna che si è sentita male nel suo appartamento!”
A queste parole il poveretto svenne, cadendo rovinosamente a terra.
Lo soccorsero subito, lo aiutarono a riprendere i sensi e poi  i carabinieri lo interrogarono.
“Tranquillo signor Luigi deve rispondere solo ad alcune domande. Da quanto tempo conosce la signore Fausta Zuigler, da quanto tempo lavora in casa sua ? Come l'ha assunta?”
Luigi fece un respiro profondo e iniziò a raccontare come erano andati i fatti, chiedendo prima  notizie sulla donna.
Il carabiniere gli rispose che Fausta era stazionaria, ricoverata in terapia intensiva.
L'uomo cominciò a raccontare come la donna fosse entrata nella propria vita da governante, sotto consiglio della figlia Maria e cosa aveva fatto quel giorno.
I carabinieri  andarono via dopo circa due ore di domande,  Luigi così poté riprendere possesso dell'  appartamento.
“Povero me, andava dicendosi, non è possibile, una e dico una che vada bene ancora non l'ho trovata, vai a vedere che Irina è il minore dei mali!”
Anche quella fu una notte agitata da incubi, Luigi si girava e rigirava nel letto in cerca di un sonno ristoratore. Appena chiudeva gli occhi  compariva nel sogno  Fausta con un ghigno spaventoso gli gridava “E' colpa tua, casa troppo sporca e io pulire, pulire, pulire....” A queste parole si svegliava e cambiava posizione ma era inutile, Fausta tornava più demoniaca che mai...
Decise di alzarsi, bere un bicchiere d'acqua, rinfrescarsi un po', si sentiva agitato, si recò in cucina e quando aprì lo sportello sotto il lavandino, grande fu la sorpresa quando rotolarono a terra due bottiglie vuote di cognac. Gli si accese una lampadina: la donna aveva bevuto come una spugna, ecco la causa del malessere.
L'indomani avrebbe chiamato sua figlia perché ringraziasse la “ fidata agenzia di collocamento”!
Relativamente più tranquillo tornò a letto, deciso a starci fino al mattino dopo.
Si riaddormentò determinato a riprendere in mano le redini della propria vita.




… ARRIVA LILLA

Non aveva fatto i conti con Maria, già all'indomani era pronta con una “nuova donna”  per papà.
Si presentò prestissimo dal padre e...
“ Papà questa gentile signora è Lilla, la tua nuova governante!”
Non svenne per non essere nuovamente soccorso, negli ultimi tempi  era avvenuto troppo di frequente! Se fosse accaduto ancora lo avrebbero ricoverato a lungo, molto a lungo.
“Ma quanto è brutta!” pensò Luigi, “ma possibile che mia figlia non si faccia i  c... suoi?”
Quella che venne presentata a Luigi era “un manico di scopa, quasi trasparente, il volto emaciato, scavato, le braccia e le gambe esili simili a quelle dell'epica Olivia di Braccio di Ferro, gli abiti le pendevano addosso miseramente, una pena. Al solo guardarla ti veniva voglia di ucciderti per non sopportarne la vista e a sua volta eliminarla per non farla soffrire ancora.
“Ma Maria era impazzita, come avrebbe potuto aiutarlo in casa se in realtà era lei che doveva essere soccorsa?” continuò nelle elucubrazioni  silenziose “E ora che faccio?”
Al solito buon viso a cattivo gioco!
“E' semplicemente una prova? Vero? Se non siamo d'accordo sulla gestione posso retrocedere nella decisione, giusto?”
“Certo papà tranquillo, la signora Lilla ha lasciato in macchina la valigia, scendo a prenderla, così inizia subito!”
“Ha fatto tutto mia figlia! Signora Lilla si sieda, mi sembra un po' stanca!” disse Luigi caritatevole.
E Lilla entrò in casa...
Lo fece con passo incerto, si sedette sulla poltrona, non comodamente ma proprio sul bordo, il pericolo di cadere era sempre incombente, attese in silenzio, gli occhi bassi, le mani giunte.
Luigi la guardava impressionato, sembrava dovesse scontare una pena biblica, cercò di instaurare un minimo di conversazione, la donna rispondeva a monosillabi, l'arrivo di Maria pose fine all'imbarazzo, l'accompagnò nella stanza che le toccava .
Luigi, appena  fu possibile,  investì con veemenza la figlia “Ti assicuro questa dura poco!” La salutò e le richiuse, non proprio gentilmente, la porta alle spalle.
La signora in questione era nella camera che  le avevano dato,  vi era rinchiusa da circa due ore e ancora non dava segni di vita.
Bussò alla porta: “Signora Lilla sta male? Non vuole uscire?” Non ottenendo risposta la aprì, memore della volta precedente ...la nuova governante russava alla grande.
“Signora si svegli !” disse e la scosse rudemente.
La poveretta si sedette di colpo sul letto, gli occhi sbarrati e la bocca aperta pronta a lanciare un urlo spaventato.
“No, si calmi, sono io, ero preoccupato, non rispondeva al mio richiamo. Vorrei sapere se oggi pranziamo, sono le undici e trenta. Provvede lei o faccio io?” Chiese con voce rude Luigi.
“Ha ragione mi alzo e preparo qualcosa!”
Così la nuova governante si mise all'opera.
In frigorifero aveva trovato l'occorrente per un buon piatto di spaghetti al sugo di pomodoro.
Pretese che Luigi mangiasse in sala e non in cucina, lo servì come un “re”.
L'uomo era soddisfatto  ma anche perplesso, non pretendeva così tanto. Era bello per una volta essere servito ma si sentiva in imbarazzo non voleva una serva, solo una donna che lo “accudisse” con discrezione.
Mangiò con gusto e quando ebbe finito Lilla sparecchiò, lavò i piatti, pulì e poi si richiuse nella propria stanza. Nessuna conversazione era stata intavolata, Luigi si sentiva, se possibile, ancora più triste e depresso di quando era da solo. Per fortuna di pomeriggio ci sarebbe stata la lezione di ballo ed era intenzionato ad andarci.
Alle sei era pronto, indossò i pantaloni più comodi, una polo azzurra, scarpe da tennis e si recò alla palestra.
Il primo ad accoglierlo fu Sandro, con grandi pacche sulle spalle, c'era anche Irina, tornata dalla Russia ma appariva meno sfavillante del solito,  le nuove amiche pronte a coccolarlo. In fondo si sentiva amato da quelle occasionali conoscenze e poi apparve lui...Manolo.
Questa volta aveva osato  l'inosabile, tutina aderente, giallo canarino, con frange sul lato esterno delle gambe e delle braccia...uno spettacolo, sembrava una dark queen impazzita.
Abbracciò Luigi e in un orecchio gli sussurrò “Lo so, faccio schifo, a guardarmi vomiterei!” Strizzò l'occhio  e si allontanò a passo di danza.
“Forza ragazzi, uno, due, e uno e due,..! Sculettando con enfasi e provocando gridolini entusiastici dai presenti.
Era iniziata la lezione...
Luigi si guardò in giro e con sgomento la vide, Ornella alias “alito di topo” era tornata.
Non sapeva che fare ma l'iniziativa la prese lei. “Luigi come stai?”
“Io bene, tu piuttosto?”
“Mi sono ripresa, per fortuna. E' meglio non fare arrabbiare Manolo è iniziata la lezione di mambo:” Così dicendo si allontanò per mettersi in fila e osservare le languide movenze del maestro.
Luigi si allontanò velocemente, l'alito era ancora letale, avrebbe dovuto trovare coraggio per dirglielo, era un peccato che una donna piacente come lei dovesse subire l'allontanamento a causa del problema di cui  forse non era a consapevole.
La lezione fu davvero piacevole ed in alcuni momenti anche esilarante quando ad esempio Manolo pretendeva che gli uomini della classe facessero una doppia piroetta con saltello finale, gli sbandamenti non si contarono, erano davvero troppi! Gambe che si incrociavano, ginocchia cigolanti che si piegavano ma su tutti l'ironia e la gioia di mettersi in gioco.
Luigi venne accalappiato per il ballo di coppia da  Cesira, una rubiconda vedova che lo strapazzò letteralmente in un  improvvisato tango. Lo strinse a sé con passione neppure larvata,  sembrava trarre gioia da  quel contatto corporeo. Ornella rimase a fare tappezzeria! Nessuno osava avvicinarla, in fondo a Luigi dispiaceva, doveva trovare il modo di aiutarla!
Al termine della serata Luigi e Manolo cenarono insieme, era diventata una consuetudine. Luca era un piacevolissimo commensale che raccontava aneddoti divertentissimi sulla propria “doppia identità.” Raccontò quando ancora vestito da Manolo alla sua scuola di ballo si era iscritto il suocero! Per fortuna non era stato riconosciuto anche se il povero uomo affermava guardandolo “Lei somiglia tantissimo a mio genero! Solo che Luca non si sarebbe mai vestito così, è troppo serioso!”
Luigi tornò a casa sereno e piacevolmente coinvolto dal nuovo amico così simpatico e sorprendente  ma... non fece neppure in tempo ad entrare nell'appartamento che  venne investito da una serie di rimproveri veementi.
“Ma come si permette, non torna a casa e non mi avverte! Così non va bene.
Lei mi deve avvertire sugli spostamenti che compie, ho preparato la cena e ora?
O la mangia o domani se la ritrova per pranzo e non voglio sentire ragioni!” La iena  che così inveiva era proprio la signora Lilla. L' uomo la guardava sbalordito e pensava “Questa  è pazza! Non è mia moglie e io faccio quello che voglio!”
Ma non riusciva neppure ad aprire bocca perché la donna continuava a rimproverarlo! Ad un certo punto si tolse la ciabatta e la lanciò con rabbia verso Luigi che, non sapeva neppure come, riuscì a scattare atleticamente di lato e non si fece colpire.
Senza dire una parola,  andò nella camera di Sebastiano, prese la valigia della signora Lilla e con un solo gesto  le fece segno che doveva riempirla e andarsene subito.
Il gesto era talmente imperioso che la donna non tentò neppure di giustificarsi o chiedere scusa, fece come le era stato ordinato e mogia mogia richiuse la porta alle proprie spalle.
Luigi nel frattempo ancora frastornato si chiedeva se queste fossero le donne  di oggi.
La sua Federica non era mai stata così, assolutamente!
Oggi pretendevano di comandarti a bacchetta oppure ad accalappiarti, che mondo!!
Telefonò alla figlia Maria “ Senti anche questa è andata! Non ti permettere più di intrometterti nella mia vita. Una donna che mi aiuti in casa me la trovo da solo! Chiaro?”
E chiuse la comunicazione senza ascoltare neppure la risposta. Per lui il caso era chiuso.
Si fece una doccia e con rabbia andò a letto. Accese la televisione  perchè gli facesse compagnia ma solo a notte fonda riuscì ad addormentarsi.







FINALMENTE SOLO!

L'indomani si alzò abbastanza sereno, nessuna governante  “fra i piedi”. Fece addirittura una cosa che non aveva mai fatto in vita sua, nemmeno quando era giovane: stare nudo per casa. Per lui era l'affermazione della propria libertà. Si sentiva un po' in imbarazzo, ma questo solo all'inizio, poi ne assaporò la situazione. In verità non c'era molto caldo, si era ancora in primavera ma lui in quel preciso momento voleva dimostrare la propria capacità di scegliere e decidere. Per troppo tempo era stato sottoposto al giudizio o consiglio altrui. Con quel gesto affermava la ritrovata libertà.
 Camminava, con questo nuovo sentimento per casa, certo evitava balconi e si era accertato più volte che le tende fossero ben tirate, adesso però si sentiva leggero, quasi una forma di autostima. Si era anche guardato allo specchio, cosa che evitava accuratamente di fare eppure, osservandosi con occhio critico,  non si vide così male, certo la “tartaruga era fuggita” al suo posto addominali appena accennati e una bella pancetta che faceva da salvagente, per il resto...tutto a posto.
Quando avvertì qualche brivido di freddo, si rivestì, non voleva rischiare di ammalarsi! Era consapevole che una forma di autocompiacimento era subentrato e non era male, viste le disavventure recenti.
Si vestì di tutto punto e con un cipiglio giovanile, che da tempo lo aveva abbandonato, decise di rispolverare dal garage la fidata bicicletta.
La prese, la pulì, gonfiò le ruote, provò i freni. Quando tutto fu a posto, risalì in casa, indossò tuta e scarpe da tennis ed inforcò il mezzo. La giornata prometteva bene, la pista ciclabile era agevole, non c' erano molti ciclisti in giro, data l'ora di pranzo.
Decise di rilassarsi piacevolmente ma...non aveva fatto i conti con la mancanza di allenamento .
Si è vero pedalava facilmente ma  le giunture iniziavano a fargli male, per non parlare poi del sedere, le chiappe potendo avrebbero urlato di dolore. Il sellino era così duro da sembrare di marmo, le cuciture sembravano fatte di ferro spinato, la schiena curva era sul punto di spezzarsi.
Dopo nemmeno quindici minuti di pedalata,  Luigi si malediva per l'idea malsana che aveva avuto.
Scese dal sellino con enorme difficoltà, le ginocchia si piegavano disperate, desideravano ardentemente un divano, la schiena sembrava affetta da cifosi, le braccia erano anchilosate per la posizione piegata a lungo tenuta, la testa gli girava …
Purtroppo era lontano da casa, aveva dimenticato il cellulare nel garage, quindi non poteva chiamare un familiare per un provvidenziale aiuto. Se non si fosse vergognato, avrebbe pianto di rabbia, decise di avviarsi verso casa, a piedi, prima però avrebbe mangiato qualcosa.
Già ma cosa se il portafoglio lo aveva dimenticato nell’appartamento?
Aveva sete, aveva un disperato bisogno di idratarsi, quando ebbe una  “visione”. Gli parve di intravedere Ornella, si “alito di topo”. Non ebbe incertezze dinanzi  al bisogno urlò “Ornella, Ornella, sono io Luigi, ciao!” Sbracciandosi come un naufrago su di un' isola deserta alla vista di una nave di passaggio. In realtà era proprio così che si sentiva.
Ornella dinanzi a tanto entusiasmo non sapeva come reagire, alzò la mano e si avvicinò.
“Luigi hai bisogno di qualcosa? Sei pallido, sudato, vieni entriamo in un bar, ce n’ è uno all'angolo, ti siedi, ti riposi, bevi  un succo e ti senti subito meglio.”
“Grazie Ornella, non ho nemmeno un euro. Grazie davvero!”
Così la persona che non avrebbe mai avvicinato volontariamente era diventata la sua unica “ancora di salvezza”.
Con una certa dolorante difficoltà, raggiunse il bar con la donna. Si sedettero all'ombra di un alberello che stentato si ergeva nel giardinetto. Scoprirono di avere fame e ordinarono un cocktail analcolico rinforzato.
Luigi si teneva sempre a debita distanza, si l'alito era sempre tremendo ma lui sopportava stoicamente, di necessità virtù. Peccato però, si diceva, era una donna davvero piacevole, sia nel fisico che nel garbo  innato che esternava.
La guardava con attenzione, carina, anzi piacente, ordinata e decorosa, occhi verdi dietro le lenti da vista. Gambe affusolate, un bel fisico non c'è che dire però...quel difetto era insopportabile!
Ornella gli raccontò che non si era mai sposata.
 “Per forza, il malcapitato avrebbe dovuto tenere sempre sul volto una maschera antigas!” pensò Luigi.
Era un' insegnante in pensione, viveva da sola ma non soffriva di solitudine, aveva tre fratelli e tanti nipoti.
Amava viaggiare, ballare e leggere. Una vita non monotona, gran parte della giornata era dedicata al volontariato, presso un'associazione laica.
Una donna interessante ...da tenere a distanza, purtroppo.
Il tempo era trascorso piacevolmente ma  era ora di tornare. Salutò Ornella con la promessa di un appuntamento. Riprese la bicicletta e conducendola a piedi ritornò claudicante a casa.
Giunto all'appartamento, recuperò il cellulare dimenticato. Sul display lampeggiavano cinque chiamate, tutte della figlia Maria.
Cos' era successo di così importante? Si chiese Luigi, ma qualsiasi cosa fosse prima doveva fare una doccia e poi sedersi sul divano verde, aveva bisogno di rilassarsi e pensare.
Dopo aver terminato le proprie incombenze e aver bevuto un caffè ristoratore, chiamò Maria.
“Cosa c'è di così importante? Ero uscito ed avevo dimenticato il cellulare a casa....si sto bene. La signora Lilla?...Credeva di essere mia moglie, dovevo avvertirla dei miei spostamenti, mi ha urlato dietro per almeno un quarto d'ora...si , mi ha lanciato la ciabatta...si.. l'ho mandata via!”
“Ma papà, da quando sei diventato così insofferente? Capisci che hai bisogno di una donna che almeno pulisca la casa?”
“Fammi il santo favore di farti gli affaracci tuoi, ai miei ci penso da solo!” Così dicendo chiuse la telefonata.
Quel giorno Luigi non fece altro che riposare sul suo amato divano verde, si coricò senza cenare, era troppo arrabbiato. Nessuno comprendeva la propria necessità di serenità ma soprattutto possibilità di gestire  vita e  scelte.
Dormì un sonno senza sogni, la tristezza si era impossessata anche della notte buia.
La mattina dopo, appena alzato, si sentì pronto a prendere una decisione che gli balenava in realtà da alcuni giorni, avrebbe chiesto a Sandro cosa ne pensava.






SANDRO … ABBANDONATO!

Fece colazione con latte e biscotti, una veloce doccia, si vestì e telefonò all' amico.
“Sandro, sono io Luigi, ci incontriamo per pranzo alla solita trattoria? Mi fai compagnia?..Si ..bene..alle dodici. Ciao!”
Decise di uscire  a comprare il giornale e fare un po' di provviste, il frigorifero era davvero vuoto!
Passò velocemente la mattinata e a mezzogiorno era alla trattoria da “Luciana” ad aspettare l'amico.
Quando lo vide arrivare notò subito il cambiamento.
“Sandro ma cosa ti succede? Perché sei così trasandato e triste?” Gli chiese Luigi dopo averlo abbracciato.
“Sto male, Irina mi ha lasciato. Si è innamorata di un altro uomo!” Disse con disperazione.
“E' un uomo più giovane, bello, affascinante?”
“Oh no! E' più vecchio, bavoso oserei dire. Non è neppure autosufficiente, è disabile, si insomma  sta sulla sedie a rotelle… ma ha una qualità che io non ho: è ricco!” Concluse Sandro.
“Meglio così, è evidente che non ti amava. Caro amico, forse la tua Irina cercava solo un “pollo da spennare”, ti sei salvato in corner, un' altra donna degna del tuo affetto la troverai. Vedrai!
“Ma lei mi faceva sentire vivo, lo so  che aveva le mani bucate. Tu guardami non sono giovane, non sono bello, né particolarmente intelligente,  lei mi stava ugualmente accanto. Con lei mi sentivo bene e amato. Ora...sono irrimediabilmente solo!”
“Ascolta Sandro, meglio solo che essere falsamente amato. Potrai finalmente liberarti da quell'arredo da Barbi,  questo non è poco, te lo assicuro, poi ci sono io, sono solo come te. Vedrai che ci daremo da fare per colmare la nostra solitudine. Adesso mangiamo un buon piatto di pasta. Di pomeriggio facciamo una passeggiata e poi andiamo a scuola di ballo.”
Concluse Luigi stringendo il braccio dell'amico.
Pranzarono in silenzio, ognuno di loro chiuso nei propri pensieri, in compenso il cibo era buono. Alla fine bevvero un buon caffè e fecero una lunga passeggiata. Sandro  rivisse il periodo d'amore con Irina, raccontando a Luigi aneddoti ed avventure.
L'incontro folgorante con la donna, il cambio di look per apparire più giovane, la tintura nei capelli, l'iniziale allergia che gli aveva arrossato volto e collo per mesi, l'inizio di alopecia, subito guarita, per fortuna, sostituendo la tintura per capelli con una meno aggressiva. Gli abiti estrosi, il pieno di vitamine e altro per essere all'altezza delle aspettative amatorie, l' illudersi di farcela sempre e comunque, nonostante il dolore, il prurito  e le palpitazioni causate da una pillolina blu che prometteva miracoli. La casa ridicola in cui viveva per farla contenta, i soldi spesi per i viaggi reiterati in Russia dai parenti. In realtà un marito che Sandro inconsapevolmente faceva vivere di rendita! Tutto questo poi...non era bastato!
“Credimi mi ero snaturato, non ero più io, disse asciugandosi un lacrimone, Adesso, dopo questa esperienza, chi mi vuole, deve accettarmi così come sono! Hai ragione Luigi,  andiamo a scuola di ballo e divertiamoci!”
Si lasciarono con la promessa di rivedersi di lì a qualche ora.
Luigi era un po' scosso, gli dispiaceva vedere l'amico così triste, almeno qualche soldo da parte ancora l'aveva, Irina era andata via prima di poter “grattare anche il fondo”.
Era stato fortunato, era certo che un' altra donna lo avrebbe amato per quel che era, senza finzioni, sotterfugi, questo sarebbe stato importante.
Mentre così rifletteva Luigi, s'incamminava verso casa, quando si sentì chiamare, si voltò era padre Giuseppe. Si fermò.
“Buonasera padre, mi dica.”
“Sera Luigi, come sta?”disse,
“Un po' triste ma in fondo bene.”
“Sa signor Luigi, ho incontrato la signora Ines. Non l'avevo riconosciuta, era un'altra donna rispetto a quella che conoscevo. Provocante e sfacciata, mi ha anche insultato quando le ho chiesto come stava. Aveva ragione, si è comportata proprio male. Mi dispiace, le auguro che possa trovare una donna degna, che l'aiuti e le voglia bene. Buonasera!” Gli strinse la mano e  si allontanò.
Era contento di aver chiarito col prete, non sopportava i sospetti. Improvvisamente gli sorse una gran nostalgia per Federica, una lacrima  spuntò all' angolo dell' occhio sinistro, non scese, rimase lì immobile senza scorrere. Non l'asciugò, era come un diamante che testimoniava un amore mai finito, duraturo oltre la morte.
Giunto a casa si lavò e si cambiò, era l'ora di andare in palestra, Manolo lo attendeva.




ARRIVANO I BRASILIANI!

In cuor suo era contento di avere questo diversivo, forse avrebbe rivisto Ornella. Le voleva consigliare un buon dentista, doveva trovare però una scusa adeguata per iniziare il discorso, desiderava davvero  aiutarla.
Arrivato in palestra notò subito un gran fermento, c'era gente che si muoveva senza sosta, volti nuovi accanto ai vecchi amici, Sandro sembrava ringalluzzito, lo chiamò con gesti plateali “Che succede? Cos' è questo fermento? chiese.
“Novità amico mio, grandi novità, Manolo ospiterà nella nostra palestra un corpo di ballo brasiliano. Sono quindici artisti, faremo  un gemellaggio. Ci pensi amico mio, conturbanti ballerine seminude tutte per noi!” concluse Sandro.
“Senti, non ti fare illusioni, magari sono attempate settantenni che anni fa erano appetibili, oggi non credo! Guarda sta arrivando Manolo, ma come si è combinato?” Disse reprimendo una risata.
Effettivamente aveva dato sfogo alla fantasia!
Era tutto un volant, i colori simili ad un pappagallo, rosso e giallo, pantaloni, neanche a dirlo, aderenti fino al ginocchio e poi rusche fino alla caviglia, bolerino aperto sugli addominali, appannati per la verità, maniche larghe e variopinte. Si era dipinto un ciuffo di capelli verdi, gli mancava la coda e poi poteva appollaiarsi su di un trespolo!
Entrò nella sala gridando: “Viva el Brasil! Applaudiamo gli ospiti. Ecco a voi “I Marachas!”
Fra uno scroscio di applausi e  urletti entusiastici apparve il corpo di ballo ospite.
Ad un primo sguardo sembravano alti, forti, tonici, osservandoli attentamente potevi affermare tranquillamente che: non erano alti, né belli, né forti, sicuramente avanti con gli anni.
“ Ora, disse con enfasi Manolo, ve li presento uno a uno. Benicias, olè! Lucas, olè! Matias,olè! Gratias, olè! Marj,  olè! Ana, olè,Torr, olè, Laura., olè1! Nandis, olè! Maria.olè! Un applauso per questi fantastici ballerini di samba!”
Manolo sembrava impazzito, non vedeva o forse non voleva vedere le rughe e la stanchezza su quei volti  coperti di fard fino all'inverosimile. Ad uno sguardo più attento potevi leggere, in quegli occhi bistrati di nero,  la disillusione per una vita sicuramente non facile.
Nella sala si diffuse un' assordante samba e quei ballerini iniziarono le danze, sembravano trasformati. “Magari è vero che hanno la musica nel sangue.” pensò Luigi.
Erano assolutamente coinvolgenti tanto che ad un misterioso segnale interiore tutti si ritrovarono a ballare, come degli invasati in una bolgia infernale, perfino Luigi cercava di muovere il bacino ad un ritmo accettabile. Sandro non stava più nella pelle, sembrava un tarantolato, muoveva incessantemente braccia, gambe, fianchi, sembrava posseduto! Rideva, ancheggiava, urlava con quanto fiato aveva in corpo,  stava incollato ad una ballerina di nome Ana, non  che fosse migliore delle compagne, sembrava la più disinibita.
Luigi si ritrovò a roteare sulla pista da ballo con Laura,  che  l’aveva avvicinato, era stata proprio lei ad afferrargli il braccio e trascinarlo nelle danze.
Ornella in disparte non partecipava, con fare risentito lo osservava.
L'uomo si sentiva inebriato, era come se avesse scolato un' intera bottiglia di Barolo, i pensieri tristi erano banditi, il ricordo di Federica, almeno per il momento, offuscato. In preda alla frenesia della musica, andò da Ornella e l'abbracciò con enfasi, stampandole un bacio sulle labbra. Non lo avesse mai fatto! Purtroppo...la donna presa alla sprovvista aprì la bocca e “l'alito di topo” lo ricondusse brutalmente alla ragione e alla triste realtà.
Si allontanò strofinandosi le labbra violentemente, conati di vomito gli salivano dalle viscere! Ma cosa aveva mangiato quella donna? Cadavere di cane in decomposizione! Non poteva essere vero che nel 2011 esistesse un odore così nauseabondo!
Uscì nella strada per riprendere fiato, fece dei profondi respiri. L 'aria fuori era tersa e pulita, lentamente si riprese e sorpresa... si ritrovò accanto Laura che inaspettatamente lo abbracciò.
Luigi si sentiva in paradiso, era passato da uno stato d'animo pietoso ad uno idilliaco. Si arrese a quell'abbraccio, si abbandonò fiducioso in quelle braccia carezzevoli ma forti, anche muscolose in verità, forse troppo, quelle braccia erano come tentacoli di una piovra che stringevano, stringevano,stringevano...
“Ehi  non esagerare! Va bene stringere ma tu esageri, mi fanno male le costole. Comunque grazie  per la comprensione, ero in un momento un po' difficile! Rientriamo è meglio, sai i pettegolezzi!”
“Ma che te frega dei pettegolezzi!” Rispose Laura con una strana voce gutturale!
Non c'era molta luce all'esterno, Luigi tentava di dare un volto certo a quella voce così strana, disse “Laura rientriamo, sto già meglio. Gli altri ci aspettano.”
All'interno era una bolgia, schiamazzi, musica ad alto volume, uomini e donne che si muovevano a un ritmo forsennato, bisognava fare qualcosa, sarebbe morto qualche anziano se continuavano così, non erano più ragazzini. Luigi prese in mano il microfono, prima però spense lo stereo, ripristinando  così una certa calma.
“Manolo, disse, vieni qui, è il momento di pianificare gli incontri che avremo nei prossimi giorni!”
Tutti si guardarono in giro ma, del maestro di ballo, neppure l'ombra.
“Ma-no-lo,  Ma-no-lo, Ma-no-lo!” Si formò un coro spontaneo ma assordante ed ecco che dal bagno  venne fuori  il maestro. Era visibilmente accaldato, gli abiti in disordine, in verità solo i pantaloni, il variopinto bolerino era sparito, i capelli arruffati e lui palesemente confuso.
“Scusate ragazzi ma ho avuto un lieve malore.”Disse. Guardando il volto degli astanti, in pochi avevano creduto alla scusa.
Si ricompose alla buona e prese il microfono.
“Scusate ragazzi ma ero stato preso dal ritmo infuocato. Risatine di sottofondo. Ora devo chiedervi un favore, come sapete nei gemellaggi bisogna ospitare , gradirei che foste voi a proporvi, chi ha spazio, chi vuole compagnia,  chi desidera poi andare in Brasile, insomma fate pure!”
“Io ospito Ana, sempre se è d'accordo.” Disse Sandro.
“Io vado da Luigi, se vuole.” Urlò Laura con voce baritonale.
Il povero Luigi si ritrovò così ad ospitare in casa propria la ballerina brasiliana, un dubbio lo tormentava: ma era davvero una ballerina?
Alle dieci di sera tutti i danzatori avevano ottenuto ospitalità, il povero Luca-Manolo avrebbe ospitato tre uomini, nessuno li aveva voluti, erano i più decrepiti, anche le più assatanate delle alunne avevano rifiutato questa gentilezza. In verità Ornella era disponibile ma dopo  aver ballato con lei, tutti avevano rinunciato a qualsiasi contatto, avevano preso in disparte Manolo dicendo “E' la muerte por nos!”
Luigi  incamminandosi verso casa si ritrovò a braccetto con Laura.
Era piacevole avere compagnia, la ragazza era dolce, carezzevole, affettuosa, inoltre adesso sembrava più normale con abiti semplici e senza quel trucco insopportabilmente pesante.
Luigi trascinava a fatica la pesante valigia di Laura, non aveva nemmeno le ruote. Lei non avrebbe voluto ma lui, da vero cavaliere, si era offerto di farlo. Adesso ne era un po' pentito, gli dolevano il braccio, la spalla, le gambe ed era anche preoccupato: cosa avrebbero detto i figli di questa ospite inattesa?
Giunti in prossimità dell'appartamento, Luigi si guardò intorno con circospezione, non desiderava ulteriori pettegolezzi. Per fortuna non c'era quasi nessuno,  a causa dell'ora tarda. Usarono l'ascensore ed entrarono in casa. Per Laura ci sarebbe stata la stanza di Sebastiano, così come per le donne che l'avevano preceduta. La fece accomodare, le mostrò la stanza, le disse di mettersi comoda che lui avrebbe preparato una spaghettata, avevano un po' di fame tutte e due.
Laura decise di fare una doccia, di sistemare gli abiti nell'armadio in attesa della cena.
L’uomo era un imbarazzo, questa volta la situazione era diversa, non si trattava di una governante ma di una donna, oltretutto brasiliana, che gli aveva chiesto ospitalità. “Sarà quel che sarà.” si disse, intanto avrebbe cucinato.
Si sentiva bene dopo tanto tempo, si sentiva utile, quella sera gli piaceva anche cucinare, cosa strana in verità, non  amava “spadellare” in cucina!
Stava per apparecchiare per la cena quando...il suono del cellulare lo riscosse, era Sandro.
“Luigi attento, Ana non è Ana è Ano, disse con voce concitata, attento Dio mio!”
“Sandro calmati, non ti agitare, non ho capito, chi è Ano?”
“Ana non è Ana, è un uomo! Ero così felice, l'abbracciavo poi ho sentito qualcosa di strano, si insomma in  basso. Mi sono allontanato di colpo. Lei, no anzi lui, si è messo a piangere, mi ha pregato di non mandarlo via, starà buono, buono. Che devo fare?” chiese Sandro.
“Niente, stai fermo e rispetta l'ospitalità. Fra dieci giorni se ne andrà.”
“E Laura è Laura o Lauro?”
“Non lo so. Ora chiudo, dobbiamo cenare. Non è niente di grave. Tranquillo, ci sentiamo domani!” Concluse Luigi.
Tranquillo un corno, chi era veramente Laura?
Comunque ritornò in cucina e la chiamò.
“Laura vieni, è pronta la pasta!”
“Arrivo, caro Luigi!” rispose la...donna...e comparve in cucina.. un uomo di circa quarant'anni!
“Non sei sorpreso Luigi? Mi chiamo Benedetto, per vivere ballo con abiti femminili, purtroppo ho trovato lavoro solo  come donna.”
“No, non sono sbalordito, in fondo l'avevo intuito, sarai mio ospite come ti avevo promesso. Non mi sono scandalizzato, saremo due amici che condividono un tetto, solo un tetto!” Precisò.
“Grazie Luigi, lo sentivo che eri una persona perbene, scusa l'approccio alla scuola di ballo  ma dovevo convincerti, non sono nemmeno brasiliano sono di Napoli. Vedi cosa mi tocca fare per campare?”
“Non ti preoccupare, adesso ceniamo e godiamoci questi spaghetti. Buon appetito!”
E così ebbe inizio la strana convivenza: in privato era Benedetto, quando usciva di casa era una bella signora di nome Laura.
Luigi era tranquillo, aveva confidato tutto a Sebastiano, il figlio minore,  agli altri figli no, non avrebbero capito e si sarebbero scandalizzati e preoccupati.
Certo non era facile gestire la situazione, specie quando arrivava in casa un ospite inatteso per cui Benedetto doveva subito occultarsi e cambiare identità. Non mancarono episodi divertenti ed imbarazzanti, quando ad esempio un giorno era arrivato l’amministratore del condominio, il povero ballerino aveva subito cambiato gli abiti ma lasciando inavvertitamente addosso un boxer maschile con un paio di decolleté con tacco undici ai piedi. Era riuscito a venirne fuori raccontando che i pantaloncini da uomo li trovava sexy come non mai, mentre il povero Luigi si nascondeva il volto tra le mani che era diventato paonazzo. Nonostante tutto i due uomini erano diventati amici condividendo la quotidianità.
Sandro invece era sempre più in crisi, lui che si era sempre sentito un gran amatore adesso aveva crisi di identità sessuale, si chiedeva perchè non avesse intuito la reale situazione! Stava proprio invecchiando!
Quando alcune sere dopo si ritrovarono per la consueta lezione di ballo, Sandro sembrava invecchiato e triste. Era arrivato accompagnato da una splendida Ana, ma l'uomo era visibilmente accasciato.
“Che hai amico?” Chiese Luigi.
“Come fai ad essere così sereno, tu?” Rispose di rimando Sandro.
“Per me Laura è solo un ospite, come chiunque altro! Forse tu hai  avuto aspettative diverse, io no! E' un pover' uomo che si arrabatta per sopravvivere, cosa avrei dovuto fare? Buttarlo in mezzo ad una strada? Con me è stato corretto ed onesto. Ci rispettiamo a vicenda e fra qualche giorno andrà via. Fine della storia. Tu invece come ti sei comportato? Non mi dire che....”
“Già ...si... adesso sto male. Non ho resistito e sono in crisi!” rispose Sandro.
“Ma come hai fatto a gettare via le inibizioni? Hai lasciato cadere le uniche certezze che hai, cioè la tua sessualità e proprio alla veneranda età che possiedi? Rifletti, decidi cosa vuoi ma serenamente, senza fretta. Ricorda Irina non fare altri errori! Adesso vieni  rilassiamoci con questa lezione.” Prese l'amico sottobraccio e si avviarono in pista.
Manolo era sempre più estroso in un completino rosso fuoco con improbabili fiamme che salivano lungo le cosce, magliettina aderentissima con ricami dorati che sembravano accendersi alla luce delle lampade.
Non era comunque il solito effervescente maestro di danza era come appannato, durante il fine settimana doveva essergli accaduto qualcosa, Luigi si ripromise di indagare.
I ballerini brasiliani animarono come al solito la serata, coinvolsero gli allievi nelle danze  proponendo nuovi passi e movenze che Manolo enfatizzò al massimo, creando entusiasmo tra gli astanti. C'era anche Ornella sempre più triste ed in disparte,  faceva l'indifferente, sedeva in un angolo intenta a guardare i ballerini di samba. Quella sera era più elegante del solito, indossava un bell'abito blu di lana, scarpe col tacco. I capelli avevano una nuova tonalità, i colpi di sole  la facevano sembrare più giovane, eppure era sola come al solito, nessuno accanto...
“Chissà l'alito come va?” Si chiese Luigi. In un impeto di  altruismo le si avvicinò.
“Come stai Ornella? Stasera sei proprio carina.”
“Grazie Luigi, non sto molto bene, sto curando i denti da un dentista e ho qualche dolore!”
“Eh dai, finalmente!!” Pensò l'uomo.
Effettivamente “l'alito di topo morto” era sparito.
“Dai vieni, balliamo.” Le propose.

“Ma Laura non è con te?”

“No, ma che pensi? Poi ti racconto”.
Così dicendo prese Ornella tra le braccia ed iniziarono le danze.
Non si sentiva così bene da tempo immemorabile. Ornella era deliziosa, semplice, fresca, pulita. Era bello poter ballare con una donna che non ti metteva in soggezione e che non pretendeva che tu fossi più giovane, allegro, atletico, di quanto in realtà sentivi di essere.
Laura guardava Luigi da lontano, quando gli sguardi si incontravano, si sorridevano e inevitabilmente si scambiavano uno sguardo di complicità.
Era come se condividessero un segreto comune e forse era davvero così. Sandro invece era strano, stava seduto su di una sedia, era imbronciato e aveva lo sguardo stanco. Non era da lui essere così apatico. Durante l'intervallo gli si avvicinò.
“Amico mio cos' hai? Perché non balli?” chiese apprensivo Luigi.
“E' colpa di Ana, ne sono invaghito! Forse la novità, il pensiero del proibito, non so ma mi è entrata nel cuore.”
“Tu sei impazzito, che ti piglia, gli disse portandolo in disparte dove la musica era meno assordante. Possibile che puoi passare da Irina, bomba sexy anche se discutibile, ad una donna  che in realtà è un uomo?”
“Luigi tu non puoi capire! Mi sono innamorato come un bambino. Ana mi comprende, mi aiuta. Con lui o lei, non so, sono me stesso, non ho bisogno di fingere. Non è questione di sesso, oh no! E' affinità! Sono sereno anche se confuso.”
“Ascolta Sandro, per il momento vivi pure questa storia, fallo con discrezione. Non ostentare, cerca di capire cosa vuoi. Solo dopo anche  gli altri potranno comprenderti. Fra meno di una settimana andranno via. Cosa farai? Pensaci, rifletti. Ora andiamo a ballare, vedrai che tutto si risolverà.”
Il vero enigma era però Manolo, cosa gli era accaduto, non si intravedeva da nessuna parte. Forse era in bagno?
Proprio mentre la musica impazzava e le danze erano al culmine, si udì un urlo strozzato, Manolo era stato ritrovato  a terra in un angolo della sala…




MANOLO STA MALE!

“Presto fate largo, stendetelo, sollevategli le gambe! Chiamate i soccorsi, subito! Un bicchiere d'acqua, presto!” Luigi aveva preso le direttive. Cercò di allentargli i pantaloni che stringevano come una morsa il sottopancia, era però impossibile, troppo aderenti e resistenti, chiese una forbice e avutala li tagliò.
Manolo però non si riprendeva. Giunta l'autoambulanza venne subito condotto in ospedale.
Tutta la scuola di danza si mobilitò e seguì Manolo.
La scena che si presentava nella sala d'aspetto dell'ospedale era inverosimile, un gruppo eterogeneo di signori e signore attempate, con palletes e abiti da ballo, accompagnati da danzatori brasiliani semi svestiti. Alcune ballerine avevano il mascara che scivolava lungo le guance, accompagnando  le lacrime,  nessuno parlava,  si attendevano notizie sullo stato di salute di Manolo. Trascorsero tutta la notte nella sala d'attesa, nessuno usciva a dare notizie, i caffè si sprecarono. Solo al mattino uno stanco medico uscì dal reparto e chiese “Ci sono i parenti del signor Luca De Federico?”
Nessuno rispose.
“Ma insomma possibile che non ci sia nessuno per il ballerino?”
“Siamo tutti qui  per Manolo!” rispose all' unisono quel pazzesco gruppo di persone che in realtà non conosceva il reale nome del “maestro di danza”.
“E'  stato lo stress e un miscuglio di pillole antidolorifiche, niente grave, il cuore non è stato danneggiato. Lo terremo in osservazione un giorno e poi potrà tornare a casa e, compatibilmente con gli impegni, riposare. Ha chiesto di vedere un certo Luigi, è qui? Bene venga con me!”
Così il medico condusse Luigi dall'amico. La vista dell'ammalo lo  scioccò, era quasi irriconoscibile, pallido, emaciato, i capelli arruffati, gli occhi chiusi, il respiro affannoso, il mitico baffetto scolorito.
“Luca sono io, hai chiesto di me, dimmi amico mio.”
“Grazie Luigi, ho avuto paura di morire, stringimi la mano.”
“Ma cosa hai fatto?”
“Non credere che volessi uccidermi. Avevo un forte dolore alla schiena, non potevo rinviare la lezione. Ho preso un paio di pillole, ho bevuto un wischy e questo è il risultato.”
“Va bene, ora resterai un paio di giorni in ospedale, cosa devo fare con i brasiliani?”
“Dì loro che possono restare in casa mia, le lezioni per il momento sono sospese. Fra qualche giorno sarò a casa e poi  riprenderò la solita vita. Grazie ancora Luigi.”
Si salutarono e l'uomo tornò dagli amici che attendevano  in sala d'aspetto e riferì cosa gli era stato detto.
Era quasi giorno quando tutti tornarono a casa. Sandro con Ana, Luigi con Laura, e tutti insieme accompagnarono Ornella alla sua abitazione.
La notte era trascorsa agitata ma l' alba si preannunciava stupenda, se non fosse stato per il sonno, a Luigi sarebbe piaciuto sedersi su di una panchina del parco ed attendere il sorgere del sole.




LE DECISIONI DI MARIA

Arrivato al proprio appartamento lo attendeva una visita. Ad attenderlo una furente Maria…
“Papà dove sei stato? Stavo impazzendo dalla preoccupazione? E questa chi è?”
lo stava investendo con un fiume di parole. Per porre fine  la baciò e l' abbracciò come non faceva da tempo e se la sentì sul cuore con quella vicinanza e amore che li accomunava.
“Stai tranquilla, amore, il mio amico Luca si è sentito male ed eravamo tutti all'ospedale per fargli coraggio e stargli accanto.”
“Papà ho avuto tanta paura. Ho temuto di averti perso. Scusa papà, tienimi stretta a te, ti prego!
Luigi si sentiva di nuovo padre e nessun altro sentimento trovava spazio in quel frangente.
Solo dopo una tazza di tè preparata da  Laura, Luigi le spiegò chi era la donna che ospitava in casa.
Benedetto entrò nella stanza, si sedette accanto a Maria che lo guardava a bocca aperta.
“Ti presento Benedetto, alias Laura, quando balla. Ecco chi ospito. E' una bravissima persona, è stato un ospite gradito e per bene, te lo assicuro. E' stato Manolo a chiedermi di accoglierlo e dopo un  momento di perplessità ho accettato e non me ne sono pentito. Ora però spiegami cosa è successo a te, questa visita mi sembra strana.”
Concluse Luigi.
“Ho avuto una violenta discussione con Fabio. L'ho visto con un'altra donna.
Mi sento morire, non voglio tornare a casa, mi ospiti per qualche giorno? Ti prego papà ho bisogno di riflettere!”
“Lo sapevo, quell'uomo non mi ha mai convinto” pensò Luigi, ma  facendosi forza, disse “ Non essere frettolosa, io ti do alloggio volentieri. Ricorda però che tu ami Fabio. Ti darò la stanza che avevi da piccola, c'è un comodo divano, resta pure quanto vuoi ma se provi dei sentimenti forti non lasciare il campo libero alla concorrenza. Fai chiarezza nel tuo cuore, tesoro!”
Maria si asciugò le lacrime che copiose le solcavano le guance e dopo un abbraccio al padre, si chiuse nella camera che l'aveva vista crescere.
Anche Luigi e Benedetto andarono a letto. Era stata una notte piena di sorprese e dolori: il malessere di Manolo, Ornella trasformata, Maria in crisi col marito.
Forse un po' di riposo  avrebbe portato consiglio a tutti, forse...
Tutte  le vicissitudini di quel giorno però non conciliarono il sonno a nessuno dei tre:
Maria rivedeva continuamente la scena di Fabio che abbracciava quella sconosciuta, Benedetto pensava al proprio futuro, per quanto ancora avrebbe resistito con la finzione sulla  doppia identità, Luigi era preoccupato per tutti, che scelte avrebbero fatto?
In cuor suo non aveva mai sopportato Fabio, è vero, però porre fine ad un matrimonio, era una scelta che andava ponderata con attenzione. Maria era sempre stata una sposa affettuosa ed anche il marito, in verità non aveva mai avuto o almeno così credeva, pruriti extraconiugali. Il sonno però tardava ad arrivare. Si alzò, uscì sul balcone, osservare  i  colori caldi e vividi del cielo, aprivano il cuore alla speranza. Il nuovo giorno avrebbe portato consiglio. Così pensando rientrò in casa e si preparò il caffè. Forse fu il profumo o il gorgoglio della bevanda calda ma si ritrovarono tutti a tre intorno al tavolo. Maria aveva gli occhi cerchiati, aveva pianto a lungo, il volto era triste e sembrava priva di qualsiasi energia, lei che di solito era una combattente.
“Papà cosa devo fare?” Singhiozzò.
“Parla con Fabio,chiarisci, chiedi. Potresti aver preso un abbaglio!”
“Papà ho paura! Temo cosa mi possa dire”
“Tu cosa provi per lui?”
“Non lo so, sono confusa. Ieri sera mi ha chiamato almeno venti volte e ci sono circa trenta messaggi da parte sua.”
“Più tardi lo richiami e chiarisci. Maria è importante cercare di capire. Fai chiarezza nel tuo cuore”. E Luigi abbracciò la figlia comprendendo appieno lo stato d'animo che la sconvolgeva.
Anche Benedetto aveva voglia di confidarsi e chiedere aiuto a Luigi che improvvisamente era diventato il consigliere di tutti, proprio lui che non sapeva neppure gestire la propria vita.
“Luigi, anche io devo parlarti. Non voglio più fare questa vita. Non voglio tornare in Brasile. Aiutami, per favore!” disse Benedetto.
“Cosa vuoi che faccia. Se sei proprio convinto  cercati un lavoro qui. Ti darò ospitalità fino a quando  non ti sarai sistemato. In cambio mi aiuterai in casa.”
rispose Luigi.
“Grazie, grazie.” Rispose l'uomo abbracciando  il nuovo amico.
“Papà, disse Maria, mi è arrivato un altro messaggio da Fabio. Devo rispondergli, come hai detto tu, chiarire.”
“Brava. Sono d'accordo. Adesso però lasciatemi stare. Anche io ho qualcosa da risolvere.”





ALLA TRATTORIA DA “LUCIANA”

Luigi era preoccupato per Sandro decise di incontrarlo  proprio lo stesso giorno, all’ora di pranzo, lo invitò alla trattoria da “Luciana”. Gli mandò un messaggio: “Ti aspetto alle 12 e 30  per il pranzo alla solita trattoria. Il tuo amico Luigi.”
L'inviò e aspettò la risposta che giunse di lì a poco: OK.
Luigi uscì per tempo, voleva prima schiarirsi le idee con un passeggiata, troppo cose erano accadute, camminò lungo i viali del centro, guardò le vetrine, gustò un ottimo gelato alla nocciola e all' ora prestabilita era alla trattoria.
Lo accolse una sorridente Luciana che addirittura lo abbracciò calorosamente dicendogli “ Era da tempo che non venivi a trovarci, mi sei mancato.”
L’ uomo la guardò attentamente non aveva mai notato quanto fosse carina,  quando sorrideva. Sembrava sinceramente felice di vederlo,  perché era sempre stato così cieco nei suoi confronti? Riprendendosi disse “ E' arrivato Sandro?”
“Si è al tavolino d'angolo dietro il separé, non è solo!” Rispose la donna.
Luigi restò sbalordito quando vide Sandro  con Irina e Ana, il trio era alquanto nervoso, le due donne si fronteggiavano per affermare il possesso dell'uomo.
Sandro era visibilmente in imbarazzo, non era abituato ad essere il termine del contendere.
“Io l'ho conosciuto per prima, è mio!” affermava con convinzione Irina atteggiando in un gesto di sfida le carnose labbra rosso fuoco!
“Tu l'hai lasciato per un altro, ora Sandro sta bene con me!” Sibilava Ana.
Sandro al centro, in silenzio, la testa bassa, sembrava un uomo sconfitto che davanti agli occhi toccava lo sfacelo della propria vita.
Intervenne Luigi “ Smettetela, Sandro vieni con me, pranziamo in pace.” Prese l'amico per il braccio e lo allontanò da quelle donne che sembravano sbranarsi a vicenda per affermare la proprietà di un uomo che nelle loro mani sembrava un oggetto.
“Grazie amico mio.” Sussurrò Sandro.“Avevi ragione Luigi, devo riflettere e stare solo, altrimenti non saprò mai cosa voglio veramente!”
Mangiarono in silenzio, nessuno aveva voglia di parlare ed era perso nei propri pensieri, da dietro il separé giungevano le voci concitate delle due donne, ad un certo punto vi fu un “assordante” silenzio.
Luigi e Sandro temendo il peggio si avvicinarono  e...Irina e Ana si stavano baciando.
Evidentemente Ana aveva lasciato il posto all' uomo che si celava in lei.
Sandro guardava a bocca spalancata poi disse...”Cornuto due volte! Non ci posso credere! Non fatevi più vedere da me. Tu Ana troverai le tue valigie alla sala da ballo, stasera stessa, con le tue indubbie capacità, l'ospitalità non ti mancherà! Addio!”
In fondo la situazione si era evoluta e risolta da sola.
Sandro non avrebbe dovuto neppure fare una scelta, doveva solo rassegnarsi e leccarsi le ferite d'amore.
Luigi pagò il conto e con l'amico sottobraccio decise di tornare a casa. Anche lui doveva risolvere qualche problema.





DA MANOLO

Entrato nell'appartamento lo trovò deserto. Una  lettera sul tavolo da cucina “Caro papà torno a casa. Fabio mi manca, devo risolvere la questione e non è scappando che lo si può fare! Grazie papino!” recitava la lettera  di Maria.
Luigi si commosse ad essere chiamato “papino” come  faceva Maria quando era piccina  e desiderava farsi scusare per una marachella.
Di Laura neppure una notizia.
Anche nella camera che lo aveva ospitato non c'erano le valigie.
In preda allo sconforto, non sopportava la casa improvvisamente vuota, decise di uscire per andare da  Manolo.
Si recò al suo appartamento, suonò varie volte prima che  gli aprissero.
Sulla porta si affacciò un malconcio Luca che di Manolo conservava solo gli occhi. Trasandato, i capelli scompigliati, il pigiama stazzonato, non aveva nulla dell' effervescente maestro di ballo.
“Luigi, che sorpresa, entra, entra pure. È un piacere vederti. Accomodati. ”
“Come stai, Luca?”
“Ho avuto paura di morire. Penso di abbandonare il ballo.”
“Sbagli, si trovò a dire Luigi, ci hai dato serenità, il  piacere di incontrarci, di metterci alla prova, di sentirci ancora capaci di sorridere e di giocare.  E' vero i tuoi completini sono esilaranti, ma ci fa bene la tua presenza. Non abbandonare il dono che hai: ci fai sentire ancora capaci di amare!”
Luca era commosso mai avrebbe creduto di poter essere così utile agli altri.
“Dici davvero, amico mio? Non ho forse sbagliato ad invitare la scuola di ballo brasiliana? Quanti scombussolamenti nelle famiglie!”
“ Luca non è vero! Ci hai messo in contatto con realtà a noi molto lontane. Hai allargato i nostri confini mentali. Mai avrei pensato di poter essere amico di un travestito. A proposito Laura è  in realtà Benedetto, un ragazzo  campano. Sei sbalordito? Non lo avevi intuito? E Ana è un uomo e Sandro si era innamorato. Ora è rinsavito!
Bè qualche guaio lo hai fatto!”
Però guarisci presto, noi tutti abbiamo bisogno di te”
“Le tue parole mi aiutano, grazie. Adesso un buon caffè è proprio necessario.”
Trascorsero un paio d'ore ridendo e commentando episodi  che li riguardavano.
Le cadute di Fabrizio quando durante il tango argentino aveva letteralmente gettato a terra Cesira o i palpeggiamenti subiti da Luigi da mani di donna sconosciute, appena giunto nella scuola di ballo. Per non pensare poi a Manolo quando un pantacollant troppo aderente si era letteralmente spaccato in due lasciando allo scoperto il sedere del malcapitato!
Parlarono anche dell'amore di Sandro conclusosi con la lotta tra due persone forse “innamorate” di lui.
Luigi raccontò cosa era accaduto alla trattoria da “Luciana”.
Risero di vero cuore ripromettendosi di aiutare l'amico comune a riprendersi.
Fu una piacevole serata quella che trascorse Luigi ma i problemi restavano in attesa, come bambini mandati per il momento nella cameretta senza cena, in pausa prima della giusta punizione. Era giusto risolverli ma doveva riflettere sulla propria vita.


GLI AMICI

L'indomani Luigi ricevette una telefonata da Laura.
“Pronto Luigi, sono io  Laura, cioè Benedetto, ho deciso di tornare dai miei a Napoli. Non voglio più essere Laura. Sei stato tu aiutarmi, magari non lo sai.”
“Cosa dici Benedetto, cosa avrei potuto fare io che tu non volessi realmente?”
“Ho visto la tua onestà, la tua pazienza, gli amici che ti vogliono bene. Anche io voglio avere accanto chi mi ama per come sono, aprirò una scuola di ballo e magari avrò successo come Manolo, che si fa amare da tutti”.
Luigi si era nuovamente commosso, forse stava davvero invecchiando.
Gli era rimasto in testa un pensiero fisso, doveva tornare alla trattoria da Luciana, la donna era stata particolarmente gentile  e sollecita nel servirlo, l'ultima volta che ci era andato si era meravigliato dell'accoglienza,  voleva appurarne il recondito motivo.
L'indomani la giornata era alquanto uggiosa. Luigi aveva dormito saporitamente, dopo tanto tempo, non ricordava di aver sognato ma quella notte aveva sentito accanto a sé la presenza confortante di Fede. Si alzò e fece colazione,  dopo, sotto il getto dell'acqua della doccia, acquistò nuove energie, si vestì di tutto punto e scese in strada risoluto nel voler andare da Luciana.
Era  contento della decisione presa.
Si stava incamminando verso la meta quando si sentì chiamare, si voltò era Ornella, carina più che mai con un abito di maglia rosso e un cappotto blu.
“Luigi dove vai così di fretta?”
“Volevo fare una passeggiata” Mentì Luigi.
Sentiva che era un piacere stare accanto a lei, soprattutto ora  che aveva “cambiato alito”.
Le si era appena accostato quando si sentì chiamare “Luigi, Luigi ciao!” Si voltò era Luciana, più giovanile che mai con jeans e maglietta azzurra aderente, sembrava una ragazzina.
“Oh ciao Luciana, ti presento la mia amica Ornella.” Disse presentandole la donna.
Le due si guardavano con malcelato odio, si soppesavano sottecchi, erano palesemente nuove nemiche.
Al centro Luigi, che in quel momento, potendo, sarebbe voluto sprofondare.
Non era cieco, la tensione era evidente, cercò di stemperare il tutto.
“Che ne dite se tutti e tre andiamo al bar per un aperitivo, così vi conoscete meglio?”
Propose Luigi, se gli sguardi avessero potuto incenerire, dell'uomo sarebbe rimasto forse solo qualche granellino di cenere da gettare al vento o al massimo, potendo, nel mare.
L'uomo comprese e fece un passo indietro cercando un motivo per scappare e gli fu inaspettatamente fornito dal figlio Carlo che intravide in lontananza.






I FIGLI

“Carlo, Carlo” iniziò a gridare per carpirne l'attenzione e poi.”Scusate devo parlare con mio figlio!” E si allontanò lasciando le due donne pronte ad “azzannarsi” senza pietà.
Carlo non appena vide il padre cercò di allontanarsi anche perchè era sottobraccio ad un uomo, ricordando quando l'ultima volta ne aveva fatto cenno al padre  c'erano stati problemi, ma non fece in tempo, Luigi era scattato in avanti per fermarlo.
Sembrava un centometrista durante una gara europea per le finali di qualificazione ai mondiali.
Carlo dovette fermarsi,  e attese..attese che il padre riprendesse respiro, infatti era paonazzo per lo sforzo compiuto “Vuoi vedere che mi sviene di nuovo?” Pensò.
“Ciao papà cos'hai di così importante da dirmi, visto lo scatto che hai fatto per raggiungermi?”
“No.....no....niente d'importante......solo che quelle due là in fondo......,pausa per riprendere fiato,......stanno bisticciando.....per ...me....io non … voglio prendere le parti di nessuna …...delle … due!” Terminò con affanno Luigi.
Ho capito, ti presento A..., no… un amico.”Si fermò appena in tempo per evitare un' altra reazione che poteva scatenare una sincope.
“Piacere Luigi, ti chiami scusa?”disse stringendo la mano al bel giovane. “E' sicuramente più giovane di mio figlio, intanto pensava, molto fine, aggraziato. Ha qualcosa poi Laura no Benedetto, poi gli si accese una lampadina , non sarà per caso And...e svenne. Nuovamente Carlo si trovò a far riprendere i sensi al padre. Lo prese in braccio e lo fece distendere su di una panchina lì vicino, fece cenno ad Andrea di defilarsi, era meglio,  alzò i piedi al padre, tenendoli più in alto della testa, da un passante si fece comprare una bottiglietta d'acqua e gliela versò dolcemente sul volto del  e attese..
Quando Luigi riaprì da lì a poco gli occhi, gli raccontò che aveva avuto un malore.
“Ma dov'è il giovane che ti accompagnava?”Chiese.
“E' andato via , ha ricevuto una telefonata di lavoro importante. Però papà noi dobbiamo parlare, seriamente. Una di queste sere vieni da me e discutiamo  a quattr' occhi. Ora ti accompagno a casa con la macchina. Decidi tu quando incontrarci.” E così fece.
Luigi una volta in casa si sentiva frastornato, c'era qualcosa che lo disturbava, ogni volta che suo figlio Carlo pronunciava un nome lui andava in tilt. Si sentiva come ipnotizzato da Giucas Casella, si ricordava ancora quella trasmissione quando in stato ipnotico le sue vittime ad un determinato segnale, anche a livello inconscio, reagivano in  modo prestabilito.
Era perso in questi pensieri, mentre sorseggiava il caffè che si era preparato, quando lo squillo del cellulare lo distolse, era Maria.
“Papà ho deciso, ho lasciato Fabio e la mia casa”:
“Dove sei adesso? Con chi stai? Cosa farai?” Proruppe Luigi.
“Tranquillo papà non sono sola, Benedetto è con me!”
“Cosa? Laura...Benedetto? Ma sei impazzita? Ma quali garanzie? Forse è meglio che tu venga da me, immediatamente!” E chiuse la comunicazione.
Il mondo gli cadeva addosso a pezzi. Ma cosa aveva in mente Maria? Passava da uno emerito stronzo, che almeno lavorava, ad uno pseudo ballerino travestito! Ma cosa succedeva nella propria famiglia? E Carlo che  voleva parlargli del suo nuovo amore?
“Federica aiutami tu, intervieni, io non ce la faccio più!”
Avrebbe parlato con Sebastiano, lui era il più pacato dei figli, almeno lo avrebbe tranquillizzato!
“Pronto Seba sono papà, puoi venire a casa mia devo parlarti, no...niente di grave...mi preoccupano i tuoi fratelli, forse sono impazziti!”
“Tranquillo papà, stasera vieni a cena da me, così parliamo!”
Questo invito tranquillizzò in parte Luigi che decise di andare in chiesa da don Giuseppe.














GLI AMICI

Erano le undici e trenta avrebbe potuto ascoltare la messa di mezzogiorno, forse Dio l'avrebbe illuminato. Entrò nella piccola chiesa dedicata alla Madonna della lettera. L'atmosfera ovattata del luogo sacro gli dava sempre serenità. In fondo avvertiva che le cose terrene  assumevano una dimensione quasi leggera dinanzi alla bellezza della spiritualità.
Si sedette su di una panca e attese l'inizio della messa. Padre Giuseppe durante la funzione sembrava pervaso da una energia diversa che di terreno aveva ben poco.
L'uomo seguì con partecipazione la funzione e al termine attese don Giuseppe in sacrestia.
“Caro Luigi, come sta? La trovò in forma!”
“Grazie Padre , sentivo il bisogno di parlare con lei, posso invitarla a pranzo?”
“Con piacere Luigi. Mi attenda un attimo, il tempo di sistemare tutto e sono da lei.”
Così i due uomini si recarono alla trattoria “Da Luciana”.
La donna appena vide Luigi lo salutò, preferì  però di non servirli dedicandosi agli altri avventori, si vedeva che era  ancora arrabbiata.
“Chissà di cosa ha parlato con Ornella?” si chiese Luigi.
Ordinarono spaghetti  alla carbonara e braciole di maiale, un buon vino  rosso e iniziarono a parlare come vecchi amici che non si incontravano da tempo.
Luigi seppe che Ines era andata  a Milano “a cercare  un nuovo pollo da spennare”, ma soprattutto si parlò dei problemi di Maria e Carlo.
“ Caro Luigi, l'amore è sempre e solo amore, non importa a chi sia rivolto, l'importante è l'onestà dei sentimenti. Non ti crucciare, forse Maria ha preso un abbaglio, però ha rinsavito Benedetto, Carlo forse ha trovato la sua reale dimensione o forse è solo un sentimento passeggero, vedrai col tempo capirà  e opererà le giuste scelte, abbia fede. Preghi, si affidi a Dio e anche lei troverà la giusta soluzione alla sua solitudine.” Concluse  don Giuseppe.
Queste parole rasserenarono l'uomo che così gustò il pranzo. Fra una portata e l'altra si avvicinò a Luciana  e le  sussurrò, quando don Giuseppe si era momentaneamente allontanato per rispondere al cellulare “Non essere arrabbiata con me, io non ho fatto alcuna scelta, ero e sono solo.”
Luciana lo guardò negli occhi e lo baciò su di una guancia.
Al termine del pranzo e dopo un buon caffè, i due uomini si incamminarono  lungo la via principale, parlando del rapporto fra Dio e gli uomini. Erano su due posizioni diverse, libero arbitrio per don Giuseppe, finalismo deterministico per Luigi.  Il religioso era convinto che l' uomo era libero nelle scelte della vita. Conoscendo il bene e il male poteva operare in modo tale che il proprio cammino terreno prendesse delle determinate vie. Luigi no, era profondamente convinto  che esistesse un destino che  l'uomo, qualunque scelta potesse operare, lo avrebbe  portato a quel fine prestabilito. Solo alle quattro i due uomini si separarono, il prete tornò in parrocchia e Luigi decise di andare da Manolo.
L'amico fu felice di rivederlo e lo fece  accomodare nell'appartamento.
Luca era visibilmente dimagrito  ed emaciato, anche intristito. Senza gli irresistibili completini era  irriconoscibile.
“Caro Luca come stai? Quando torniamo alle tue lezioni di ballo?”
“Sto sicuramente meglio ma, non so se voglio tornare a ballare!”
“E' un grosso errore , ti aspettiamo tutti! Ci dai gioia, anche solo guardando i tuoi improponibili bolerini, non puoi deluderci!”
“Ho sbagliato tutto, non parlo del ballo ma del gemellaggio! Sapessi quanti guai hanno combinato quei ballerini? Tu come ne sei uscito?”
“Devo essere sincero, hanno scombussolato anche la mia famiglia. Ti ricordi Laura? Ebbene era in  verità Benedetto e adesso sta con mia figlia! Ti prego la prossima volta gemellaggi solo con altri anziani italiani!” Concluse Luigi con un mesto sorriso.
“Ho saputo di Sandro e Ana. Mi dispiace, ma ora come sta?”
“Bè Ana che come sai non era Ana ma un uomo, è stata vista con Irina, l'ex di Sandro. Insomma un macello. Col tempo tutto si sistemerà. Piuttosto, la prossima settimana vogliamo tornare a ballare, ti prego senza di te la nostra vita è monotona e mediocre!”
A queste parole Luca si commosse.
“Senti, parla con gli altri, sonda il terreno, fammi sapere se effettivamente vogliono riprendere le lezioni. Se così fosse riapro, torno in pista! Al massimo fra due settimane. Grazie amico mio, mi ridai fiducia!”
Era già tardi, Luigi si congedò, doveva recarsi da Sebastiano per la cena.
Tornò nel proprio appartamento, fece una veloce doccia e dopo, si riposò sul divano verde.
Senza accorgersi si addormentò e sognò...
Sognò Federica, non era morta e stava discutendo come soleva fare, seduta accanto a lui, sulla situazione di Carlo. Con cipiglio sicuro, affermava  il diritto del figlio di fare le proprie scelte, senza dover ascoltare i consigli altrui  e soprattutto rivendicava il diritto alla privacy.
Diceva Fede “ Perché devi giudicare? Carlo è un uomo adulto, forse tutte le donne che ha frequentato non gli hanno dato serenità ...Ha il diritto di fare le proprie scelte, perché ne devi parlare con gli altri? Chi te ne  ha dato la facoltà? E Maria poi...hai sempre detto che Fabio non ti piaceva, ora che lo ha lasciato ecco che intervieni con supponenza. Non credi che nostra figlia sia adulta e vaccinata? Pensa piuttosto alla tua vita privata! Non sei riuscito a fare una scelta d'affetto! Ascoltami, pensa un po' a te stesso!”
E con queste parole Luigi si svegliò. Era stato un sogno così veritiero da lasciarlo sbalordito, allora era vero che i nostri cari ci  sono sempre accanto! Fede conosceva tutte le vicissitudini della famiglia o era l'inconscio che parlava? Comunque si sentiva rasserenato, anche dopo morta, Fede era pacata e razionale. Decise che sarebbe andato da Sebastiano ma non avrebbe parlato delle vicissitudini dei fratelli, se avessero voluto lo avrebbero fatto loro.
Con questi pensieri si preparò e si recò dal figlio.
Ogni volta che entrava in casa di Seba si sentiva bene. I nipotini sulle ginocchia lo accarezzavano e lo baciavano, contendevano le sue attenzioni, lui cercava di dispensarle con equanimità ma sotto sotto preferiva Luigino, il nipotino che gli assomigliava come una goccia d'acqua.
Cenò con gusto, la nuora era una brava cuoca, deliziosa nei modi ed innamorata del marito.
Quando Sebastiano chiese al padre quali problemi lo assillavano, Luigi rispose con un sorriso “Tutto a posto, tua madre ha risolto tutto!”
Seba lo guardò in silenzio, non disse nulla.
Quando Luigi tornò a casa era tranquillo e sereno, la famiglia del figlio lo faceva stare bene, era come se lui potesse garantirgli l'immortalità su questa terra attraverso i nipotini. Non si sentiva inutile, avrebbe lasciato la propria impronta, una volta morto.
Nei giorni a seguire Luigi contattò gli amici del ballo, anche con l’aiuto di Sandro. Tutti volevano tornare alla palestra per cui Manolo, saputolo, si organizzò per il grande ritorno…

                                                                         LA  SCUOLA DI BALLO

Giunse finalmente lunedì  e la riapertura della scuola di ballo.
Con il passa parola tutti gli attempati alunni erano stati avvertiti, anzi all' unisono avevano deciso di fare una festa a sorpresa a Manolo, era mancato a tutti! Avevano preparato un sontuoso banchetto e comprato un completino “niente male” color verde “pisello” con ricami in oro lungo le gambe e le braccia. Si erano autotassati senza alcun mugugno, Manolo meritava tutto questo e altro.
Sandro e Luigi andarono a prelevarlo a casa e insieme allegramente si avviarono alla palestra.
Quando Manolo aveva aperto la porta era tutto buio e silenzioso “ Ma non avete avvertito gli altri? Non c'è nessuno!” All'improvviso le luci erano state accese e Manolo si era ritrovato stretto nell' affetto di tutti.
Neanche a dirlo, il completo era piaciuto subito e il maestro era andato ad indossarlo tra l' ilarità collettiva.
Subito dopo aver mangiato di gusto al buffet, preparato dalle “alunne”, erano iniziate le danze.
Non ci furono  lezioni ma solo grande allegria, Ornella era sfavillante come non mai e Luigi ne era soggiogato, sempre di più sentiva che quella donna lo faceva stare bene.
Sandro si dimenava sulla pista con l'innocua Cesira, lo faceva divertire senza secondi fini. Manolo era un po' brillo, non solo per qualche bicchiere di troppo,  ma per l'affetto sincero che sentiva intorno a sé e che lo proteggeva come un abbraccio.
Fu una serata piacevolissima, senza “brasiliani da gemellare”, al termine Luigi e Manolo andarono come al solito in pizzeria a commentare gli eventi della giornata.
“Era da tempo che non mi sentivo così sereno” disse Manolo.
“Confermo.”Rispose Luigi.
“Mi sono sentito fra amici che mi vogliono veramente bene. Non c' è bisogno di altro nella vita!” Continuò.
“Non sono proprio d'accordo! A te non manca una donna accanto? A me si. Vorrei sentirmi ancora amato e si... desiderato. Voglio svegliarmi al mattino con una compagna che mi tiene per mano, che mi chiede “Cosa hai sognato?” Che mi abbraccia e mi fa stare bene.
Una donna con cui bisticciare e fare pace. Con cui parlare, discutere, condividere. Guardare un film e piangere o ridere insieme. Una persona che non mi fa sentire vecchio o indesiderato, ma semplicemente compagno delle sue giornate. Ecco cosa vorrei!” Disse con un sospiro Luigi.
“Anche a me manca una persona così, cosa credi! Dalla morte di mia moglie ho chiuso il cuore. Non ho guardato più nessuna, forse ho sbagliato. Te ne rendi conto quando stai male e accanto a te nessuno ti tocca la fronte, ti chiede come stai, ti dorme accanto e ti veglia. Ti ricorda di prendere le medicine o di mangiare. Ti fa compagnia o ti compra il quotidiano. Mi manca una carezza affettuosa, un bacio appassionato e non di circostanza.”Concluse Luca.
“Non è ancora tardi per provare ad amare ancora. Magari sarà un amore diverso, con una passione contenuta, vista l'età, ma sarà bello riprovarci, amico mio. In fondo invidio Sandro per la capacità che ha di buttarsi in un'avventura. Certo non gli ho invidiato né Irina e né Ana, questo no, però lui ci prova noi temiamo, lui ci crede in un futuro, noi molto meno. Dovremmo prendere esempio da lui, con più attenzione però. E' giusto continuare a sperare di amare.” Disse Luigi.
Quella sera i due amici si lasciarono con una consapevolezza in più, mai gettare la propria vita  in un tran tran senza aspettative o sorprese, la vita va vissuta, deve essere vera fino in fondo, altrimenti sarebbe uno spreco!

LUIGI E IL NUOVO AMORE DI CARLO

 Luigi tornato a casa, si coricò più tranquillo del solito, in fondo aveva delle aspettative, la vita gli avrebbe sicuramente riservato delle sorprese!
L'indomani lo svegliò il suono del cellulare, era Carlo che con un messaggio lo invitava a pranzo e non ammetteva dinieghi.
Comprendeva benissimo che prima o dopo doveva affrontare la situazione che aveva sempre cacciato in un angolino del cervello. Come doveva comportarsi? Fare finta di nulla, chiedere spiegazioni, quali domande fargli, di cosa parlare? A memoria d' uomo nessuno della famiglia aveva vissuto una tale situazione.
Decise di fare la doccia, dopo avrebbe fatto la colazione e prima di recarsi da Carlo, sarebbe andato dal barbiere per sistemare i capelli.
Voleva essere al meglio, voleva in realtà, lo sapeva benissimo, distrarsi e ritardare il più possibile l' incontro.
Il suo barbiere era un vecchio amico, da anni puntualmente una volta al mese andava a sistemarsi i capelli che, nonostante l'età, erano folti e scuri.
Il locale di Franco non era  moderno ma aveva il fascino delle vecchie botteghe tra cuoi e specchi ricamati dal tempo.
La poltrona, su cui preferiva sedersi era avvolgente, dal caldo profumo di pelle. La moglie di Franco teneva pulitissimo il locale, gli asciugamani sempre caldi, bianchissimi e morbidi. Non vi era musica assordante ma erano le discussioni degli avventori a farla da padrone. I giornali erano sul tavolino di legno, sempre aggiornati, a dicembre poi, non mancava  il calendarietto con le donnine ammiccanti e semi svestite che dinanzi alla pornografia dilagante facevano tenerezza e sembravano educande. Anche quel giorno  Franco accolse Luigi come un vecchio amico. Lo abbracciò e guardandolo dritto negli occhi gli chiese se tutto fosse  a posto.
Luigi distolse lo sguardo, non riusciva a mentire, con falsa allegria gli disse “Fammi bello o almeno presentabile, sono invitato da mio figlio Carlo. E' importante!” Si sedette sulla sedia da barbiere e si rilassò.
Non disse nulla, aveva paura di parlare, di dire più di quanto volesse. Semplicemente ascoltò le chiacchiere inutili  di Franco, riempivano il vuoto.
Quando il barbiere terminò, si guardò allo specchio.
 Pensò “Sono ancora un bell'uomo, seppure di una certa età”.Nell’immagine riflessa, gli occhi però avevano  nel profondo qualcosa di irrisolto, così come quella nuova ruga che si era insinuata tra  quelle più vecchie.
Ringraziò il barbiere , pagò e con un certo timore si incamminò verso la casa di Carlo. Non era proprio vicina ma sentiva la voglia di riflettere, forse stancarsi fisicamente, si sa se le energie sono inferiori  non ne rimangono molte per discutere.
Quanto gli mancava Fede in questi momenti, lei avrebbe preso in mano la situazione, avrebbe sdrammatizzato con un sorriso o una battuta e alla fine avrebbe detto “Il tempo è il miglior medico, risolve tutto!”
Perso in questi pensieri giunse all'appartamento di Carlo, il cuore gli batteva a mille, le pulsazioni se le sentiva anche negli orecchi, la mano gli tremava mentre suonava il campanello, costrinse le gambe a stare ferme,  e ...si ritrovò dinanzi alla porta spalancata con il figlio che apriva le braccia per stringerlo a sé. Erano anni e anni che Carlo non esprimeva i propri sentimenti in maniera così plateale.
“Papà caro, come sono felice di averti qui!”
“Ma è impazzito? si chiese Luigi, non mi ha mai detto caro papà in tutta la sua vita, neanche nelle letterine di Natale , lì esordiva dicendo “Papi voglio...”
E si ritrovò guancia a guancia, cuore a cuore fra le braccia del figlio.
Gli sembrava di trovarsi nella “parabola del figliol prodigo”...
“Entra papà, anche Andrea vuole conoscerti!”
A queste parole le gambe di Luigi  per poco non vennero meno, la vista si annebbiò e dovette sedersi per farsi forza. Tenne chiusi ostentatamente gli occhi, si sedette sul divano e bevve un bicchiere d'acqua e finalmente li aprì  e … vide il volto del giovane che aveva intravisto alcuni giorni prima con  Carlo!
“Come sta signor Luigi, sono Andrea, il compagno di Carlo!” disse semplicemente.
L'uomo guardò gli occhi onesti, il viso pulito, i capelli in ordine poi volse lo sguardo verso Carlo, notò subito il cambiamento.
Era tranquillo nei gesti, sereno, palesemente felice.
Si rilassò anche Luigi, che diritto aveva di giudicare o pontificare, l'amore è amore sempre! Si alzò abbracciò prima il figlio e poi  Andrea, quindi si recarono in cucina per pranzare.
Dov’ erano finiti i patemi, le preoccupazioni, il malessere che si portava dietro da alcuni giorni? Come diceva Fede  “Prima scopri, poi comprendi, poi accetti e quindi stai bene!”
Fu un bel pranzo, Luigi era sereno così come gli altri commensali.
Carlo gli raccontò dell'incontro con Andrea, delle difficoltà nell' accettare questa nuova situazione, questo amore così diverso, gli amici, i commenti inequivocabili! Non era stato facile ma ...era amore! Si era lasciato alle spalle tutte le remore e le barriere sociali e mentali, trovando serenità allo spirito inquieto che da sempre lo aveva tormentato.!
“Non so papà se durerà o meno, disse Carlo, adesso lo vivo, dopo si vedrà! Concluse. Luigi comprese come non mai prima che la diversità era bella,  arricchiva,  prima di giudicare  bisognava sempre conoscere e capire.
Al termine della serata l' uomo tornò nel proprio appartamento con maggiore consapevolezza delle difficoltà che il figlio aveva affrontato. Pensava a  Fede e a quanto avesse ragione!




IL VIAGGIO A ROMA

Trascorse un pomeriggio dedicandosi alla propria casa, era stata molto trascurata ultimamente! Ancora una volta sentì la solitudine impossessarsi della propria vita. Per fortuna di pomeriggio ci sarebbe stata la lezione di danza. Sedendosi sull'amato divano verde, si riposò un po’ e si rese conto  come per se stesso in fondo non facesse nulla di concreto se non sopravvivere!.
Gli venne all'improvviso un desiderio: fare un viaggio. Economicamente se lo poteva permettere, avrebbe chiesto a Sandro e perché no anche a  Luca di accompagnarlo. Una buona meta poteva essere Roma , non vi andava da anni, esattamente venti. L'ultima volta ci era stato con Fede. Che nostalgia per la propria donna!
Ricordava ancora  che camminavano tenendosi per mano, quando Fede vedeva qualcosa che la meravigliava o la eccitava, gliela stringeva più forte, non aveva bisogno di parlare! Allora anche lui volgeva lo sguardo verso ciò che aveva attratto l'attenzione della propria donna e insieme ne condividevano la meraviglia!
Certo questo viaggio avrebbe avuto un altro sapore, ma Luigi ne sentiva la necessità, voleva, doveva distrarsi!
Alle sei si preparò e si recò alla lezione di ballo. Si vestì con cura, avrebbe rivisto Ornella, era dal giorno dello scontro con Luciana che non la incontrava!
Giunto in palestra, vi erano tutti gli allievi e Manolo.
Sandro e Ornella gli si fecero incontro sorridendo, lo abbracciarono con affetto.
Non ebbero il tempo di parlare perché il maestro era pronto per la lezione, il tempo di mettersi in fila ed ebbe inizio: la lambada fu il primo ballo.
Fu come al solito piacevole, scambio di battute, fianchi non proprio mobili e oscillanti più che altro “ingessati e artritici”. Ginocchia che non volevano saperne di piegarsi, non solo a tempo ma proprio flettersi e, ciliegina sulla torta, Manolo che ancheggiava e oscillava il bacino, quasi meglio del migliore Elvis. Pance che uscivano dai pantaloni e tremavano come torte di panna, sederi non proprio accennati ma esageratamente abbondanti che facevano capolino da gonne extralarge che proprio non ce la facevano a nasconderli. Tutto era esilarante anche perché amplificato dagli specchi ma, non importava, l'allegria e il cameratismo era sovrano.
Cesira ad un certo punto cadde sul proprio compagno di ballo. Non gli procurò gravi lesioni ma sicuramente un duro colpo all'amor proprio come ballerino!
Ci furono risate, commenti e anche un momento magico quando Luigi potè ballare con Ornella che ormai poteva tranquillamente chiamare “alito di fiori”.
Al termine della lezione Manolo, era visibilmente in disordine e sudato, il baffetto stava un po’ sbiadendo, prese il microfono e annunciò: “Cari “ragazzi”, risolino compiaciuto da parte dei ballerini, non capitava tutti I giorni di sentirsi chiamati con un appellativo simile, ho organizzato un viaggio, esattamente un gemellaggio con una scuola di ballo romana “La Romanina”. Le spese del treno, sono nostre, l'alloggio è assicurato. E' previsto tra due settimane!”
“Oh Manolo, ancora parli di gemellaggi? Non sarà come con i brasiliani, vero? Urlò lo scottato Sandro che ancora risentiva dei postumi dell'amore proibito!
“Tranquillo amico, è tutto diverso!” Fra gli astanti proruppe un applauso entusiasta. Luigi non poteva credere alla proposta, avrebbe fatto il viaggio con tutti  gli amici e la spesa sarebbe stata modica. Il sogno stava per realizzarsi: sarebbe andato a Roma!
Tutti i ballerini iniziarono a fare congetture, proposte, visite, tutti avevano qualcosa da dire. Ornella cercò con gli occhi Luigi, in quello sguardo vi lesse   una promessa, che gli fece rimescolare il sangue.
Si avvicinò alla donna “Che ne pensi? Ti piace l'idea?” chiese Luigi.
“Si molto, ti confesso che sono anni che non viaggio con così tanti amici, la cosa mi elettrizza. Solo pensare di poterti stare accanto per due settimane mi rende felice!” confessò la donna.
Luigi improvvisamente arrossì, era qualcosa che non gli accadeva dai tempi della scuola, si sentì confuso come uno ragazzetto alla prima cotta. Rispose un pò impacciato “Sarà un modo per conoscerci meglio.” Le diede un casto bacio sulla bocca e si allontanò alla ricerca di Luca Manolo. Solo alcuni mesi addietro mai avrebbe pensato di poter baciare Ornella sulle labbra senza morire per i gas nocivi e letali ! Ora si sentiva quasi innamorato!
Tutti erano visibilmente eccitati. Cesira, la cara, buona e rotondetta, forse più che rotondetta un palloncino non gonfiato ad elio ma a cellulite, correva a piccoli passetti da un compagno all'altro, agitava le braccia, le mani sfarfallavano, sembrava in preda ad una crisi isterica, in realtà non stava “ più nella pelle”per la gioia, non era mai stata a Roma, ora improvvisamente si apriva la possibilità di andarci con una spesa modica e in più con Sandro, di cui era da sempre segretamente innamorata.
Luigi la guardava compiaciuto, lui conosceva il dolce segreto della donna e di quanto avesse sofferto nel vedere l'agognato amore prima con Irina  e poi con Ana.
Quella sera, alla consueta cena con Manolo, partecipò anche Sandro. Naturalmente la discussione verteva sul prossimo viaggio, erano euforici, un diversivo era sempre ben accetto soprattutto se ad esso si affidavano sogni di conquista ed eventuale abbattimento della solitudine.
Mangiarono alla trattoria “Da Luciana”. La donna li servì con evidente sollecitudine e la cosa che fece arrossire Luigi, fu il fatto che ogni volta che li serviva gli  si “strusciava” addosso.
Era evidente che origliava, e quando seppe del viaggio si intromise spavaldamente affermando “Voglio venire anch'io, non potrete dirmi di no. Domani stesso m' iscrivo al vostro corso di ballo!”
Gli uomini rimasero esterrefatti, non seppero cosa rispondere anche perché  una sua eventuale presenza avrebbe creato non pochi problemi a Luigi a causa di Ornella. Presero tempo, facendo finta di essere impegnati a mangiare. La donna  imperterrita continuò. “Non potete impedirmi di iscrivermi ad un corso di ballo!”
Ed era proprio vero!
Manolo rideva sotto i baffetti, non li aveva cancellati, Sandro tirava calcetti  sotto il tavolo a Manolo e strizzava l'occhio a Luciana e il povero Luigi mentalmente prendeva in considerazione l'ipotesi di non andare a Roma.
La notte avrebbe portato consiglio...a tutti, almeno sperava Luigi preso tra due fuochi di profferte d' amore!
Giunto a casa, dopo aver sopportato gli scherzi dei due amici, vi trovò Maria che l'attendeva.
“Cosa c'è cara? Che problemi hai? Perché piangi?”disse Luigi abbracciandola.
“Oh papino, ho lasciato Benedetto, avevi ragione quando mi esortavi a pensarci bene. Posso restare con te un paio di giorni?” Chiese.
“Certo tesoro, quanto vuoi. Ma una domanda te la posso fare? Tuo marito Fabio che fine ha fatto?”
“ Non sento Fabio da quando sono andata via. Da alcuni amici comuni ho saputo che vive con la donna che ha preso il mio posto nel suo cuore. Avevo ragione a dubitare di lui. Non voglio niente dal mio ex, con lui ho chiuso definitivamente. Benedetto è stato un errore. Ma se sbagliare aiuta, spero che questo errore mi aiuti a essere cauta nelle scelte d'amore” concluse Maria.
“Vieni fra le mie braccia. Il tuo papà sarà sempre dalla tua parte, tesoro mio!”
Quella sera parlarono a lungo, ricordarono anche vecchi episodi in cui la compianta Fede la faceva da padrona.
Sorrisero e piansero, andarono a letto molto tardi, però quel dialogo aveva fatto bene ad entrambi, consapevoli come faccia bene liberarsi l'anima, a volte.
L'indomani Luigi si alzò presto, dinanzi alla solita tazzina di caffè nero e profumato, ripensò agli ultimi avvenimenti della propria vita. Quante cose erano cambiate dalla morte di Fede, la fine del matrimonio di Maria, Carlo che aveva scelto un amore diverso, lui stesso che si vedeva conteso tra due donne, chissà come sarebbe finita, il cuore in realtà non aveva scelto nessuna delle due, c'era sempre un diaframma che lo allontanava da una posizione precisa da assumere. Forse il viaggio avrebbe dato una spallata agli indugi!
Le settimane che seguirono furono occupate in gran parte dall' aspettativa dell'imminente viaggio. Luigi era sempre più confuso ed anche preoccupato, non voleva operare scelte che potevano offendere la sensibilità di una delle due contendenti, Manolo era preso dall'organizzazione  e  dai contatti con la scuola  “La Romanina”, Sandro sembrava drogato, rideva, parlava, gridava troppo, forse dava un peso eccessivo alla prossima trasferta. Maria continuava a lavorare ma era come spenta, le mancava il marito anche se non lo avrebbe mai confessato!.
Ornella era impegnata in uno shopping selvaggio,  l'attenzione era rivolta in particolar modo verso l'intimo che doveva essere sexy come non mai, in fondo voleva far capitolare Luigi!
Luciana si era iscritta al corso di danza di Manolo e quindi di diritto avrebbe partecipato alla trasferta a Roma. Stava affilando tutte le armi possibili di seduzione, dal ballo ancheggiante, ai vestitini aderenti e piacevolmente seducenti che indossava durante le lezioni, promettendo molto altro  con gli occhi rivolti all' amato.
Cesira non era da meno, da alcuni giorni si era messa a dieta e, nonostante i capogiri a causa della fame che provava, continuava imperterrita  l'astinenza dal cibo e la presenza costante alle lezioni in cui si sentiva sempre debole e sofferente!
E venne il gran giorno!
Si ritrovarono tutti alla stazione principale, con un enorme carico di bagagli e aspettative.
Luigi aveva salutato la figlia con un gran magone, avrebbe voluto portarla con sè, ma la non poteva lasciare il lavoro. L'uomo la sera prima aveva telefonato a Carlo e Sebastiano, raccomandando loro di non lasciare sola la sorella.
Però non era tranquillo, lui sapeva bene come la solitudine fosse una cattiva consigliera.
Da quando Maria era tornata a casa, Luigi era contento, forse egoisticamente contento, cucinava per la figlia, ed era bello farlo, spesso andavano insieme al cinema o in pizzeria, parlavano di tutto e tutti e si erano riscoperti non solo come padre e figlia ma anche come confidenti. Aveva raccontato alla figlia delle due donne che lo corteggiavano ed insieme ne avevano sorriso. Si era meravigliato quando Maria seriamente gli aveva detto “Papà non chiudere il tuo cuore. Ama ancora se ne sei convinto. Mamma ne sarebbe felice! Quando si è ammalata, un giorno mi ha confidato che si preoccupava non per la propria prossima morte ma per te. Ricordo che mi disse “Maria non permettergli di restare solo! Starebbe troppo male e io non voglio, lo amo troppo! Se non si decidesse, aiutalo, la solitudine lo ucciderebbe e non sarebbe giusto!”
A queste parole ambedue piansero e  in silenzio, quasi automaticamente si ritrovarono dinanzi alla tomba di Fede che dalla sorridente fotografia sembrò strizzare l'occhio.
Adesso erano alla stazione, pronti per la partenza. Bagagli a non finire per le donne, un misero  valigino per gli uomini. Si distingueva però Manolo Luca che aveva valigie degne di una soubrette. “Ho dovuto portare tutti i miei “meravigliosi” completini, vestito come un bancario non sarei credibile.”disse convinto. Giunto il treno, tutta la classe salì sul vagone che avevano prenotato così sarebbero stati un bel gruppo allegro e chiassoso e il tragitto meno lungo.
Manolo però doveva confessare una cosa, avrebbe aspettato che tutti fossero saliti a bordo per annunciare la novità.





OSPITI NEL CONVENTO

Ornella appariva abbastanza contrariata, alla vista di Luciana che tutta gasata era salita sul treno. Luigi cercò di evitare tutte e due le donne, sedendo nello scompartimento con Manolo, Sandro, Cesira, manco a dirlo felicissima, e altri due allievi della scuola.
Manolo Luca faceva da organizzatore e dopo aver controllato che tutti gli alunni fossero a bordo, annunciò che non sarebbero stati ospitati dai ballerini  dell' altra scuola ma in un convento! Prezzi modici, pulizia e aria salubre!
Il luogo, con annesso santuario, si trovava in una zona nei pressi di Roma tale..San Giovanni!...In alta montagna, circa tre ore di pullman  per giungere nella città eterna e tre per il ritorno, la maggior parte del percorso era curve e tornanti.
Praticamente una tragedia per la povera Cesira, che soffriva il mal di auto.
Tutti iniziarono a protestare “Non erano questi patti! Io scendo, anch' io!!”
In realtà non scese nessuno , il treno era già in movimento. Manolo aveva avuto un tempismo perfetto!
Le discussioni durarono a lungo, solo Ornella e Luciana non protestarono,  un unico luogo di soggiorno era l'ideale  per accerchiare Luigi.
Il viaggio fu lungo e anche stancante poi  ...Luigi dovette compiere acrobazie per evitare scontri tra le contendenti.
“Luigi, vieni ti ho preparato la cotoletta nel panino, mangia caro!” Diceva Ornella
“Luigi, Luigi, un bel panino con il pollo è qui per te!” Annunciava Luciana.
...e lui a mangiare, accettare, sorridere, ringraziare, ascoltare ...non ne poteva più. Oltretutto doveva stare attento alle sfumature, guai se le attenzioni rivolte alle donne  non erano uguali .
Verso le diciassette, addirittura, si richiuse nel gabinetto del convoglio per avere un po’ di pace, il bussare furioso di Sandro  gli fece aprire la porta, il poveretto aveva un attacco di enterite, per forza aveva ingurgitato  l'insalata russa, non molto fresca in verità, di Cesira! Adesso ne pagava le conseguenze ma anche gli altri avrebbero dovuto cercare un altro bagno, fino all'arrivo a destinazione, quello ormai era esclusiva proprietà dell'uomo, che se ne servì a più riprese!
Arrivarono a Roma, solo a notte fonda, alla stazione Termini li aspettava un autobus che li portò a destinazione: Convento delle Santissime Sorelle della Consolazione.
Il viaggio durò effettivamente a lungo. I tornanti si susseguivano ad un ritmo sempre più convulso, era come essere su di una giostra, precisamente il “Calcio in culo!”
Arrivarono a destinazione verso le tre del mattino, scombussolati, senza energie e con un senso di nausea montante in gola!
Li accolse la Madre Superiore che era anche abbastanza arrabbiata per l' orario antelucano, assegnò lei stessa la stanze, nell' ala destra le donne in quella a sinistra gli uomini che, se per caso avessero voluto raggiungere alla chetichella la stanza di qualche compagna, rischiavano di perdersi ed anche di ammalarsi.  Le rispettive stanze non solo erano agli antipodi ma bisognava anche  attraversare il chiostro, chiuso da una serie di cancelli che cigolavano con un clangore incredibile, ed erano un ottimo allarme. Come se non bastasse, in nome della povertà, c'era un tale freddo che molti degli anziani rischiarono, quella stessa notte, la broncopolmonite fulminante.
Sembravano tanti profughi, infreddoliti, giallognoli in volto, imbronciati. Comunque dovettero seguire gli ordini della Madre Superiore che assomigliava tantissimo ad una guardia carceraria!
Inoltre annunciò che alle sei ci sarebbe stata la messa del mattino e chi non vi partecipava non avrebbe usufruito della doccia e della prima colazione.
Si guardarono tutti attoniti ed anche spaventati, ma dove erano finiti, in un lager, avevano fatto richiesta di entrare in seminario senza saperlo? Altro che gemellaggio, era un vero e proprio incubo per tutti!
Comunque mogi mogi andarono a letto e Dio mio! Dire che le stanze fossero spartane era davvero poco, erano molto di più ...inesistente qualsiasi tipo di comfort. San Francesco ne aveva avuta  una migliore, nonostante la povertà!
Dunque cellette per due con pagliericcio a terra, un pitale come bagno  però...due inginocchiatoi  e un crocefisso in legno al muro!
I poveretti, tristi e stanchi non avevano neanche la forza di protestare, si rinchiusero nelle celle a meditare e maledire Manolo e la sua avventatezza.
“Non verranno a chiuderci a chiave? Chiese spaventato Sandro a Luigi che di colpo sembrava invecchiato di decenni!”
“Senti non lo so, ma domani mattina, se mi sveglio, Manolo lo sistemo io!”Concluse furente Luigi.
Cercarono di stendersi sui pagliericci ma...le giunture cigolavano, urlavano di dolore ad ogni movimento. C'era poi un freddo, sembrava di essere in un congelatore!
Neanche a dirlo Luciana e Ornella si ritrovarono nella stessa cella. Sembravano due  iene in lotta, si guardavano in cagnesco eppure, dovevano condividere quell'angusto spazio. Non si dissero neppure una parola, non si scambiarono neppure un “buona notte” anche se viste le circostanze non era proprio il caso. Si stesero sul pagliericcio senza spogliarsi, il freddo era pungente!
La notte fu lunga, estenuante, nessuno riuscì a dormire in quelle condizioni tranne....tranne Luca Manolo che l'indomani, puntuale alle sei del mattino, era tranquillamente pronto per la messa.
In realtà tutti erano pronti per la funzione dell' aurora, vuoi perché la notte era trascorsa insonne, vuoi per il pagliericci, vuoi per le campane che, alle cinque e trenta, avevano iniziato a suonare fragorosamente. Il din don ti penetrava negli orecchi e rimbombava sino allo stomaco,  senza mai smettere. Tutti si alzarono, nessuno escluso, la fame era alle stelle e la colazione era di vitale importanza,  tutti inoltre sentivano nostalgia per un vero gabinetto su cui posare gli stanchi glutei.Si ritrovarono quindi nel chiostro, lo sguardo vitreo, quasi febbricitante, tranne Luca Manolo, più pimpante che mai. Si recarono in fila indiana alla cappella dedicata a “La mortificazione del corpo per l'esaltazione dello spirito mediante la sofferenza”. Neanche a dirlo sugli inginocchiatoi vi erano delle sporgenze così come  sulla panca su cui ci si sedeva: sofferenza pura!
Tante suorine erano pronte per la S. Messa, tutte rigide, concentrate, immedesimate nella preghiera. La Madre Superiore aspettava, sulla porta, gli ospiti. Alla vista di Manolo Luca strabuzzò gli occhi, sembrava sul punto di una sincope. Per forza  l'uomo si era “portato avanti” indossando gli abiti di scena: pantacollant arancioni così aderenti che  “i santissimi” non avevi bisogno di immaginarli, li avevi davanti come in una ecografia, maglietta in pura lycra a strisce oblique arancioni e verdi con volant all'altezza del polso e del gomito. Capelli gellati e occhio truccato e “ baffetti da sparviero” dipinti, uno spettacolo! La suora con braccio tremante, molto simile al famoso quadro della cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso terrestre,   gli fece cenno di restare fuori.
Manolo rispose: “Gesù accolse anche le  prostitute nel regno dei cieli, perché non posso entrare in chiesa? Sono solo un maestro di danza con gli abiti da lavoro e le assicuro che non mi prostituisco!” E così proclamando entrò nella cappella, si mise all'ombra di una colonna e s'inginocchiò sugli spuntoni. Vi rimase per tutta la funzione religiosa.
A Luigi a vederlo in quella posizione, sorse una domanda spontanea “ Si potrà poi rialzare e avere una normale deambulazione?”
La funzione durò a lungo, molto a lungo, la scuola di ballo era visibilmente provata ma alla fine... ci fu il premio !
Si recarono insieme alle monache nel refettorio e finalmente la prima colazione!
Si sedettero tutti ai lunghi tavoli, le suore si mischiarono a loro. Il più seguito con gli occhi fu proprio Manolo Luca che esibiva senza esitazione il fluorescente completino.
La colazione fu abbondante, una bella tazzona di latte e pane raffermo a fette ma, la fame era tantissima, tutti la gustarono. Ci furono alcuni che timidamente chiesero un espresso ma vennero zittiti con uno sguardo fulminante della Madre Superiora. “Il caffè era bandito perché bevanda eccitante”, questa la spiegazione ella Madre Superiore. Durante la colazione non poterono proferire parola, solo si udiva la voce perentoria della Reverenda Madre che declamava alcuni passi del Vangelo.
Quando poterono alzarsi e andare nel chiostro, finalmente iniziarono le presentazioni.
C'erano delle suore giovanissime, straniere, che nel nostro Paese avevano scelto di dedicarsi alla preghiera e agli altri.
Chiacchierarono piacevolmente fino a quando tutti gli “alunni della scuola di danza” poterono usufruire del bagno.
Alle dieci il pullman era pronto per portarli a Roma. Salutarono le suore, si sarebbero rivisti la sera, iniziava  il vero gemellaggio con la scuola “la Romanina”. Ripercorsero tre ore di tornanti ma stavolta le aspettative riuscivano a distoglierli  dalla strada e dal montante malessere!
Il pullman si fermò in una strada  stretta e maleodorante,  con sacchi di spazzatura accatastati dinanzi ad una enorme saracinesca.
Manolo che ormai era entrato completamente nei panni del maestro di danza, battendo le mani con enfasi, per attirare l'attenzione dei “ragazzi” disse: “ Vi raccomando siate gioiosi, non lasciatevi  condizionare dalle apparenze, siamo qui per dare  e ricevere esperienze, gioia, voglia di vivere. Dimenticatevi, per il momento, il convento, la notte disastrata, quando torniamo sistemo tutto, ve lo giuro. Ora forza, divertiamoci e divertite!”
A queste parole si aprirono le porte del pullman e i “ballerini” sciamarono fuori.
Manolo si avvicinò al campanello che si intravedeva vicino all'entrata e suonò, immediatamente si alzò la serranda e il portone si aprì. Entrarono in una enorme palestra tappezzata di specchi, luci e sfere stroboscopiche si accesero e finalmente tutti si rilassarono: questa era davvero una bella sala per danzare!
Da una porta laterale si fecero avanti i ballerini della scuola “La Romanina”. Che sorpresa! Gli uomini indossavano pantaloni neri e dolcevita bianco. Le donne gonne fluttuanti nere con camicia bianca! Erano elegantissimi. Luigi e compagni sembravano reduci da un accampamento dopo l'esondazione del Tevere, per non parlare di Manolo che mai come allora si vergognò della mise eccentrica. Pierfrancesco,  il maestro di danza romano, indossava un'impeccabile tuta di raso elasticizzata con risvolti bianchi. Era particolarmente  sexy e seducente,  tutte le donne erano soggiogate dal fascino che emanava. Si presentò con un inchino e ad un suo cenno la musica si diffuse dagli altoparlanti, lui prese fra le braccia Ornella e la fece vorticare al suono di un valzer inglese. Luigi rivolgendosi a Sandro disse “ Peccato che l'alito non è più da cane morto, altrimenti guarda che bella sorpresa avrebbe avuto! Come minimo lo stendeva con un sospiro!” In realtà la gelosia gli rodeva il fegato.
Manolo per tutta risposta  prese tra le braccia la più carina, o almeno così sembrava, tra le allieve della “Romanina” e sculettando fino all'inverosimile iniziò a ballare. Era come se i due maestri si sfidassero , avvenne che la sfida si sparse a tutte e due i gruppi  che iniziarono a ballare, urtandosi, facendo sgambetti, piroette fino alla vertigine! A poco a poco il ritmo assunse un livello talmente elevato che Luigi, vedendo i propri amici paonazzi e sudati, decise di porre fine alla maratona  spegnendo lo stereo.
Certo il “clima” non era dei migliori, altro che gemellaggio, questa sembrava una lotta: “la disfida di Barletta”.
Luigi prese il microfono e disse “ Cari amici, siamo felici di conoscervi, vi presento il nostro grande maestro di ballo “Manoloooo!” E si fece avanti l'esilarante Luca-Manolo.
Il microfono gli venne letteralmente strappato dalle mani da un ottantenne ballerino “Ecco a voi il grande Pierfrancescooo! Il migliore dei danzatori di sala! Vincitore di premi a livello mondiale, ha rappresentato, nei balli da sala,  l'Italia  in Canadà , vincendo l'oro! Un applauso!”
Di rimando Luigi, impossessandosi del microfono “ Il nostro grande maestro non ha rappresentato l'Italia in nessuna gara, ma è sicuramente un amico sincero con cui magari non gareggeremo mai però... è sempre accanto a noi, ci fa sentire bene e gioiosi, vivi! Non ci ha mai fatto sentire inadeguati ma sempre ben accolti e vitali!”
A queste parole l'applauso fu fragoroso da parte degli amici di Luca.
“Non mi sembra questo un bel modo per conoscerci, disse a questo punto Manolo, noi non vogliamo entrare in competizione ma fare amicizia, scambiarci esperienze, anche imparare da voi!”
“Scusateci, rispose Pierfrancesco, è vero non è il modo migliore per stare insieme. Bisogna fare amicizia in nome del ballo, che sia competitivo o meno non ha importanza, è giusto sentirsi bene con la musica!”
E pace fatta! Finalmente i due gruppi si sciolsero e si mischiarono e l'amicizia o almeno la voglia di farla, prese il sopravvento. Decisero subito che quella mattina sarebbero andati a visitare il Colosseo poi, pranzo  in una trattoria tipica di Roma, per una buona “faciolata”, quindi puntatina a Piazza Navona, Trinità dei Monti poi la sala da ballo ed infine  … in convento!
Tutti i villeggianti restarono rapiti dalla magnificenza delle opere di Roma, Luigi purtroppo era distratto da Ornella che palesemente, flirtava con un più che coinvolto  Pierfrancesco.
Il pover' uomo non riusciva a capire se l'interessamento fosse reale o serviva solo ad ingelosirlo. Guardò con occhio critico il “rivale”. Certo non era malaccio a parte il fatto che era anche più giovane di lui, ballava d'incanto, era piacevole  oratore e lui invece cos'era? Un vedovo, forse gradevole, ma con un bagaglio di ricordi ed esperienze che non riusciva ad allontanare, neppure  momentaneamente. Forse Ornella faceva bene a guardarsi altrove!
Adesso avrebbe dovuto prestare più attenzione a Luciana che non aveva occhi che per lui. Con questi pensieri le si avvicinò e prendendola per mano le disse “ Ti piace Roma? Ancora abbiamo visto poco ma le premesse ci sono tutte: è una città da innamorati!”
Luciana lo guardò con occhi luccicanti “Hai ragione  Luigi!” gli diede la mano e gli si abbandonò fiduciosa.
Nel frattempo l'abbondante Cesira si era appiccicata a Sandro come una cozza allo scoglio. L'uomo sembrava rassegnato ma non la allontanava, il suo buon cuore non glielo permetteva.
La giornata fu effettivamente piacevole così come il pranzo. I commensali erano tutti allegri, anche per il vino sorbito, per il momento l'ascia di guerra era stata sotterrata!
Ben presto però, venne riportata alla luce quando tutti si ritrovarono nella sala di ballo.
Gli allievi della Romanina diedero il meglio di sé volteggiando ed effettuando passi difficilissimi, i “poveretti” di Manolo guardavano sbalorditi per tanta energia, si guardarono l'un l'altro e decisero di partecipare, come  sapevano, al ballo! Luigi prese tra le braccia Luciana, Ornella  era con Manolo, Sandro con Cesira, ormai facevano coppia fissa più che altro per stanchezza dell'uomo, e così via tutte le coppie si inserirono a forza nell'esibizione. Ne nacque una bolgia incredibile, vuoi perché la pista era troppo piccola per contenerli tutti, vuoi perché il movimento non era sincro, ad un certo punto Cesira in una piroetta esuberante, fece cadere Sandro che a sua volta trascinò a terra Pierfrancesco e molti altri ,come tanti pezzi di un domino. Non vi furono grandi contusioni ma sicuramente il buon umore era finito.  Manolo decise che era l'ora di tornare in “ convento”.Telefonò all'autista perché venisse a riprenderli, così tra un mugugno e l'altro, salirono sul mezzo e dopo tre ore interminabili di tornanti, giunsero a destinazione. Il freddo pungente li attendeva così come i pagliericci e le celle che sembravano tanto di detenzione!
Cesira lasciò Sandro con un bacio sulla guancia e una birichina strizzatina d'occhio. Luciana strinse più del dovuto il braccio di Luigi mentre Ornella fingeva indifferenza, in realtà avrebbe voluto fare una strage.
La Madre Superiore  sulla soglia seguiva i “traccheggi”, batteva i piedi impaziente e ricordava a voce alta “Siamo in un monastero, le unioni carnali sono vietate. Chi verrà trovato a passare dalla zona maschile a quella femminile e viceversa, verrà punito severamente, non solo dalla mano divina ma anche dalla mia!”
“Chissà cosa voleva dire?” Chiese Luigi a Manolo, ma è meglio non appurarlo!” continuò saggiamente.
 Come la sera precedente  tornarono nelle celle, uomini da una parte, donne dall' altra, chiusura a doppia mandata del chiostro e passo nervosissimo della Madre Superiore quando vide Manolo, sudato, in disordine e con l'assurda camicia aperta sul petto  col pelo vistosamente candido.
Quella notte però Luigi voleva andare da Luciana, costi quel che costi, lo aveva promesso!
Aspettò che il compagno di cella si addormentasse, ci voleva un po’ di tempo su quel pagliericcio, in verità. Accertatosi che dormisse profondamente, si alzò ed uscì dalla cella con le scarpe in mano, per non far rumore.
Arrivò al cancello chiuso a doppia mandata ma, come aveva appurato la sera stessa, c' era un varco nella rete che sovrastava il muretto di recinzione. Iniziò ad arrampicarsi con molte difficoltà, prima infilò una gamba, poi stava per far passare l'altra quando... il calzone sì impigliò in un uncino di ferro che sosteneva la rete e...Luigi rimase imbrigliato. Non c'era verso di muoversi, di disincastrarsi, più si  agitava  e più l'uncino entrava profondamente nel tessuto dei calzoni, tentando anche di penetrare nella carne viva! Il poveretto sembrava un pesce preso all'amo, cercò inutilmente di divincolarsi, senza minimamente riuscirci. Esausto cercò di trovare almeno una posizione appena appena comoda in attesa degli aiuti. Mai notte fu più lunga per Luigi, in attesa di soccorso e di Luciana che intirizzita aspettava l' amato nel frattempo,  nel buio corridoio, rannicchiata in un angolo.
La mattina alle cinque e trenta la Madre Superiore diede l'allarme: un uomo ferito doveva essere liberato dalla rete, una donna era stata rinvenuta semiassiderata a terra, nel corridoio! Urlando chiamò un assonnato Manolo Luca, affermando che non erano desiderati nel convento e al più presto dovevano cercarsi un altro alloggio, era inammissibile quello che era accaduto in un luogo santo!
L'uomo inutilmente pregava di lasciarli stare, di metterli alla prova anche perché, vista la situazione,  non era accaduto nulla. Invano, dopo aver liberato Luigi e riportatolo in cella perché si riprendesse un pò, aver assistito una raffreddatissima Luciana, aver ascoltato la messa vespertina che per colpa loro era iniziata più tardi ma, in compenso, durata più a lungo, aver  mangiato del pane e bevuto un po’ di latte, ebbene....tutti i ballerini presero armi e bagagli e lasciarono definitivamente il convento, con grande gioia della Madre Superiore,  grande mestizia delle suorine.

OSPITI DE “LA ROMANINA”

La comitiva era contenta di poter evitare due volte al giorno quel tragitto così tortuoso, per poi ritrovarsi in una fredda cella, no  non era il massimo ma...adesso cosa fare? Tutti aspettavano soluzioni da Manolo.
“Cari amici, disse, mi dispiace per il disguido ma, se devo essere sincero, non troppo! Mi sono messo in contatto con Pierfrancesco, gli ho prospettato la situazione e lui mi ha dato un suggerimento. Se voi volete, potremmo dormire alla sala da ballo. Di giorno naturalmente andremo in giro, faremo i turisti. Per il pranzo e la cena  ci arrangeremo, in modo da non spendere eccessivamente. Che ne dite?”
“L'idea può anche andare, ma non possiamo dormire a terra!” disse Sandro.
Possiamo sempre comprare dei sacchi a pelo, la sera li srotoliamo, la mattina li arrotoliamo, li mettiamo in un angolo della sala!”
“Non è poi una cattiva proposta.” Disse Cesira.
“Se siete d'accordo facciamoci portare in un centro commerciale, consumiamo una vera colazione, poi compriamo quello di cui abbiamo bisogno!” Concluse Manolo e così fecero.
L'autista li condusse al centro “Roma 2”, non l'avesse mai fatto...le donne impazzirono letteralmente, non erano mai state in un centro commerciale così grande per cui ben presto dimenticarono il vero scopo, comprare i sacchi a pelo. Acquistarono di tutto e di più, come se non bastasse persero Cesira.
La donna infatti si era attardata in un negozio per l'intimo, era persa tra reggiseno e body super sexy. Favoleggiava su di una eventuale mise che potesse mettere definitivamente KO Sandro,  le amiche l'avevano persa di vista e se ne erano andate bighellonando in quel ben di Dio.
Le ore passavano ma di Cesira non vi erano tracce.  Luigi fece leggere un annuncio allo speaker, per cui in tutto il centro commerciale si udì questo messaggio:
“Cesira si è persa. Non è una bambina ma una florida, eufemismo, donna di settant'anni. L'aspettiamo tutti con ansia  al parcheggio numero 6 dove  c'è il nostro autista. Ah Cesira sbrigati!  Ti avvertiamo, te lasciamo qua!”
Si udì una risata generale che rimbalzava da un negozio all'altro.
Cesira in quel preciso momento era in bagno e per la sorpresa  non sapeva se uscire o restare rintanata fino alla chiusura. Per fortuna il buon senso ebbe il sopravvento, si diede una sistematina alla gonna, ai capelli, poi, con indifferenza, si recò all'uscita dove tutti gli altri l'attendevano. Ad un tratto si fermò, aveva dimenticato di acquistare proprio il sacco a pelo!
Fece con nonchalance marcia indietro e si recò nel negozio di articoli sportivi.
“Scusi vorrei un sacco a pelo comodo, caldo, possibilmente matrimoniale!” disse con cipiglio.
“Mi dispiace signora, solo per single!” Rispose un commesso con voce sommessa e un inizio di rossore sulle guance.
“Va bene, lo prendo!”
Così col pacco sottobraccio finalmente tornò dagli amici che, abbastanza nervosi, l'attendevano!
“Alla buon' ora! Dobbiamo ripartire, ci aspettano alla sala da ballo! Ma dov'eri finita? Eravamo preoccupati!” La investì Manolo.
Tutta la truppa  venne ricondotta a Roma, alla sala da ballo “La Romanina”,  Pierfrancesco li attendeva.
Giunti,  scesero dal mezzo e iniziarono le manovre per la scelta della zona notte. Decisero di occupare tutta la zona sud della sala, la più vicina ai bagni, la notte si sa sono molto frequentati! Fecero le prove.
Una trentina di postazioni notturne vennero approntate, fu divertente vedere come Ornella e Luciana cercavano il sacco a pelo di Luigi, per mettervi accanto il proprio!
Fecero anche la prove su come entrarvi e chiudersi dentro. Cesira,  evidentemente  troppo innamorata per essere lucida, entrò faticosamente nel proprio sacco, poi tirò su la cerniera: sembrava una enorme lumaca che si contorceva all'interno di un bozzolo!
Purtroppo vi stava appena, il  sacco era talmente stretto che la povera Cesira stava per soffocare. Come se non bastasse nel tirare su la cerniera vi aveva impigliato il vestito, impossibile riaprirla! La donna era sempre più paonazza, si contorceva tra sincopi e dolori, tutti cercavano di aiutarla mentre Sandro, impaurito, le bagnava il volto con dell'acqua fredda, sussurrandole frasi incoraggianti.
Alla fine il saggio Luigi decise di tagliare il sacco a pelo ma, facile a dirlo, più difficile farlo, la forbice non riusciva a tagliare il triplo tessuto!
Cesira venne trasportata, più che altro la fecero rotolare, visto il peso, in prossimità della porta per farla respirare meglio, si decise  di chiedere un coltello al macellaio vicino, anzi si fece di più, fu lo stesso macellaio che prima affilò la lama poi, come un novello dottor House, operò il taglio.
Tutti intorno alla “vittima”, la tensione era alta, il “carnefice” con attenzione fece un lungo taglio vicino alla cerniera fino a quando la “farfalla” potè uscire dall’ involucro. Fu come assistere ad un parto! Cesira finalmente libera, per la gioia svenne!
A parte questo inconveniente, si decise che la notte poteva essere trascorsa quasi agevolmente. Vennero messi a posto i sacchi a pelo, liberata la pista, iniziarono le danze.
Fu piacevole per tutti, in fondo quello che era accaduto aveva unito le due scuole di danza!
I giorni si susseguirono fra la visita della città, lezioni di danza, bisticci e amori nascenti.
Pierfrancesco e Ornella, Luciana e Luigi, Sandro e...Cesira, il povero Settimio di Roma si era perdutamente innamorato di Fausta ma inutilmente e tante altre simpatie, sicuramente nulla era stato concretizzato, gli anziani vanno con i ...piedi di piombo. Una delusione alla loro età, potrebbe essere fatale!
Durante la notte si notavano sacchi a pelo che si spostavano come se avessero i piedi, si rotolavano lungo la pista fino a raggiungere il sogno proibito. Spesso al buio non mancavano gli errori, uomini scambiati per il gentil sesso e improperi a raffica, risolini smorzati ed anche sospetti mugolii!
Ma giunse il momento della partenza fra baci e abbracci Manolo e i ballerini vennero accompagnati alla stazione, quindici giorni erano volati!
Pierfrancesco con le lacrime agli occhi affermava che sarebbe andato da Ornella e nulla lo avrebbe fermato, così come Settimio  non voleva lasciare la mano di Fausta. Il più felice era Luigi che finalmente sarebbe tornato a casa, all' usuale tran tran e i soliti problemi.
Soprattutto l' uomo sperava di poter fare chiarezza nel proprio cuore, aveva sicuramente sofferto di gelosia nei confronti di Ornella ma, allo stesso tempo, aveva apprezzato come non mai l'affetto di Luciana.




                                                                         RITORNO A CASA

Sul treno era perso nei propri pensieri quando gli si sedette accanto Ornella, gli prese la mano e gli disse guardandolo negli occhi “Io non provo nulla per Pierfrancesco, ero solo lusingata, tu solo sei nel mio cuore, pensaci! Prendi una decisione, decidi con chi vuoi condividere la tua vita!” Così dicendo si alzò e uscì dallo scompartimento.
Luigi la vide uscire e si sentì confuso, lui non sapeva cosa voleva. Nel suo cuore c'era sempre Fede, Ornella gli piaceva ma spesso si chiedeva se fosse riuscito veramente ad amare, totalmente, completamente, senza sentire rimorsi per chi non c'era più.
Il viaggio di ritorno fu piacevole fra scherzi e canti, poi cosa da non poco era bello vedere Sandro accanto all'amabile Cesira, così diversa da tutte le precedenti compagne.
L'amico appariva finalmente se stesso, appagato, sereno, lo si vedeva negli occhi, nei gesti, nel tono della voce, Luigi era sinceramente felice per l'amico ma anche un po’ invidioso, lui non riusciva a prendere alcuna decisione al riguardo.
Luca entrò nello scompartimento e si sedette accanto a Luigi  “Caro amico come stai? Ti vedo pensieroso, a quanto pare il viaggio non ti ha schiarito le idee?”
“No caro Luca, se possibile sono ancora più confuso!”
“Allora credo che tu non ami nessuna delle due. Sii onesto, non coltivare false speranze. Diglielo, dopo starai meglio! Ancora non sei pronto per fare spazio nel tuo cuore!”
Il viaggio ebbe termine senza che Luigi riuscisse a confidare  le proprie perplessità alle due donne, giunto a casa, dopo aver salutato gli amici, lo trovò in ordine, pulitissimo e con una porzione di pasta,  nel forno.
“Cara Maria, ha pensato a me!” si disse Luigi.
Disfò la valigia, mise nel cassetto i regali che aveva acquistato per i figli e fece la doccia.
Proprio mentre era sotto l'acqua corrente, sentì la porta di casa aprirsi e richiudersi, uscì dalla doccia indossò velocemente l'accappatoio e andò nel corridoio convinto che fosse la figlia di ritorno dal lavoro ma....







MIRIAM

Non era possibile una sconosciuta era sulla porta … ma come aveva fatto ad entrare?
“Mi scusi questo è il mio appartamento, lei che ci fa qui dentro?” disse Luigi,
“ Ci abito anch'io!”
Disse la donna irosamente.
“Mi scusi, questo è il secondo piano, interno B”
“ Esattamente!”
“Per favore esca, mi devo rivestire!”
“Mi spiace … scusi, mi ha assunto la signora Maria. Mi chiamo Miriam Lowi, buongiorno, lei deve essere il signor Luigi!”. Così dicendo  se ne andò in cucina richiudendo piano la porta alle spalle.
“Neppure in casa si può stare in pace!” pensò Luigi. Al solito Maria aveva fatto tutto senza comunicargli niente.
Ecco perché la casa era pulita, tutto in ordine, certo gli faceva piacere  ma, sapere che qualcuno era stato in casa sua mentre era assente, un po’ lo infastidiva.
“Più tardi chiamo Maria e gliene dico quattro!
 Una volta per tutte deve lasciarmi in pace, ancora non mi hanno interdetto!”
Comunque Luigi si vestì e chiamò la nuova governante.
Non poteva crederci ... in cucina c'era una bimbetta di circa sette anni che educatamente faceva colazione. Appena vide l'uomo, si alzò e seriosa disse “Buongiorno signor Luigi, sono Anna, la figlia di Miriam. Bentornato a casa. Ha fatto un buon viaggio?”
L'uomo dinanzi a un tale fiume di parole rimase stupito, ci mancava anche una bimba ma, inaspettatamente,  gli spuntò un sorriso sulle labbra.
Avvertì un palpito improvviso nel cuore sopito dal tempo della solitudine …
I ricordi di una casa ricca di voci, risa, allegria. come ondate gli invasero la mente...
“Mi scusi signor Luigi, pensavo che Maria l'avesse avvertita della mia presenza in casa vostra.”  Disse Miriam con gli occhi bassi.
“Parlerò con Maria, signora Miriam , non si preoccupi. Potrei avere un po’ di caffè? Disse Luigi.
Si ritrovarono  così intorno al tavolo ad ascoltare Anna che chiacchierava senza posa di scuola e compagne. Sembrava uno di quegli uccellini pigolanti nel nido che richiamano continuamente l'attenzione della madre.
In fondo l'uomo non era scontento, era solo contrariato per una decisione che lo trovava coinvolto, senza averne avuto sentore.
Terminata la colazione, salutò Miriam e la bambina, uscì e andò in cerca di Maria.
In realtà  voleva restare solo, era difficile prendere una decisione, come avrebbe potuto buttare letteralmente in mezzo ad una strada una bambina con la propria mamma?
Perché Maria aveva permesso che accadesse una cosa del genere? Perché non aveva portato nella propria casa le due donne? Urgeva parlarle.
Così fece, ottenne un incontro con la figlia poco dopo, in un bar del centro.
“Papà sembri ringiovanito, la vacanza ti ha fatto bene!”
“Non girarci intorno, parlami di Miriam e della figlia. Subito!”
Il tono non ammetteva repliche.
“Miriam è una ragazza albanese, si è trovata in difficoltà economiche, non riusciva più a provvedere alle necessità basilari della figlia, ha chiesto aiuto a Luisa, sai, la mia ex compagna di scuola. Venuta a conoscenza che tu cercavi una governante, me l' ha proposta. Cosa dovevo fare, lasciarla in mezzo a una strada? Non me la sono sentita,  ho accettato di aiutarla. E' una persona fidata,te lo assicuro!”
“Perché non l'hai portata a casa tua?”
“Papà sto faticosamente ricostruendo la mia vita con Fabio. Si Fabio! Non meravigliarti, non possiamo gettare via  i nostri venticinque anni di condivisione. Come potevo accoglierle in casa in questo momento?”
“Ma se questa convivenza non mi piace, cosa farò?”
“Tranquillo, consideralo un periodo di prova, la mia amica Luisa, quando tu lo vorrai, cercherà un' altra soluzione”.
Si lasciarono con questo accordo.
Tornò a casa  a mezzogiorno, Miriam stava preparando il pranzo, la bimba era a scuola.
Luigi entrato in casa, venne salutato festosamente...
“Bentornato signor Luigi, il pranzo fra poco sarà pronto!” Un gran sorriso era sul volto di Miriam. L'uomo la guardò e gli si aprì il cuore.
Proprio a pranzo la donna gli raccontò la propria vita.
Innamorata di un coetaneo, quando aveva scoperto di aspettare un bimbo la madre l’aveva cacciata di casa, il compagno non voleva riconoscerne la paternità.
Era scappata con alcuni connazionali, sperando di trovare in Italia un luogo sereno, dove far nascere la bimba.
Accolta in una comunità, aveva partorito Anna. Il prete che  gestiva il centro, le aveva trovato lavoro presso una famiglia, come  aiuto in casa.
Un lavoro pesante ma almeno le permetteva di mantenere la figlia che di giorno,  portava  all’asilo e poi la sera, terminato il lavoro, la riprendeva con sé,  per tornare nella comunità per ragazze madri.
Purtroppo era stata infastidita dal marito della signora presso cui lavorava, accusata di esserne lei la causa, aveva cambiato lavoro. Era stato un peregrinare, un soffrire, un patire anche la fame. La signora Luisa le aveva dato una mano, ora si sentiva serena in questa casa che aveva accolto anche la bimba.
Luigi si commosse al racconto, lui che ne sapeva della vita di strada, della sofferenza generata dall’emarginazione!
Quella giovane donna, sicuramente aveva sofferto tanto ma riusciva, nonostante tutto, a trasmettere gioia a chi le stava accanto. Forse Maria non aveva sbagliato a darle un aiuto …
I giorni trascorrevano sereni, Luigi aveva di nuovo una famiglia,  una donna che lo accudiva amorevolmente, come si può fare con un padre. Non vi era amore carnale o passione, solo  affetto, rispetto, condivisione, sentimenti puri, nient' altro e a coronare il tutto vi era Anna, la bambina che in Luigi aveva finalmente ritrovato un punto fermo nella propria vita, una figura di riferimento maschile.  Lo considerava il nonno che aveva sempre invidiato alle compagne di scuola.
Luigi aveva finalmente trovato la sua metà del cielo, una metà  pura dove i sentimenti  coinvolgono il cuore ma non i sensi, la ragione e non la passione..
E' vero l'amore non ha età ma....ha diverse tonalità, il rosso della passione degli anni “ruggenti”,  il giallo della gelosia, il verde della speranza, il rosa tenue dell'età matura.
 Luigi l'aveva trovato, ne era sicuro!


 Era tornato il Natale, questa volta gli inviti li avrebbe fatti Luigi. Non avrebbe dovuto più fingere serenità, adesso la possedeva, o essere ospite di volta in volta in casa dei figli!
Gli altri sarebbero stati suoi ospiti: Carlo accanto ad Andrea, Seba e la propria meravigliosa famiglia, Maria  “in prova” con Fabio, ora molto più ridimensionato, Sandro e Cesira, finalmente la donna aveva coronato  il desiderio di averlo tutto per sé, Pierfrancesco e....Ornella, si, si erano ritrovati, Manolo-Luca con...Luciana, chi l’avrebbe mai detto, (a proposito la donna non lavorava più nella trattoria ma aiutava il proprio uomo nella conduzione della scuola di ballo), Settimio e Fausta  stavano insieme da alcuni mesi, don Giuseppe da...solo, il barbiere Franco e la moglie, chi mancava? NO, NO, la Madre Superiore NOOOOOOOOH!
 Le suorine magari le avrebbe invitate ma, il ricordo del cancello in ferro, se lo sentiva ancora nella coscia!!!
L'amore ha molte sfumature, basta trovare quella giusta che ti faccia star bene!”
Parola di Luigi.


                    






                   
Sinossi
Luigi è vedovo e la vita non gli arride più. Il pensiero va sempre all’amata consorte scomparsa.
I figli sono preoccupati e cercano di “aiutarlo” a colmare la solitudine, proponendo di volta in volta soluzioni disparate e non sempre  vincenti.
L’ uomo ha accanto degli amici sinceri: Luca, ex bancario, ora in pensione, che tre volte alla settimana diventa l’esilarante Manolo, maestro di ballo dall’ improponibile mise. Sandro alla ricerca costante di una donna e con fiducia si impelaga in situazioni affettive improbabili.
Ornella  e Luciana che si contendono il cuore di Luigi.
La storia si dipana piacevolmente tra gag e sentimenti, coinvolgendo  anche i figli del protagonista. Luigi  riuscirà , nel corso della storia, ad abbattere barriere mentali  per lui impensabili.
 La vita è sicuramente una continua scoperta in cui l’amore riveste un ruolo fondamentale, pur nelle diverse sfumature.
“L’amore non ha età” sottotitolo Una donna per papà” è un romanzo che, oltre a far sorridere, fa riflettere sul significato profondo dei sentimenti, della tolleranza e del rispetto.



















L’autrice

Isgrò Nuccia

Nata R. Calabria il 13/08/1956, residente a Milazzo, prov Messina.
Laureata in Pedagogia, presso l’Università di Messina, insegna nelle scuole pubbliche dal 1981. Attualmente presiede la cattedra di Filosofia e Scienze Umane presso il Liceo delle Scienze Umane di Castroreale, in provincia di Messina.
Da sempre accanita lettrice, ha maturato negli ultimi anni la passione per la scrittura che l’ha vista partecipare a numerosi concorsi letterari, ottenendo discreti successi e pubblicazioni su antologie tematiche.
Ha pubblicato:
“Cercasi uomo…libero possibilmente” Festina Lente Edizione, finalista Letteratura Umoristica Umberto Domina 2012
“Trovato uomo …libero possibilmente” Festina Lente Edizioni 2015
“Auster” Aletti 2015
“Giallo siciliano” Infilaindiana ed. 2015



















I fatti, i personaggi, i luoghi sono assolutamente frutto della fantasia dell’autrice.






“L’ amore ha diverse sfaccettature,
   l’importante  è … amare!
   Sempre!”

                           L’autrice