venerdì 16 giugno 2017

La baia delle sirene



LA BAIA DELLE SIRENE
A Milazzo c'è un luogo incantato, una baia dove si narra Ulisse approdò e incontrò Polifemo. Sulla spiaggia ti senti un re, ti stendi, chiudi gli occhi e ascolti il mare. Le onde ti sussurrano di avventure tra mille flutti, di battaglie romane e, più indietro nel tempo, di navi greche che le solcavano.
Di notte, nella baia, il cielo lo tocchi con un dito, le stelle sono migliaia di lampadine accese solo per te e la luna occhieggia ruffiana appesa nell’infinito. In estate, quando il mare è tranquillo, l’acqua è talmente trasparente che puoi contare i sassi del fondale. Questo luogo è bello anche quando il mare è in tempesta, le onde s’infrangono tra gli scogli e sembrano cantare un inno alla natura sana e incontaminata. Le onde assomigliano a mani predatrici che artigliano la spiaggia, come a volersene impossessare, raspano e nella risacca ingoiano sabbia e pietre per poi restituirle perché anche loro sanno che questo luogo è di tutti. Le mamme preferiscono questa insenatura perché è la più agevole per raggiungere il mare, in estate le vedi arrancare con secchielli, ombrelloni, giochi e bimbi. Su questa spiaggia quanti amori sono nati, forse per la bellezza del luogo, forse perché particolarmente romantica, non so, di sicuro facilita i sentimenti non solo nascenti ma anche quelli più maturi. Anche negli anni passati la spiaggia della “Baia delle Sirene” era conosciuta da tutti, non solo dai residenti ma anche dai villeggianti. I bimbi del vicino orfanotrofio non vedevano l’ora che giungesse l’estate perché le vacanze al mare erano una certezza. Li vedevi arrivare a frotte con il cappellino azzurro per i maschietti e rosa per le femminucce. Erano sempre accompagnati da due suorine che li amavano e curavano con i pochi mezzi a loro disposizione. Eppure, tanti anni fa, ci fu qualcuno che voleva solo per sé la spiaggia delle Sirene.
 Il Barone Tallone
Non molto lontano dalla Baia viveva un ricco signore, il Barone Tallone. Lui non amava nulla, tutto lo infastidiva: il caldo, il sole, il mare, la gente e soprattutto i bambini!
Quando arrivava l’estate chiudeva le imposte di porte e finestre, non voleva sentire il caldo estivo, odiava la “caciara” sulla spiaggia. Stava nella penombra a rimuginare su come poteva impossessarsi di quel luogo pubblico, dove la gente s’incontrava e trascorreva momenti sereni.
Usciva solo di notte, accompagnato dal suo fedele cane, un grosso mastino napoletano che, non avrebbe fatto male neppure a una mosca ma, per compiacere il proprio padrone, digrignava i denti davanti agli estranei.
Quando le strade erano deserte, lui si avviava alla Baia e, misurando a grandi passi la spiaggia, pensava e ripensava e come appropriarsene definitivamente.
Immaginava di costruire alte mura invalicabili, fornite di un cancello di cui solo lui aveva le chiavi!
L’aiuto delle Sirene
Era la vigilia di Pasqua e come tutti gli anni molta gente sarebbe andata, per la gita fuoriporta, alla Baia delle Sirene. Il Barone Tallone aveva deciso di agire per tempo. Aveva comprato una enorme quantità di barattoli di pece da spargere sulla spiaggia. Lo avrebbe fatto alla luce della luna. Quella fatidica notte solo la luna illuminava la strada e la spiaggia, il Barone Tallone con il suo cane, trascinava un precario carretto colmo di bidoni sospetti!
Giunto faticosamente alla spiaggia, aprì i contenitori e iniziò, sudando e imprecando, a spargere quel liquido oleoso e nauseabondo. Passarono molte ore, già la luna stava svanendo nel cielo quando ebbe terminato quello sporco lavoro, raccattò i bidoni vuoti e ritornò stanco, ma soddisfatto, a casa.
“Domani vedranno che sorpresa li aspetta!” Gioiva fra sé e sé.
Povero illuso, lui non sapeva che la spiaggia era protetta dalle Sirene, si proprio le Sirene! Di giorno non si potevano vedere, avevano paura degli umani, stavano nascoste su di uno scoglio poco lontano ma, avevano occhi e orecchi, vedevano e ascoltavano tutto.
Conoscevano benissimo il Barone Tallone e il suo fedele cane, quando la notte s’incamminava lungo l’arenile avvertivano la sua rabbia.
Quindi, appena l’uomo si allontanò, si gettarono in acqua raggiunsero la spiaggia e con delle alghe portentose, che solo loro conoscevano, la ripulirono.
L’indomani era una bellissima giornata e molta gente si riversò alla “Baia delle Sirene” per trascorrerla al sole e in allegria.
Invano il Barone Tallone aspettò urla e disapprovazione, purtroppo per lui, gli giunsero gli echi di gente felice!
“Ma cosa è accaduto? Dov’è finita la pece?” Si chiedeva. Decise di uscire da casa per rendersi conto della situazione. Tutto era come prima anzi, migliore. La spiaggia era pulitissima! Imprecando rientrò nella propria dimora. Pensa e ripensa gli balenò un’altra idea….
Dopo qualche giorno comprò innumerevoli bottiglie di vetro, con una scusa se le fece rompere in tanti pezzetti. Al commesso sbalordito disse che voleva farsi costruire un muro simile al cristallo, per il proprio giardino. Un intero camion era stato caricato e se lo fece recapitare a destinazione.                                
Giunta la notte, lo guidò lui stesso fino alla Baia dove riuscì a spargere tutti i vetri sulla spiaggia. Giunto a casa, si addormentò soddisfatto.
Per fortuna le Sirene erano all’erta. Erano state avvisate da un gabbiano reale che nidificava nella zona. Il danno era davvero enorme, potevano ferirsi anche loro. Fecero una riunione, decisero di chiedere aiuto a Re Nettuno, dio del mare. S’inabissò nelle profondità delle acque  Alghina, la più giovane delle figlie di Nettuno, che raccontò al padre l’accaduto. Nettuno scatenò un’onda altissima che pulì tutta la spiaggia, il vetro fu risucchiato dalla risacca e andò sul fondo, dove erano in attesa i “pesci spazzini” i quali, con la loro forte dentatura, sminuzzarono tutto il vetro, rendendolo  inoffensivo. Poi con la forza delle code e delle pinne lastricarono le vie del fondale marino. Era stato proprio un bel lavoro!
L’indomani il Barone Tallone tutto allegro e pimpante affrontò il sole, pur di vedere la spiaggia.
Delusione! Mai stata più bella, addirittura vi era un scintillio strano che proveniva dal mare, come se mille specchi si riflettessero.
“Adesso basta!- urlò- agirò per vie legali”.
L’avvocato Depredonis
Si recò da un famoso avvocato, tale Depredonis, conosciuto per l’ astuzia poichè riusciva a trovare a cavilli a proprio favore, anche dove non esistevano.
“Voglio la Baia delle Sirene, costi quel che costi!” esordì il Barone Tallone.
“Mi dia tempo e denaro e sarà accontentato!” rispose lo scaltro Depredonis.
E così fu. L’avvocato riuscì a trovare, negli archivi del Comune, una legge vecchissima ma ancora fruibile, per cui il proprio assistito, pagando una determinata tassa, poteva impossessarsi della spiaggia.
Il passo successivo fu la costruzione dell’alto muro. Sbrigate tutte le formalità legali, l’opera ebbe inizio.
Un triste giorno arrivarono alla spiaggia camion e operai. Iniziarono a scavare le fondamenta e a gettare cemento. Le Sirene che sconcertate seguivano da lontano quell’orrendo lavoro, decisero una strategia: durante il giorno gli operai potevano costruire ma, durante la notte, loro avrebbero demolito. E così fu, nonostante gli operai lavorassero a pieno ritmo, nulla restava in piedi. I muratori decisero turni di sorveglianza notturni ma, al calare delle tenebre, le guardie invariabilmente si addormentavano: le Sirene iniziavano a cantare melodie, utilizzando vocalità ad ultrasuoni e… magia il sonno era immediato. Il Barone Tallone era furioso, l’estate si avvicinava e nulla era stato eretto. Prese una decisione: quella notte il turno sulla spiaggia lo avrebbe fatto lui!
Il Barone Tallone fa la guardia
E venne la notte. Il Barone sembrava un novello Rambo, fucile in spalla, munizioni nella cartucciera, il cane accanto e una “bidonata” di caffè per stare sveglio.
Anche le Sirene erano pronte! Le creature del mare iniziarono a cantare la melodia ma….il Barone restava sveglio. Il furbastro conosceva la storia di “Ulisse e le Sirene” e nell’eventualità che esistessero, aveva posto dei tappi di gomma nelle orecchie!                                                                                                                                                    
Bisognava agire diversamente. La decisione la prese Alghina. Si tuffò in acqua e il più silenziosamente possibile si avvicinò al Barone Tallone: il cane iniziò ad abbaiare furiosamente ma, ad un suo cenno, si accucciò tranquillo. L’uomo vedendola, cercò di sparare ma, la paura era davvero tanta, per cui cadde supino sulla spiaggia.
Alghina afferrò il fucile e lo lanciò nel mare, dove fu afferrato dalle sue compagne che, tutte insieme, uscirono dall’acqua. Lo spettacolo era terrificante. Tutte le Sirene avevano attorniato il Barone Tallone e sempre di più gli si stringevano attorno, avevano assunto l’ assetto di guerra: i capelli sembravano serpenti marini e le code battevano ritmicamente la spiaggia.
Tenevano le braccia in alto, pronte a ghermirlo, le bocche spalancate … il Barone Tallone non riusciva nemmeno a urlare, era come imbalsamato. L’unica cosa che emetteva erano suoni inarticolati. A fatica riuscì ad alzarsi, indietreggiando scappò a gambe levate seguito dal cane.
Rimaste sole, le Sirene si sedettero sulla spiaggia “Che dite lo abbiamo spaventato abbastanza?” chiese Alghina. “Speriamo” risposero all’unisono.
A quanto pare lo spavento era stato forte. L’indomani dalla spiaggia andarono via i camion e gli operai, prima però ripulirono e colmarono gli scavi. Venne anche affisso un cartello con un documento in cui il Barone Tallone rinunciava alla proprietà, la baia era nuovamente un bene comune. Quella stessa notte le Sirene e il popolo marino festeggiarono  lo scampato pericolo. Anche quell’anno gli orfanelli avrebbero potuto giocare fra le onde con gli altri bambini, le mamme rilassarsi, gli innamorati amarsi.
 Il Barone Tallone? Non si riprese più, a tutti voleva raccontare di aver visto le Sirene ma… nessuno gli credeva!


FINE